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Per la prontezza delle Forze armate serve personale. L’audizione di Goretti

Non solo tecnologia, a fare la differenza sono le persone. È questo il senso dell’intervento del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica militare, Luca Goretti, ascoltato in audizione alla commissione Difesa del Senato per affrontare la discussione sul disegno di legge n.2597 che rivede il modello delle Forze armate, a cui è collegata la delega al governo per la revisione dello strumento militare nazionale. “L’efficacia operativa dell’Aeronautica militare non si basa soltanto sul livello tecnologico e sui mezzi in dotazione, ma soprattutto su un idoneo, bilanciato, e prontamente disponibile capitale umano”, ha spiegato il generale.

L’importanza del fattore umano

Secondo quanto spiegato da Goretti: “da anni assistiamo a una costante riduzione dello strumento militare, e l’atto in esame potrebbe costituire in questo senso una nuova opportunità per una revisione che si svolga in tempi più ragionevoli”. Per il generale, fondamentale sarà calibrare le dimensioni degli organici complessivi, mettendo al centro dell’organizzazione militare gli effettivi. Soprattutto per la forza aerea guidata da Goretti “la prontezza operativa e la possibilità di poter disporre in ogni momento di uno strumento aerospaziale pronto a operare nei confini nazionali ed essere dispiegato in altri scenari operativi è strettamente legato all’atto in discussione”. In linea di principio, per il comandante dell’Arma azzurra “la prontezza di una Forza armata è legata innanzitutto alla persona umana quale componente strategicamente più rilevante e di maggior pregio”.

La proroga alla legge 224/2012

L’atto in discussione di fatto dilata i tempi dettati dalla legge 224/2012, che prevedeva di contrarre del 30% le strutture operative, logistiche, formative, territoriali e periferiche della Difesa e di ridurre entro il 2024 il personale militare delle Forze armate a 150mila unità e quello civile della Difesa a 20mila unità. In generale poi si prevedeva di riequilibrare il Bilancio delle risorse per la “Funzione difesa” ripartendolo al 50% per il settore del personale, 25% per l’esercizio e 25% per l’investimento. Ora, la norma in discussione prevede di spostare la data prevista al 2034. Ma i tempi sono cambiati e lo spostamento di un decennio “rappresenta un obiettivo di vitale importanza, in quanto concede un tempo più ampio e adeguato a continuare a porre in essere i cambiamenti organizzativi”, come ha sottolineato Goretti.

Garantire il ricambio

Il generale ha sottolineato anche i problemi legati al reclutamento e alla sostituzione del personale. Se non vengono presi provvedimenti, la grande fuoriuscita di personale prevista porterà a una crisi del settore in termini di risorse umane. Particolarmente preoccupante il ruolo marescialli dell’Aeronautica, quasi 20mila unità, il 50% della forza totale, e che vedrà la fuoriuscita di circa 1800 unità all’anno, per un totale di circa 12mila entro il 2032. “Se non facciamo qualcosa per incrementare i reclutamenti, la massiccia fuoriuscita di personale ci porterà ben sotto i limiti di sostenibilità”, ha detto Goretti, secondo il quale: “favorire una congrua e funzionale sovrapposizione tra i più anziani e i più giovani è la chiave della continuità operativa”.

L’impegno dell’Aeronautica per la Nato

Il generale Goretti ha anche sottolineato l’impegno nel conflitto ucraino ricordando che “l’Aeronautica militare ha prontamente messo in campo assetti e uomini nella cornice di difesa dell’Alleanza atlantica fin dai primi giorni della guerra”. Di fronte agli impegni e alle sfide che coinvolgono l’Aeronautica militare, e che richiedono una turnazione senza soluzione di continuità e una logistica che deve sostenere impegni simultanei e continuativi, dal fianco nord, con la presenza in Islanda, est (Paesi Baltici) e sud (dal Sahel al Golfo Persico), il personale e i mezzi devono essere coerenti con il livello di ambizione nazionale. Per questo, secondo Goretti, rimane fondamentale incrementare il personale da impiegare nei diversi settori operativi e in tutti i dominii, compresi lo spazio e il cyber. L’attuale scenario internazionale caratterizzato da una crescente conflittualità: “impone come non mai di assicurare e potenziare nei diversi consessi internazionali un’appropriata e adeguata rappresentatività. Se non saremo presenti non saremo rappresentativi”.

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