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Vaiolo delle scimmie. Chi (e perché) ha dichiarato lo stato di emergenza

Aumenta la preoccupazione globale per l’andamento del virus del vaiolo delle scimmie. Dopo l’emergenza sanitaria per il Covid-19, le autorità di diversi Paesi sono impegnati nel contenimento di questa malattia, finora endemica soltanto in Africa.

Negli Stati Uniti, lo stato della California ha dichiarato lo stato di emergenza in seguito all’incremento dei casi di contagio. Gavin Newsom, governatore californiano, ha spiegato che la proclamazione dello stato di emergenza faciliterà la gestione delle vaccinazioni e del tracciamento dei nuovi casi, rafforzando il coordinamento tra il Dipartimento della Salute e le agenzie coinvolte nella gestione del virus. In California ci sono 700 casi.

“Le autorità statali stanno lavorando per rallentare la diffusione del virus – ha dichiarato Newsom attraverso un comunicato ufficiale-, rafforzando la capacità di screening e di tracciamento dei contagi attraverso la struttura già utilizzata durante la pandemia di Covid-19: continueremo a coordinarci con il governo federale per quanto riguarda le forniture di vaccini e l’organizzazione di campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini”.

Anche lo stato di New York è in stato d’emergenza sanitaria per il vaiolo delle scimmie, secondo l’emittente Cnn. Eric Adams, sindaco della città, ha comunicato che circa 150.000 persone sono a rischio contagio, dopo 1.345 infettati. Le autorità di New York hanno anche inviato una lettera all’Organizzazione Mondiale della Sanità per chiede di cambiare nome alla malattia ed evitare stigmatizzazioni e discriminazione contro chi la contrae.

Segue la misura lo stato dell’Illinois, che cerca di fare fronte al virus dichiarando lo stato di emergenza. Jay Robert Pritzker, governatore dello Stato, ha spiegato che “la proclamazione dello stato di emergenza contribuirà a rafforzare la risorse e a coordinare al meglio le attività delle varie agenzie statali per contenere la diffusione del virus […] Saranno garantite tutte le risorse necessarie per tutelare la sicurezza e l’accesso ai servizi sanitari”. In Illinois sono stati registrati 520 casi.

Purtroppo, è cominciato anche il bilancio dei morti. In Perù un uomo di 45 anni è morto dopo avere contratto il virus del vaiolo delle scimmie. È il primo decesso nel Paese sudamericano, dove finora sono stati registrati 300 casi della malattia, ma la salute dell’uomo si era indebolita dopo aver abbandonato il trattamento contro l’Hiv. È la quinta persona al mondo che muore e ha un legame con il vaiolo delle scimmie, dopo i due morti in Spagna, uno in Brasile e uno in India.

E in Italia? Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano, ha dichiarato a Dire che il vaiolo delle scimmie è un virus che nelle sue variazioni ha ridotto un po’ la sua sintomatologia. L’esperto ricorda che in Africa i casi si riferivano a persone devastate da vescicole al volto, al torace e al palmo delle mani, mentre ora molte forme si riferiscono a qualche vescicola al pube.

“Quello che ci fa paura – aggiunge – è che ci possa essere un contagio su alcuni roditori e che diventi endemico, perché in Africa si trasmette attraverso i morsi dei topi. Qui da noi la via principale è invece legata alle vescicole che si rompono durante un atto sessuale. È un po’ come il Covid, e anche se ha una minore capacità di diffusione lo si prende stando vicino ad una persona infetta. Questo può accadere anche attraverso i droplets, anche se è necessaria una vicinanza notevole. Può essere trasmesso anche con il liquido seminale ma il contagio avviene soprattutto attraverso lo sfregamento delle vescicole piene di virus”.

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