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Sbranato davanti al figlio da un cinghiale: combatte tra la vita e la morte dopo l’aggressione in cortile – Il Riformista

L’allarme dopo l’episodio nel mantovano

Antonio Lamorte — 11 Novembre 2022

Foto da Pixabay
Foto da Pixabay

Albertino Esposti ha sentito il cane abbaiare insistentemente, si è affacciato in cortile ed è stato aggredito. Ha subito due interventi, gli è stato amputato il braccio destro e parte della gamba sinistra. A sbranarlo, davanti agli occhi del figlio Ivano, un cinghiale. L’uomo, 92 anni, di San Giovanni del Dosso, in provincia di Mantova, è in fin di vita. È un episodio che sta alzando di nuovo l’allarme sui cinghiali già coinvolti in fatti di cronaca soprattutto per quanto riguarda incidenti stradali – oltre ai danneggiamenti di colture agricole e al rischio contagio da peste suina cui espongono i maiali.

L’aggressione si è consumata mercoledì scorso. L’ungulato ha attaccato a morsi il 92enne ed è poi scappato nelle campagne circostanti facendo perdere le sue tracce. L’uomo non ha avuto il tempo di reagire. I carabinieri hanno ricostruito i fatti, che si sono verificati intorno a mezzogiorno, nella corte agricola dell’abitazione di via Guantara, al confine con il comune di Concordia, in provincia di Modena. L’area Ambiente della Provincia di Mantova ha mobilitato le guardie ittico venatorie per abbattere l’animale. La polizia provinciale sta affiancando le ricerche.

Come ha spiegato a Il Corriere della Sera Milano, che ha ricostruito la vicenda, il Consigliere provinciale con delega alla Vigilanza ittico-venatoria, Luca Perlari, il cinghiale è una specie da eradicare sul territorio. Dopo il grave episodio anche Coldiretti Mantova ha lanciato un appello: “Quanto avvenuto a San Giovanni del Dosso ci addolora sul piano umano e conferma che i timori più volte denunciati da Coldiretti, protagonista di una mobilitazione in tutte le regioni d’Italia nel luglio dello scorso anno, sono purtroppo reali: l’attacco nel Mantovano è purtroppo un campanello d’allarme che non può essere sottovalutato”.

Solo la scorsa estate Coldiretti denunciava quella che era stata definita senza mezzi termini “invasione”: circa 2,3 milioni di cinghiali “proliferati senza alcun controllo” tra cui branchi che ormai si spingono anche nei centri abitati e perfino nelle grandi città. “Serve un decreto legge urgentissimo per modificare l’articolo 19 della Legge 157del 1992 per ampliare il periodo di caccia al cinghiale e dare la possibilità alle Regioni di effettuare piani di controllo e selezione nelle aree protette. Non c’è più tempo per le promesse, servono i fatti”, sollecitava l’associazione facendo riferimento agli incidenti e ai danni alle colture per le quali possono essere in alcuni casi veri e propri flagelli.

A provocare l’aumento a dismisura degli ungulati la mancanza di predatori naturali, come lupi e cani selvatici e la cosiddetta “umanizzazione dell’animale”. All’origine, secondo la narrazione prevalente, anche l’immissione di razze più prolifiche dal nord e centro Europa in Italia. I neuroetologi ipotizzano anche un’altra pista: quella di individui animali “audaci” ed “esplorativi” che si avventurano – anche per il solo rilascio di sostanze “cerebralmente piacevoli” nel cervello – in città fungendo da apripista verso branchi di altri cinghiali. Aveva suscitato scalpore la notizia dell’irruzione di quattro cinghiali, la madre e tre piccoli, in una scuola a Bussi sul Tirino, in provincia di Pescara.

Giornalista professionista. Ha frequentato studiato e si è laureato in lingue. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Ha collaborato con l’agenzia di stampa AdnKronos. Ha scritto di sport, cultura, spettacoli.

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