uber commissariata per caporalato

Il tribunale di Milano, Sezione misure di prevenzione ha disposto il commissariamento della società Uber Italy per caporalato. Gli elementi raccolti porterebbero all’accusa di sfruttamento dei rider che consegnano il cibo a domicilio con Uber Eats, l’app dell’apposito servizio collegata al gruppo di noleggio auto. L’indagine è coordinata dal pm Paolo Storari. 

In base all’indagine condotta dagli investigatori della Gdf e coordinata dagli inquirenti milanesi, i fattorini di Uber Eats erano assoldati da alcune società intermediarie come la Flash Road City Srl, di Milano, che li pagava 3,75 euro lordi a consegna, ossia circa 3 euro netti se usavano la bicicletta; 3,50 euro se invece adoperavano un motorino. 

Reclutamento tra gli ultimi

Gli indici di sfruttamento valutati dal giudice – il presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Milano, Fabio Roia – che ha sottoscritto il provvedimento di amministrazione giudiziaria a carico della società italiana della multinazionale Uber sono essenzialmente due: lo sfruttamento lavorativo e l’approfittamento dello stato di bisogno. La società che lavorava per conto di Uber Italy, infatti, procacciava lavoratori quasi tutti provenienti da “zone conflittuali del pianeta (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh e altri) e la cui vulnerabilità è segnata da anni di guerre e povertà alimentare”, si legge nel testo.

Il giudice ha considerato anche il “forte isolamento sociale in cui vivono questi lavoratori”, che offre “l’opportunità di reperire lavoro a bassissimo costo, poiché si tratta di persone disposte a tutto per sopravvivere, sfruttate e discriminate da datori di lavoro senza scrupoli”. Si tratta di richiedenti asilo “per lo più dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria, che si trovano in una condizione di vulnerabilità tale da richiedere un permesso di soggiorno per motivi umanitari”, in attesa “di conoscere l’esito da parte della autorità nazionali delle loro richieste finalizzate a ottenere lo status di rifugiato politico”. 

Un “regime di sopraffazione”

L’emergenza Covid e l’esplosione dei servizi di consegna a domicilio “potrebbe aver provocato anche dei reclutamenti a valanga e non controllati” di fattorini, si legge ancora nell’atto che decreta il commissariamento della filiale italiana di Uber. I giudici denunciano il “regime di sopraffazione” nei confronti di persone che nella maggior parte dei casi sono “richiedenti asilo”, “reclutati in una situazione di emarginazione sociale”, aggravata “dall’emergenza sanitaria a seguito della quale l’utilizzo dei rider è progressivamente aumentato a causa dei restringimenti alla libertà di circolazione”.

“Ti vengo a prendere a sberle, ti rompo il culo” sono alcune delle frasi intercettate dagli investigatori della guardia di finanza di Milano. Si tratta di conversazioni whatsapp che dimostrano la condizione di “sfruttamento e sudditanza” di questi lavoratori, a quanto si legge nel provvedimento di amministrazione giudiziaria firmata. Se i rider non rispettavano le condizioni di lavoro si minacciava di “bloccare” il loro account e di privarli delle mance. 

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