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Verso la Luna anche il satellite italiano Argomoon. Parla Avino (Argotec)

Su Artemis 1 sta volando anche il microsat dell’Asi, Argomoon, realizzato dall’azienda torinese Argotec. Si tratta dell’unico satellite europeo ad andare in orbita lunare, pronto a riprendere dall’esterno le tecnologie che voleranno sul Sls. Ne abbiamo parlato con David Avino, fondatore di Argotec

A bordo di Artemis 1, direzione Luna (qui tutte le informazioni sul lancio), sta volando anche il microsat dell’Agenzia spaziale italiana (Asi), Argomoon, realizzato dall’azienda torinese Argotec, l’unico satellite europeo a partire con la missione. L’obiettivo di Argomoon, un microsat 6U con una massa di appena 15 chilogrammi e la dimensione di una valigetta 24 ore (20x30x10 centimetri), sarà quello di fornire immagini a conferma della corretta esecuzione delle operazioni del vettore americano Space launch system (Sls) che sta portando in orbita cislunare la capsula Orion. Lo Sls non sarà in grado di comunicare con la Terra al momento del rilascio dei vari microsat presenti a bordo, per questo entrerà in gioco Argomoon. Il piccolo satellite italiano agirà in autonomia, sperimentando così tecniche di controllo di grande utilità anche per il futuro e per diverse applicazioni. Ne abbiamo parlato con il fondatore e managing director di Argotec, David Avino.

A bordo della missione Artemis I c’è tanta Italia, tra cui il satellite Argomoon. Vuole parlarci del progetto?

Come Argotec siamo stati selezionati per questa missione attraverso l’Asi, l’Agenzia spaziale europea (Esa) e poi la Nasa per sviluppare questo satellite di piccole dimensioni. Argomoon è interamente ideato, progettato, costruito e testato in Italia nei nostri laboratori e dai nostri ingegneri. Per poi essere integrato un anno fa negli Stati Uniti all’interno del secondo stadio del lanciatore Sls sulla parte alta, quasi sull’upper stage, dove vi sono in totale dieci satelliti di piccole dimensioni. Di questi, Argomoon è l’unico europeo, mentre gli altri sono statunitensi (sette) e giapponesi (due). Argomoon non sarà il primo satellite italiano a orbitare intorno alla Luna, dal momento che il nostro Paese ha già partecipato ad altre missioni in passato, ma sarà il primo interamente costruito in Italia, Paese molto all’avanguardia per nelle tecnologie spaziali.

Quanto tempo ha richiesto la sua realizzazione?

Si tratta di un progetto che abbiamo portato avanti per circa due anni e mezzo. Sono stati ben 25 gli ingegneri che ci hanno lavorato a tempo pieno. Tempo fa eravamo già pronti per consegnarlo alla Nasa, ma è normale che i lavori per ultimare il più grande e potente lanciatore mai costruito, il Sls, abbiano comportato dei piccoli ritardi. È stato un processo molto lungo ma ci ha permesso di acquisire la capacità di costruire satelliti di piccole dimensioni che possano funzionare nello spazio profondo. Allontanarsi dalla Terra, infatti, significa costruire una macchina molto robusta che possa resistere alle difficoltà di sopravvivere nello spazio. Allo stesso tempo, abbiamo acquisito una capacità tecnologica che possiamo rivendere non solo nello spazio profondo, per una questione tecnologica e scientifica, ma anche portare più vicino alla Terra. Questi satelliti di piccole dimensioni permetteranno infatti di costruire reti o costellazioni di satelliti per condurre osservazioni della Terra avanzate o per migliorare le comunicazioni in alcune aree rurali.

Dopo quanto tempo arriveranno a Terra i dati e le immagini raccolte da Argomoon, e cosa racconteranno?

Avremo una prima finestra di comunicazione di circa un paio d’ore a quattro ore dal lancio. I dati ci comunicheranno molto, innanzitutto lo stato di salute del satellite, e successivamente arriveranno le immagini catturate direttamente nello spazio. Vi è poi tutta una procedura di decrittazione dei dati, dal momento che possono essere delle immagini sensibili dal punto di vista industriale. Dunque dovranno essere prima decrittate e poi validate per la pubblicazione che verrà fatta poi dalla Nasa, anche attraverso l’Asi.

I nano e microsatelliti rappresentano una nuova frontiera dell’esplorazione spaziale. L’Italia è pronta a puntare su questo settore?

L’Italia è assolutamente pronta, anche grazie al lavoro svolto dall’Asi, e sta investendo molto in questo tipo di tecnologie. Il motivo è semplice, nel momento in cui si realizzano satelliti molto grandi il rischio è su un solo satellite, mentre facendone di più e più piccoli si può diversificare più facilmente il rischio su un maggior numero di satelliti che verranno lanciati in orbita.

Quali sono i prossimi passi della collaborazione di Argotec con il programma Artemis e in generale con le iniziative spaziali internazionali?

Sicuramente stiamo lavorando molto sulle telecomunicazioni e sullo sviluppo di altre tecnologie che supporteranno poi i comfort degli astronauti e delle persone che andranno in generale lontano dalla Terra nello spazio. Già da tempo infatti abbiamo vinto un contratto dell’Esa per lavorare a una costellazione di satelliti nell’orbita di Marte per le telecomunicazioni sul pianeta. Un altro nostro progetto è invece Andromeda, che mira a creare delle costellazioni satellitari intorno alla Luna. Sappiamo benissimo che essa sarà oggetto nei prossimi anni, non solo della creazione di una comunità e una colonia lunare, ma anche terreno di sviluppo di telecomunicazioni. Le persone presenti sulla Luna, così come i rover e i lander, avranno bisogno di comunicare e per farlo servirà una costellazione di satelliti a cui stiamo lavorando da tempo. Inoltre proseguiremo su tutta una serie di altre attività scientifiche, abbiamo altri progetti e satelliti di cui ci siamo da poco aggiudicati la realizzazione e che lanceremo nel giro dei prossimi due o tre anni.

Vuole parlarci della nuova campagna di assunzioni che avete lanciato nel mese di agosto?

Argotec si sta espandendo e lo stiamo facendo in modo significativo. Abbiamo infatti lanciato una campagna di assunzioni per circa cento persone. Al momento siamo circa 90 persone all’interno di Argotec. Si tratta di un’espansione che non avviene solo sul sito di Torino ma anche presso la nostra sede statunitense in Maryland. Si tratta di un’iniziativa importante, e lo confermano i già più di 850 curriculum ricevuti fino ad ora, provenienti anche dall’estero. Inoltre, entro un anno e mezzo cambieremo sede, spostandoci in una più di tre volte più grande, sempre a Torino, dove poter arrivare a fare anche una produzione quasi in serie delle tecnologie che sviluppiamo”.

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