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Tutti pazzi per il web | La Voce News

Cyber Si! Ma a piccole dosi.

Susy Tolomeo

La dipendenza dal mondo virtuale assume oggi dimensioni notevoli. L’internet mania, ravviva la notevole tendenza nell’instaurare rapporti amicali, sentimentali, senza escludere l’attitudine allo shopping compulsivo o anche al gioco, creando troppo spesso una sorta di dipendenza, divenendo addirittura patologica del tipo “crayng”. Siamo tutti affascinati dal mondo virtuale: comunichiamo con messaggini ed email, scegliamo i forum come luoghi di dibattito, piuttosto che il bar o la piazza, più che sociali siamo un popolo social.

Il web viene vissuto come infinito spazio di azione e di svago, ma anche di business e lavoro, andando spesso oltre il concetto di software. La conseguenza in alcuni casi è il ritiro sociale connesso ad una percezione distorta della realtà per tutti quei soggetti in stato di fragilità. 

E se il mondo reale è un pulsante contenitore di socialità, quello alternativo di internet crea il cosiddetto fenomeno, che riguarda soprattutto i giovani, denominato: “Hikikomori” una sindrome, dal nome giapponese, diffusa nel mondo ovvero, l’isolamento. Radicata in particolare in questi ultimi due anni, questo spettro sociale ci ha toccato con mano, in Italia come in ogni parte del mondo a causa della pandemia. 

Possiamo asserire con estrema franchezza che il digitale rappresenta per tutti la nuova confort-zone?

Possiamo considerarla una nuova dimensione, con un forte impatto nella nostra quotidianità. Mentre in questo momento storico si pensa alla ricostruzione con nuove consapevolezze, la tecnologia digitale possiamo dire che ci abbia salvato?  Inconsapevolmente però, abbiamo abusato in tutte le sue forme. 

Dall’ultimo report (febbraio 2022) emerge che in Italia il livello di digitalizzazione nelle piccole aziende (fino a cinquanta dipendenti) si calcola a numeri relativamente bassi, mentre in aziende con oltre duecento unità, il livello di digitalizzazione vola alto. Se da un lato si ottimizzano i tempi a beneficio della produzione e non solo, l’altro aspetto penalizza l’occupazione. A fronte di questo vi è una generazione di giovani “vecchi” in attesa di una pensione lontana che forse non ci sarà. 

I giovani che studiano in Dad (didattica a distanza) invece, indifferentemente, se brillanti o negligenti, sono vittime del gioco del web e spesso cadono nel fascino dei dangerous games, rituali che non hanno età, fino spesso a morire. 

Come tutte le cose preziose (e il web lo è) sarebbe utile aver cura del suo uso e consumo e come tutte le cose buone, dovremmo imparare a somministrarlo nel nostro quotidiano vivere, in piccole dosi. 

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