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Turni massacranti, OSS risarcita con 4400 euro. Era ormai in burnout.

I giudici condannano azienda a risarcire una OSS con 4400 euro per lavoro massacrante e burnout da stress. Accaduto in Liguria.

Troppo lavoro e turni massacranti, l’Operatrice Socio Sanitaria (OSS) non riusciva a recuperare il benessere psico-fisico necessario per adempiere ai suoi compiti lavorativi. Azienda sanitaria convenzionata condannata a risarcire l’operatore per il danno causato. Sborserà 4400 euro.

E’ accaduto all’Istituto “Don Gnocchi” di La Spezia, struttura riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale e in convenzione con l’ASL 5 spezzina. Nel nosocomio sono ricoverati e assistiti pazienti complessi (politrauna, post-ictus, post-rcp e gravi inabili).

Il tutto è avvenuto nello Spezzino.

Ne danno notizia i colleghi de La Nazione. Le rappresentazioni sono di vecchia data, il riscontro giudiziario – per effetto di ricorsi tesi ad ottenere ricompense per il surplus di lavoro – è stato a corrente alternata: una prima istanza rigettata dal giudice del lavoro era stata poi accolta dalla Corte di Appello, che aveva fissato i principi guida alla base del riconoscimento della situazione e della prima sanzione erogata. Ora è il Tribunale della Spezia, confermando l’orientamento del giudice di secondo grado, ad innescare una svolta destinata a fare da ancoraggio ad altri ricorsi.

Il giudice dà ragione alla OSS.

Il giudice Marco Viani ha infatti riconosciuto ad un’operatrice socio sanitaria il diritto al risarcimento del danno generato “dal disagio e dalla penosità della prestazione, dovuta ai turni di lavoro, che non consentivano un corretto recupero psicofisico”.

Un voluminoso ricorso che non ha dato scampo al Don Gnocchi.

Ciò è avvenuto in accoglimento del voluminoso ricorso elaborato dagli avvocati Daniele Biagini e Pietro Rubini che hanno assistito la dipendente della Fondazione. Articolata la motivazione della sentenza che si fa monito dall’Asl: l’Azienda deve rispettare i turni di lavoro anche nelle articolazioni del riposo; ove ciò non avvenga ne deriva il diritto ad un rimborso pari 60 euro (quale somma in via equitativa individuata dalla Magistratura) per ogni giorno di violazione.

74 violazioni per un rimborso totale di 4400 euro.

Nel caso specifico le violazioni accertate sono state 74. Ne è derivato il quantum: 4.400 euro.

Intanto la sezione lavoro del Tribunale, nella persona del giudice Giampiero Panico, ha pendenti altre due ricorsi; è stato disposto al magistrato l’incarico ad un consulente tecnico del Tribunale al fine di elaborare un conteggio dettagliato delle violazioni poste in essere dalla Fondazione.

La presa di posizione dei difensori.

“Stante il quadro di generalizzata violazione nei confronti del personale, è già in fase di deposito – spiega l’avvocato Biagini – il ricorso di un altro gruppo di lavoratori intenzionati ad essere risarciti dalla Fondazione per l’impegno, penoso e disagevole, in violazione della contrattazione collettiva e della legge, che hanno sostenuto pur di garantire i servizi a favore della utenza, che rimane, per il personale sanitario, il primario obiettivo. Mai alcuno dei miei assistiti si è rifiutato dal rendere la prestazione richiesta dalla Fondazione”. Ora dal resa dei conti.

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