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Sequestrata l'ex discarica di Pianura: “Percolato mai smaltito ma rivenduto, pericoli per persone e ambiente” – Il Riformista

“Omessa bonifica e inquinamento e disastro ambientale” le accuse

Redazione — 14 Dicembre 2022

Rubbish emergency, Discarica di Pianura, presidio, emergenza rifiuti, Contrada Pisani, Pianura, Napoli 03/01/2008 *** Local Caption *** 00420503
Rubbish emergency, Discarica di Pianura, presidio, emergenza rifiuti, Contrada Pisani, Pianura, Napoli 03/01/2008 *** Local Caption *** 00420503

Nuovo sequestro per la discarica di Pianura, quartiere della periferia occidentale di Napoli, per “omessa bonifica e inquinamento e disastro ambientale“. A disporlo il Gip Maria Luisa Miranda del Tribunale di Napoli su richiesta della procura partenopea. L’area, gestita dalla società Di.Fra.Bi., si estende tra Pianura e il comune di Pozzuoli e ospita cinque discariche. E’ stata chiusa ufficialmente nel gennaio 2001 e, sette anni dopo, nel gennaio 2008 ci furono settimane di forti tensioni e proteste per scongiurare una nuova riapertura auspicata dal governo Berlusconi.

La richiesta dei pm napoletani è scattata a causa dello smaltimento, assai lento, del percolato presente all’interno della discarica. Secondo la Procura infatti quel liquido nauseabondo si sarebbe potuto smaltire in appena quattro anni se l’azienda delegata avesse rispettato le disposizioni prefettizie del 30 gennaio 1996. E invece ad oggi quel liquido, che si forma a causa delle infiltrazioni d’acqua nella massa dei rifiuti, è ancora presente e sta creando gravi danni. Tre le persone iscritte nel registro degli indagini: i due amministratori unici che hanno gestito la società dal 1996 ad oggi e liquidatore.

Stando alla tesi accusatoria, la società Di.Fra.Bi. avrebbe scelto di non smaltire il percolato per risparmiare soldi (circa 20 milioni di euro), utilizzando poi il biogas che si generava per trarne profitto (per gli inquirenti sarebbe poi stato venduto a diverse aziende per produrre energia elettrica). Il tutto senza preoccuparsi dei danni ambientali e di quelli provocati all’essere umano esposto all’insorgenza di gravi patologie (sono diversi infatti i casi di tumore registrati nella zona di contrada Pisani ma in tutti questi anni non sarebbero ancora state cristallizzate correlazioni tra le due cose). Il giudice ha disposto che i tre indagati debbano provvedere ora alla messa in sicurezza sotto il controllo del Noe.

Il provvedimento è stato notificato dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) che hanno eseguito negli ultimi anni una serie di verifiche e perizie. Nel decreto di sequestro della discarica, il Gip rileva – così come riporta l’agenzia Ansa – che la mancata bonifica avrebbe determinato “pericolo di inquinamento ambientale” e “di contaminazione delle colture che saranno poi ingerite dall’essere umano divenendo causa dell’insorgere di malattie gravi…”.

Da una consulenza stilata il 4 marzo 2022 è emerso che la quantità di percolato generata dal 1988 e destinata allo smaltimento sarebbe stata pari a 985.500 tonnellate. Per lo smaltimento si sarebbe dovuto affrontare una spesa complessiva di 19,7 milioni di euro (se si calcola 20 euro a tonnellata) mai affrontata dalla società Di.Fra.Bi., successivamente diventata Elektrica.

Per gli inquirenti la discarica di Pianura avrebbe accolto diverse e pericolose tipologie di rifiuti, tra i quali fanghi industriali, scarti ospedalieri (anche provenienti da reparti infettivi) e solventi quantificati in milioni di tonnellate. Anche il sistema di trattamento locale è finito sotto accusa in quanto condotto con modalità mai autorizzate.

Redazione

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