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Piccole aperture, ma la Cina resta in ginocchio per lo zero-Covid

Si apre qualche spiraglio verso la normalità in Cina? Shanghai ha deciso di concludere domani il suo rigido lockdown, durato più di due mesi. La Cina ha registrato ieri 293 nuovi casi, ci cui 78 tra persone arrivate dall’estero. A Shanghai il maggior numero di contagi, 122, mentre a Pechino sono stati individuati 21 casi.

Le autorità locali, insieme al governo centrale, hanno scelto di allentare le misure restrittive, mentre gli effetti di questa nuova ondata di Covid-19 continuano a colpire particolarmente l’economia.

Ieri a Pechino sono stati consentiti alcuni trasferimenti, dopo tre giorni senza nuovi contagi di comunità e uno con un solo contagio. Sostanzialmente i residenti, se provenienti da aree senza contagi di comunità, potranno di nuovo uscire di casa e andare a lavorare. I lockdown e altre restrizioni nell’ambito della strategia zero-Covid di Pechino hanno provocato molte e inusuali proteste.

E intanto al colosso asiatico non resta che fare i conti con il disastro economico di questo 2022. Il premier Li Keqiang ha lanciato un appello per il ritorno alla normalità dal punto di vista economico, nonostante il Paese continui ad insistere nella politica di zero Covid. Il momento è critico, molto di più rispetto alle difficoltà affrontate nel 2020 all’inizio della pandemia.

Senza mai parlare dei rigidi lockdown in diverse regioni della Cina, e in importanti città come Shanghai e Pechino, Li ha ammesso che “da aprile, gli indicatori come l’occupazione, la produzione industriale i consumi di elettricità e di merci sono diminuiti in modo significativo e, per alcuni aspetti, le difficoltà sono maggiori rispetto alla situazione del 2020”.

“Ci troviamo in un momento critico per determinare l’andamento economico dell’intero anno – ha proseguito il premier cinese -. Dobbiamo cogliere la finestra temporale e impegnarci a riportare l’economia su un percorso normale”. Per Li, tra gli obiettivi immediati del governo c’è “assicurare che l’economia raggiunga una crescita ragionevole nel secondo trimestre e che il tasso di disoccupazione scenda il prima possibile, mantenendo l’economia in un range ragionevole”.

Sarà difficile per i cinesi raggiungere la soglia fissata per il 2022 di crescita economica al 2,2%, visti gli effetti della variante Omicron sull’economia. Dopo un lungo periodo positivo, oggi la Cina si trova a rallentare, ma tenterà lo stesso di assicurare una ripresa nel secondo trimestre, ha ribadito Li.

Sebbene nel primo trimestre l’economia cinese è cresciuta del 4,8% per cento, altri indicatori fanno pensare che sia in corso un forte rallentamento. C’è, ad esempio, la disoccupazione giovanile ad una cifra storica, il 18,2%, mentre in alcune province solo il 30% delle attività è riuscita a riaprire. La disoccupazione è aumentata al 6,1% (a marzo era 5,8%). E secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica cinese, ad aprile le vendite al dettaglio nel Paese sono calate dell’11%.

Li ha chiesto al Consiglio di Stato cinese di dare dettagli su come si intenda stabilizzare l’economia, dando ai suoi ministri pochi giorni di tempo. Ha anche affermato che bisognerà meglio coordinare le esigenze dell’economia con quelle della lotta al Covid. Per Li la promozione dello sviluppo è “la chiave per risolvere tutti i problemi attuali”, proteggendo allo stesso tempo l’occupazione e la gestione delle entità di mercato.

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