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Uomo fatto a pezzi in Veneto, confessa la moglie albanese




Roma, 29 ago – A fine luglio, il caso del ritrovamento di resti umani nel canale veneto Adigetto, aveva destato grande sconcerto e preoccupazione in tutta la regione. Ripescati da prima gli arti, per poi passare al tronco e alla testa, il corpo martoriato di un uomo fatto a pezzi avevano aperto subito svariate ipotesi sfociate addirittura nell’ombra di un nuovo serial killer in zona. Questa tesi sorse naturale dopo un altro ritrovamento, a primavera lungo le sponde del fiume Po, di una donna decapitata. Una volta identificato il cadavere smembrato, gli inquirenti occuparono l’intero mese di agosto ad interrogare parenti, amici e chiunque potesse avere contatti con il pensionato albanese. La casa venne perquisita dal Ris di Parma nella ricerca di indizi utili alla soluzione del giallo. Oggi, dopo lunghi interrogatori, Nadire Kurti, la moglie albanese del pensionato di 72 anni trovato a morto fatto a pezzi, è crollata sotto i riflettori degli investigatori. Sabato mattina la donna sessantottenne residente a Badia Polesine, in provincia di Rovigo, è stata arrestata e condotta in una struttura sanitaria.

Un macabro caso di ominicidio

Finalmente la donna ha confessato di essere la colpevole dell’omicidio del marito, facendolo a pezzi nel bagno di casa con un’accetta. Ora Nadire Kurti è accusata di omicidio aggravato e distruzione e soppressione di cadavere. Attualmente la moglie albanese è piantonata dagli agenti nel Reparto di Psichiatria dell’ospedale di Rovigo. Il corpo di Shefki Kurti era stato recuperato a pezzi nelle acque del canale veneto Adigetto nella zona di Villanova del Ghebbo, in Polesine. La donna non è in carcere, perché ricoverata già dallo scorso 12 agosto al nosocomio rodigino. Stando a quanto ricostruito dai carabinieri del Comando provinciale di Rovigo, il macabro assassinio sarebbe scaturito dal timore di Nadire Kurti di essere lasciata dalla marito. La notte tra il 21 e il 22 luglio scorso, la donna avrebbe colpito Shefki Kurti con un’ascia mentre dormiva in camera da letto. Successivamente, la moglie avrebbe trascinato il corpo in bagno, facendolo a pezzi con l’ascia stessa e tre coltelli, ritrovati una settimana fa nel canale Adigetto. Nadire avrebbe dunque messo i resti del marito in alcuni sacchetti della spazzatura gettandoli nel canale veneto. La donna ha confessato nel corso di un interrogatorio davanti al pm Maria Giulia Rizzo, lo scorso 18 agosto, in ospedale. Alcune telefonate erano sono inoltre state intercettate tra la 68enne ed i due figli, va detto, totalmente estranei all’accaduto.

Non voleva essere lasciata dal marito

Nato a Durazzo, in Albania, Shefki Kurti viveva a Badia Polesine, in provincia di Rovigo. Era lo scorso giovedì 28 luglio, quando vicino una chiusa dell’Adigetto, in via Casaria a Villanova del Ghebbo, gli addetti del Consorzio di Bonifica hanno ritovato un primo arto del pensionato albanese: la gamba sinistra. Sempre nel pomeriggio del 28 agosto, i carabinieri trovarono sotto il ponte dell’Adigetto in via San Lazzaro a Lendinara, gli altri resti umani chiusi in quattro sacchi neri. La seconda macabra scoperta riguardava il tronco, la testa e le braccia. Lo scorso 31 luglio, infine, arrivò il ritrovamento della gamba destra, l’ultimo arto mancante dell’uomo mutilato. Ora, il giallo dell’Adigetto sembra essere finalmente giunto alle sue battute finali, con l’arresto della moglie albanese della vittima. Rimane però sotto gli occhi degli italiani un altro caso di “ominicidio”, dello stesso movente dei ben più famosi femminicidi, ma compiuto in Italia da una donna straniera e per il quale nessun politico o influencer si straccerà le vesti.

Andrea Bonazza

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