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Russia, Ilya Yashin condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha

Il caso Ilya Yashin è emblematico. I regimi si fondano su due cose: l’uso della forza e l’uso della falsità. Per omissione o commissione. Un regime ad esempio santificherà chi si scaglia contro chi riporta la verità e condannerà gli altri. Nel quasi silenzio della “gente per bene”.

Russia, Ilya Yashin condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha

Russia, Ilya Yashin condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha

Abbiamo contato pochi articoli sulla vicenda di Ilya Yashin. Ed è un male. Perché ci tocca tutti. Specialmente chi ha fatto della verità una missione.

Russia, Ilya Yashin condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha

Ricorderete tutti la vicenda di Bucha. Ne abbiamo parlato noi: una città ridotta ad un mattatoio a cielo aperto. Segno delle atrocità della presunta “Operazione Speciale” che in realtà era una vera guerra.

La ricordiamo anche noi e per un altro motivo, forse meno truce ma non meno lurido e grottesco: le vette di negazionismo toccate dalle “fonti russe”.

I mesi successivi ci avrebbero abituato ad una “informazione Russa” sempre più grottesca. Storie di improbabili eserciti di mutanti nazisti vaccinati, eserciti di “milioni di cittadini europei” pronti ad un solo cenno a tradire la loro patria per spalancare le porte alla Russia, assurdi terroristi nazigay pronti a omosessualizzare i giovani Russi per consegnarli ai viziosi Occidentali e altre assurdità.

Tutto questo era già in embrione ai tempi di Bucha, quando la Russia dichiarò guerra al Fact Checking proponendo dei propri fact checker di Regime. Portali e canali come “War on Fakes” ad esempio, che cominciarono a inquinare il dibattito accusando i Fact Checker dei circuiti occidentali di mentire. Dichiarando che a Bucha “Erano tutti attori“, che “i cadaveri sono stati piantati” e negando persino i rilievi satellitari sulla base di “Siccome i satelliti non sono Russi allora gli americani falsificano le foto“.

Arrivammo a intere redazioni di persone inventate, volti creati con la CG di sorridenti Paladini di Putin ambosessi e con storie strappalacrime e canali dedicati ad avvistamenti di UFO e fantasie paranormali riciclati in canali di informazione.

In tutto questo Ilya Yashin non ci stava. Ex deputato dell’assemblea del distretto Krasnoselsky di Mosca, arrestato lo scorso luglio, è uno dei pochi oppositori rimasti in Russia. 

In tal veste ha continuato a descrivere le brutalità di Bucha in modo puntuale.

E puntualmente è arrivata la punizione Russa. La stessa che i nostri negazionisti social imploravano spudoratamente per i “nemici di Putin”, diffondendo la fake news per cui “Si viene/dovrebbe essere bannati dai social se si parla della Guerra”.

Le norme introdotte all’alba dell’”Operazione Speciale” hanno consentito di arrestare Ilya Yashin per otto anni. Una sentenza vergognosa per Navalny, amico di Yashin e anche egli oppositore che ha pagato cara la sua ribellione.

Sentenza che comprende il divieto di usare Internet ed altri mezzi di comunicazione di massa.

La differenza tra noi e loro

Questo paragrafo farà arrabbiare molti vedo. Già posso leggere i commenti “Stai usando noi e loro! Ci dividi! Ci vogliono mettere gli uni contro gli altri, lo capite che ci mettono tutti gli uni contro gli altri? Filorussi? Antirussi? Boh? Non dovete metterci gli uni contro gli altri!”

Ma come avete visto, da noi, nell’Occidente ancora libero, è possibile davanti ai cadaveri martoriati di Bucha spergiurare il falso e poter continuare a farlo, al massimo venendo invitati a riscontrare le prove gravi, precise, concordanti e inoppugnabili dell’accaduto.

In Russia non è consentito avere altra verità se non quella dello Zar.

Altrimenti sei scacciato, condannato, isolato e ridotto al silenzio.

E siamo rimasti in pochi a ricordare chi è esattamente Ilya Yashin.

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