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Pensione minima a 1000 euro? Berlusconi non molla, ma è solo

4‘ di lettura

Pensione minima a 1000 euro: Berlusconi è l’unico a volerla e rischia di provocare la prima crisi di governo. Ecco cosa potrebbe accadere (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Pensione minima a 1000 euro: Governo in crisi?

Pensione minima a 1000 euro a costo di far saltare l’approvazione della legge di bilancio.

Silvio Berlusconi non molla, è l’unico a volere il maxi-aumento delle pensioni minime ed è pronto a rallentare l’iter per l’approvazione della manovra finanziaria.

Si rischia l’esercizio provvisorio, se la legge di bilancio non dovesse avere il via libera entro il 31 dicembre.  

Berlusconi non sembra intenzionato a fare un passo indietro e continua a spingere per la pensione minima a 1000 euro, ritenendo troppo basso l’aumento stabilito dal Governo, che ha pensato a una rivalutazione al 120% per i trattamenti al minimo passando dagli attuali 524 euro a 571 euro a partire dal 1° gennaio 2023.

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Poco meno di 50 euro in più al mese, per un importo annuo di 7.428,20 euro: troppo poco per il leader di Forza Italia, che punta i piedi e rischia di provocare la prima crisi di Governo appena due mesi dopo le elezioni del 25 settembre.

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Pensione minima a 1000 euro: la proposta di Berlusconi

Mancano 430 euro per arrivare alla pensione minima a 1000 euro. L’obiettivo potrebbe essere raggiunto anno per anno.

La soluzione individuata da Berlusconi è la seguente: pensione minima a 600 euro già dal 2023, con un aumento di 100 euro l’anno fino al 2027.

Ma tra il dire e il fare c’è sempre di mezzo la crisi economica. Le pochissime risorse a disposizione non consentono di portare la pensione minima a 1000 euro, neppure gradualmente. Occorrerebbero subito 800 milioni di euro: una cifra che non è nelle disponibilità del Governo.

L’ex premier non arretra, si dice contrariato dalle prime decisioni mosse da Giorgia Meloni e rischia di far impantanare subito il nuovo Governo.

Accontentarlo è impossibile: costa troppo portare subito le pensioni minime a 600 euro e aumentarle di 100 euro l’anno. L’esercizio provvisorio è dietro l’angolo e il Governo potrebbe chiedere aiuto al terzo polo (Renzi e Calenda), per superare l’impasse, anche se i voti in meno di Forza Italia non potrebbero essere coperti dai nuovi alleati.

Pensione minima a 1000 euro
Pensione minima a 1000 euro: Berlusconi si impunta, ma è rimasto solo.

Pensione minima a 1000 euro: cosa è previsto nella legge di bilancio?

Nella legge di bilancio, ora in ghiaccio, il tema pensioni ha trovato ampiamente spazio.

La rivalutazione al 120% porterà le pensioni minime a 571 euro al mese, con un aumento di quasi 50 euro al mese.

Il Governo Meloni vorrebbe rivoluzionare il sistema delle rivalutazioni delle pensioni, passando dagli attuali 3 scaglioni alle 6 nuove fasce di reddito, tutte al ribasso.

L’obiettivo è risparmiare tra i 700 e gli 800 milioni di euro abbassando gli aumenti sulle pensioni più alte (da 2.101 euro lordi a salire), dal momento che dal 1° gennaio 2023 gli importi aumenteranno del 7,3% rispetto all’anno in corso.

La rivalutazione piena (100%) spetterebbe sulle pensioni non superiori a 2.100 euro lordi al mese. Poi si scende all’80% (5,84%) per le pensioni di importo compreso tra 2.101 e 2.627 euro lordi al mese.

La terza fascia scende al 55% di rivalutazione (4,01%) per le pensioni fino a 3.152 euro lordi al mese, mentre la quarta fascia ingloba le pensioni di importo compreso tra 3.153 e 4.203 euro lordi al mese con una rivalutazione del 50% (3,65%).

Sulle pensioni fino a 10 volte il trattamento minimo (5.254 euro lordi) verrà calcolata una rivalutazione al 40% (2,92%), infine sugli assegni di importo superiore a 5.254 euro lordi al mese spetta un aumento del 35% (2,55%).

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