“il-pompiere-paura-non-ne-ha”-|-culturaidentita

“Il pompiere paura non ne ha” | CulturaIdentità

mobile.twitter.com/vigilidelfuoco

Nel numero di CulturaIdentità di novembre dedicato alla Giornata delle Forze Armate e della Festa di Unità Nazionale non potevano mancare i Vigili del Fuoco, coloro che, a fianco di altri Corpi dello Stato, si avvicinano al pericolo spingendosi a sacrificare tutto – talvolta la vita – per salvaguardare le persone, gli animali e i beni di immenso valore artistico, architettonico e culturale.

Percorreremo velocemente la strada che hanno attraversato i gloriosi “pompieri” nel tempo, fino ad arrivare al nome Vigili del Fuoco, ideato da d’Annunzio nel 1935.

La prima organizzazione  di un servizio antincendio risale all’antica Roma. Le Cohortes Vigilum, composte da guardie del fuoco e anche di polizia, erano sette, di mille uomini ciascuna, ed furono distribuite in funzione della situazione urbanistica della città. Al Praefectus Vigilum e, quindi, ai suoi ufficiali fu data l’autorità di punire direttamente o di deferire alla competente autorità del Prefetto dell’Urbe coloro che, comunque, per incuria o negligenza provocavano incendi.

Dopo la parentesi medievale nella quale si affrontava l’incendio a titolo volontario con uomini e mezzi occasionalmente reperiti, l’aumento dei rischi legati al progresso costrinsero ad organizzare un servizio antincendio per i comuni con le “guardie del fuoco”. Si deve arrivare al diciannovesimo secolo per ritrovare un’organizzazione strutturata. Il 28 febbraio del 1806, Giuseppe Bonaparte in nome dell’Imperatore Napoleone I, promulgava, esteso anche ai territori italiani, un editto nel quale venivano stabilite le misure per prevenire e arrestare gli incendi, e venne creato un Corpo di Pompieri.

Dopo l’esperienza preunitaria di Giuseppe Bonaparte, un passo avanti fu registrato prima della Grande guerra, nei due tragici eventi sismici a Messina e Reggio Calabria del 1905 e 1908 avevano messo in ginocchio l’intera parte meridionale della penisola. In quella occasione fu’ dimostrata l’importanza fondamentale della esistenza di una struttura di soccorso nazionale, da cui nacque il soccorso tecnico urgente all’interno dell’arma del Genio Civile nelle prima guerra mondiale.

In conseguenza di ciò, una prima bozza di legge per l’organizzazione centralizzata dei servizi di soccorso tecnico italiani fu presentata nel 1913 al presidente del Consiglio di allora, Giovanni Giolitti, da parte della Federazione tecnica italiana dei corpi pompieri. Strutturata su quindici articoli, essa rendeva obbligatoria la spesa per il servizio pompieristico per tutti i Comuni del Regno, intesi in maniera isolata o riuniti in consorzio. I Comuni con più di trentamila abitanti avrebbero dovuto organizzare con mezzi propri e in maniera permanente i corpi in questione, mentre i centri più piccoli avrebbero dovuto provvedere con personale in ferma temporanea ma addestrato in maniera adeguata.

Le Sezioni pompieri del Genio svolsero un servizio molto intenso per tutto il triennio 1915-1918, che – come risulta dai documenti – non fu limitato al solo spegnimento degli incendi (nei baraccamenti e altrove), ma comprese tutta una serie di attività fondamentali di supporto alle Forze armate, da quelle impiegate direttamente nello scontro sul confine terrestre di nord-est e in mare Adriatico e in Mediterraneo con l’Austria-Ungheria alla protezione sostanziale dei rifornimenti nell’interno del Paese, lungo tutte le coste tirreniche.

Negli anni ’30 fu la volta di Alberto Giombini, un Ardito della Grande Guerra, che raccolse l’importante eredità prima augustea poi bonapartesca per un’opera riformatrice che delineò l’organizzazione dei pompieri in modo molto simile a quella che conosciamo oggi. Lo schema della loro organizzazione risale all’attività svolta da reparti di pompieri-zappatori del Genio del Regio Esercito nella Grande Guerra. I compiti e l’organizzazione sarebbero stati posti alla base del Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Infatti, i pompieri-zappatori avevano la responsabilità di tutelare le strutture e gli impianti militari in prossimità del fronte e nelle retrovie, assicurando il soccorso tecnico urgente. 

Nel 1935 fu quindi istituito e posto alla diretta dipendenza del Ministro dell’Interno, e non sotto le dipendenze di un Dipartimento del Ministero dell’Interno come è attualmente, il Corpo pompieri, con regio decreto legge del 10 ottobre 1935 e il termine “pompieri” derivato dai francesi ancora era in uso. Nel 1938, con regio decreto legge 1021 del 21 giugno viene abbandonata la parola “pompieri” e si passa a “Vigili del Fuoco”. L’idea fu di Gabriele d’Annunzio, il Vate, che si ispirò ai così detti “Vigiles” dell’Antica Roma.

Per finire, il 27 febbraio del 1939, con il Regio Decreto Legge n. 3333, nasce ufficialmente il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. La prima sede della neonata direzione generale fu istituita a Roma in Via Bertoloni n. 27 e doveva coordinare i 94 corpi provinciali numerati in ordine alfabetico e muniti di un proprio motto in latino.

Con il loro spirito di sacrificio e la loro abnegazione in tante occasioni hanno conquistato la simpatia e la gratitudine dei cittadini che l’hanno riconosciuta, anche nel 2022 (rapporto Istituto di studi Politici Economici e Sociali 2022)  come istituzione di garanzia più amata.

Nonostante ciò, il Corpo nazionale, con meno di 30.000 unità, ha un organico operativo sempre inferiore alle dotazioni previste. Ciò comporta che si debbano spostare da regione a regione, inseguendo le tante emergenze del Paese. Più volte si è ipotizzato, nel mal concepito spirito della Riforma del Titolo V, di “regionalizzare” l’operatività di questo presidio essenziale per la sicurezza degli italiani: tentativi fortunatamente falliti che, ad esempio, avrebbero limitato nei continui disastri che colpiscono il Paese, la straordinaria capacità di intervento che garantisce l’immediata possibilità di intervento dei Vigili di Fuoco delle regioni italiane, a poche ore dall’evento con i loro moduli operativi sul luogo del disastro. 

Va riconosciuta una volta per tutte, a questa particolare forza umana, la straordinaria professionalità dimostrata sul campo, la loro centralità nelle operazioni di soccorso e la capacità di donne e uomini pronti a sacrificare la propria vita per la salvaguardia dei cittadini, degli animali e della tutela dei beni storico-artistici e culturali del proprio Paese.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *