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Shade Med. Così Ue e Nato acquisiscono consapevolezza del Mediterraneo – Formiche.net

Le sfide del Mediterraneo raccontante da chi le vive quotidianamente. Shade Med 2022 ha fatto il punto sull’impegno di Nato MarCom e Eunavfor Med sulle situazioni da affrontare, la consapevolezza da acquisire, le dinamiche da proteggere, e le opportunità da sfruttare

Irini è una missione di pace. Una missione militare da cui passa la soluzione dello stallo istituzionale che si è nuovamente creato in Libia, perché il ruolo di Irini è quello di controllare l’afflusso di armamenti verso il Paese nordafricano. Fermare nuove armi significa prevenire futuri scontri. Una deriva potenziale che segna quanto la missione coordinata da EuNavFor Med sia fondamentale nel supporto al complicato processo politico.

Di più: se la Libia è in equilibrio, allora parte del Mediterraneo è in equilibrio. La regione ha infatti già risentito dei processi di destabilizzazioni partiti dal territorio libico e che lì hanno trovato terreno fertile per sfogare tensioni di carattere intra-regionale. Sotto questo aspetto, la missione guidata dall’ammiraglio italiano Stefano Turchetto assume una centralità geopolitica e geostrategica per l’Unione europea – che è il primo, diretto punto di riflessione per eventuali ulteriori caoticizzazione del fronte meridionale.

Irini ha recentemente ha bloccato un corposo carico di mezzi militari diretti in Libia. E se ci sono invii come quello trasportato da un cargo intercettato nei primi giorni di ottobre (poi dirottato verso un porto francese), significa che in fin dei conti certe armi sono richieste dagli attori libici. Ancora: se c’è questa richiesta significa anche che qualcuno in Libia pensa anche di poterle usare e spinge per la destabilizzazione.

Portando stabilità e sicurezza nell’area del Mediterraneo, “mi piace pensare che stiamo giocando un ruolo nel ripristinare l’affascinante funzione del Mare Nostrum”. Ha detto l’ammiraglio Turchetto nel discorso di apertura alla conferenza “Shade Med 2022” (Roma, 15-16 novembre). Turchetto, riporta Agenzia Nova, ha citato lo storico francese del Mediterraneo, Fernand Braudel, “che nei suoi studi ha sottolineato come questo spazio liquido, una volta culla delle grandi civiltà, nonostante le loro costanti rivalità, sia stato in grado di formare una cultura cosmopolita, uno straordinario ‘melting pot’, un’autostrada per collegare culture e religioni”.

Sotto quest’ottica, l’acquisizione di consapevolezza di ciò che accade nel Mediterraneo (parte del nome stesso dell’evento internazionale ospitato nella base italiana di Centocelle, a Roma) è fondamentalmente parte del dibattito interno alla Nato. L’alleanza ha spostato il focus sul cosiddetto “fianco sud”, anche se si trova a fronteggiare una minaccia dal valore storico come la guerra russa in Ucraina. E questo perché è proprio in quella regione di mondo che la guerra voluta da Vladimir Putin potrebbe trovare diretto sfogo.

Un “cambio di paradigma” dopo l’inizio della guerra in Ucraina evidenziato anche dall’ammiraglio Massimiliano Lauretti, responsabile del Terzo Reparto (ossia capo delle Pianificazione e politica marittima dello Stato Maggiore della Marina Militare Italiana). Lauretti, durante i briefing pubblici sullo stato delle missioni parte della conferenza, ha illustrato i compiti dell’operazione Mediterraneo Sicuro – che ha sostituito “Mare Sicuro” – in cui la marina italiana lavora come “fornitore di sicurezza” nel Mediterraneo allargato, cruciale non solo per la regione, ma anche per le rotte commerciali mondiali.

Un tema, la questione della sicurezza marittima mediterranea, che se letto nell’ottica del conflitto ucraino porta a un ragionamento riguardo all’integrazione dello Strategic Compass europeo con lo Strategic Concept Nato uscito dall’ultimo meeting alleato di Madrid. Didier Piaton, vice comandante del Comando marittimo della Nato (Marcom), co-organizzatore di Shade Med, nel suo keynote speech ha spiegato che la guerra in Ucraina sta avendo delle “ripercussioni dirette” proprio sulla sicurezza marittima dell’intera area euro-atlantica e la Nato sta compiendo “grandi passi avanti” per affrontare la minaccia russa. Piaton ha parlato anche di “ripercussioni dirette in mare” della crisi, incluse “minacce alle flotte civili, alle forniture di grano ucraino ai Paesi dell’Africa, alle infrastrutture sottomarine”.

Come ha spiegato Daniel Fiott, della Bruxelles School of Governance, intervenendo nel panel moderato dalla direttrice di Formiche magazine, Flavia Giacobbe, le sfide del Mediterraneo sono complesse perché non c’è solo un Mediterraneo, ma ce ne sono molti. È per esempio parte degli affari mediterranei ciò che avviene nel Sahel (dove le attività legate a gruppi terroristici stanno innescando fenomeni securitari in grado di produrre rovesciamenti governativi, all’interno dei quali si sono incuneati attori esterni). 

È chiaramente parte delle dinamiche del bacino anche l’azione di influenza e penetrazione di Russia e Cina, e l’innesco di una nuova competizione strategica tra attori direttamente presenti o meno sulle sponde mediterranee – davanti a cui Fiott suggerisce di fare più esercitazioni in cui “mostrare bandiera” Nato/Ue e implementare il capacity building dei Paesi regionali. Ma anche la gestione dei cambiamenti climatici, la protezione dei choke points da cui passano i collegamenti all’Indo Pacifico e all’Atlantico. E ancora: la sicurezza marittima in un arco che va da Bab al Mandab al Golfo di Guinea, è uno dei grandi tema del Mediterraneo – a cui si collegano anche gli equilibri di potenza nella regione.

La questione della sicurezza marittima è uno dei concetti centrali, a cui l’operazione Nato “Sea Guardian” partecipa con un task specifico del proprio mandato, anche focalizzato nella protezione delle infrastrutture critiche. Durante un altro dei panel dell’evento, Christian Bueger, professore di Relazioni internazionali dell’Università di Copenaghen, ha spiegato che ci sono anche “digital choke points” che passano dalla regione mediterranea, la quale fa da collegamento tra l’Europa, l’Africa e l’Asia. Queste infrastrutture critiche sono totalmente invisibili perché sono piazzate non solo sottacqua, ma sul fondo dei mari. 

Il 2022 è stato un anno in cui gli attacchi fisici contro questi lineamenti altamente sensibili sono diventati espliciti. La loro utilità – come si è visto con il caso del gasdotto Nord Stream – è che sono spesso confinati in un “grey zone scenario”, ha spiegato Bueger. Quello che ne esce è un’elevata vulnerabilità di queste infrastrutture marittime, esposte sia ad azioni di attori statuali che ad attività terroristiche e ibride.

Cooperazione tra stati, agenzie e industrie è fondamentale per la situational awarness — prima parte della protezione di queste infrastrutture — e per sviluppare capacità di resilienza (legate da velocità di riparazione davanti a un danneggiamento, accidentale o volontario) e di sviluppo della deterrenza. In questo quadro, dove l’Italia può fare da benchmark con l’accordo di collaborazione Sparkle-Marina, Bueger ha anche sottolineato l’importanza di forum di confronto informarli e internazionali come Shade Med, utili per costruire consapevolezza sull’importanza della questione e per facilitare una discussione integrata.

“Il Mediterraneo è un luogo da presidiare sempre meglio per l’importanza economica e strategico e qualsiasi missione europea o internazionale che riguarda la sicurezza del Mediterraneo è per noi importante”, ha dichiarato il ministro della Difesa italiana, Guido Crosetto, a margine della riunione del Consiglio Ue dei ministri della Difesa svoltasi a Bruxelles proprio in merito al rinnovo della missione Irini. 

“Le nostre Nazioni nella NATO e nell’UE sono attori preminenti nel combattere le minacce alla sicurezza globale e regionale, come nel Mar Mediterraneo con le operazioni Sea Guardian e Irini”, ha aggiunto Turchetto nel suo saluto a conclusione dell’evento: “Non importa come e quanto, la partecipazione di così tante Nazioni alla soluzione di questi problemi è di per sé un grande successo. Come tante e diverse tessere di uno stesso puzzle, le nostre Nazioni ne rappresentano parti insostituibili, contribuendo in modo unico all’obiettivo comune di mantenere l’Area Mediterranea un luogo più sicuro per tutti”.

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