Parma calcio: la provinciale che sfidò le grandi del pallone

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Roma, 2 mag – Il risultato è lo stesso di quella che anche i messicani chiamano “partido del siglo”. Sicuramente, per i tifosi del Parma calcio, il ricordo non sarà dolce come il famoso Italia-Germania 4-3. Tutt’altro. Alla Sardegna Arena gli emiliani si portano sul parziale di 1-3 e al ‘90 stanno ancora conducendo con una marcatura di vantaggio sui padroni di casa del Cagliari. Un recupero al cardiopalma rovescia le sorti dell’incontro, deciso, come nel più drammatico dei copioni, da un gol dell’ex Cerri. L’immagine al triplice fischio ha fatto il giro d’Italia: Kurtic a terra e il capitano degli isolani Joao Pedro seduto accanto al gialloblu per consolarlo, o almeno per provarci.

Insomma, non ha l’epicità della semifinale di Messico ‘70 ma, per più di un addetto ai lavori, la massima competizione nazionale 2020/21 si è già presa una sua raffigurazione simbolica. Se non altro, fa da contraltare alla ridicola figura fatta dai dirigenti delle strisciate (Juve, Inter, Milan) nell’affaraccio Superlega.

La serie A e l’era Tanzi

L’altalenante storia recente – dal fallimento allo storico triplo salto Serie D Serie A in sole 3 stagioni – e recentissima, con una retrocessione ormai inevitabile, non cancella il rampante decennio del Parma calcio che va dal 1992 al 2002. I ducali conquistano la massima serie – per la prima volta – nel maggio del ‘90, battendo in un Tardini stracolmo i cugini della Reggiana. Assicurandosi così con una giornata d’anticipo il quarto posto del campionato cadetto.

Nello stesso anno subentra anche una nuova presidenza, legata alla famiglia Tanzi, proprietaria della Parmalat, la famosa azienda di Collecchio specializzata in latticini e prodotti caseari, già sponsor sulle maglie emiliane. La quinta piazza in coabitazione col Torino garantisce la qualificazione alla Coppa Uefa. Nella provincia emiliana si inizia a respirare aria di grande calcio. Il primo trofeo nazionale non tarda ad arrivare. Infatti, a neanche due anni di distanza dal derby contro i granata, la marcia trionfale dell’Aida torna a fare da sottofondo quando nel ritorno della doppia finale di Coppa Italia Melli e Osio ribaltano l’1-0 juventino dell’andata.

Un palmarès di tutto rispetto

L’ambiziosa provinciale non lascia, anzi raddoppia con gli acquisti del funambolico Asprilla (1992/93) e del fantasista sardo Gianfranco Zola (1993/94). Nella suggestiva cornice di Wembley nel frattempo la bacheca si arricchisce del primo successo europeo, con la Coppa delle Coppe alzata al cielo nel maggio ‘93 ai danni dell’Anversa, piegata dalla reti di Minotti, Melli e Cuoghi. Altro giro, altro coppa. Tocca alla Supercoppa Uefa e questa volta – febbraio ‘94 – la vittima sacrificale è il Milan, punito ai supplementari da Massimo Crippa.

La stagione 1994/95 è, invece, una della più avvincenti in quanto i ducali – con alterne fortune – sfidano la Juventus su tre fronti. Ai bianconeri vanno campionato e Coppa Italia, ai gialloblu la Coppa Uefa grazie alla doppia marcatura di Dino Baggio.

L’anno successivo, pur senza vittorie da mettere in bacheca, il Parma calcio consolida il proprio status di aspirante “grande”. Arrivano il pallone d’oro Stoichkov e un giovane di belle speranze che risponde al nome di Fabio Cannavaro, esordisce in prima squadra un certo Gianluigi Buffon e in rosa troviamo altri due futuri campioni del mondo: Filippo Inzaghi e Simone Barone. Si pongono le basi per il grande assalto allo scudetto 1996/97 quando un emergente Carlo Ancelotti in panchina con Crespo ed Enrico Chiesa sul fronte offensivo non bastano a sorpassare la Vecchia Signora. A tre giornate dalla fine l’1-1 nello scontro diretto di Torino mette fine ai sogni di gloria emiliani che si “accontentano” della medaglia d’argento.

Parma calcio Re di coppe

L’anno da cerchiare in rosso sulla cronistoria ducale è il 1999. E’ il periodo delle 7 sorelle – che in sede di calciomercato tutto possono – e i grandi campioni fanno la fila per venire a giocare in Italia. L’eccentrico Malesani guida una squadra con un’ossatura a dir poco stellare (Buffon, Cannavaro, Thuram, Verón, Crespo, Chiesa) a un tris di vittorie. Coppa Italia ai danni della Fiorentina di Rui Costa e Batistuta, Coppa Uefa mandando al tappeto con un secco 3-0 l’Olympique Marsiglia e Supercoppa Italiana a San Siro con la beffa, ancora una volta, ai rossoneri padroni di casa.

Ultima città non capoluogo di regione ad aver vinto un trofeo, Coppa Italia 2002 nella rinnovata sfida alla Juventus, nel nuovo millennio per la Parma calcistica inizia un lento ridimensionamento che nel 2015 culminerà con il sopracitato fallimento. Ciononostante rimane la quarta squadra italiana – sedicesima a livello europeo – per competizioni continentali vinte.

A fronte delle prepotenze dei padroni del vapore pallonaro – Superlega, Uefa o Fifa che siano – e consapevoli che il calcio, così come ogni aspetto delle nostre vite, non si possa cristallizzare, resta viva la fiammella della speranza di poter rivivere sul campo le imprese sportive delle piccole squadre italiane. D’altronde, sulla provincia, non può piovere per sempre.

Marco Battistini

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