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Non solo gas, il Cremlino mette in gabbia le banche occidentali

La Russia dai conti e dai bilanci “fantasiosi”, ha deciso di giocare sporco con le banche occidentali che ancora non sono riuscite a smobilitare dalla Federazione, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. Come raccontato da Formiche.net, c’è rabbia al Cremlino per l’attuale situazione del sistema bancario russo, tagliato fuori dai pagamenti globali ed estromesso dal circuito Swift. Tanto che Mosca ha pensato più volte di ricorrere alle criptovalute, con l’idea di aggirare le sanzioni. Salvo poi rendersi conto che anche quella non è una strada percorribile.

Ora però è arrivato il tempo della rappresaglia. Perché la guerra non si combatte solo con le armi, o gli idrocarburi, ma anche con la finanza. Ebbene, sono ancora molte le banche occidentali con filiali in territorio russo cui il Cremlino, ha scritto Reuters, ha letteralmente congelato la cessione di sportelli e controllate. In soldoni, nessun istituto almeno per il momento può sbarazzarsi dei suoi asset in loco e dunque concludere il disimpegno dalla Russia.

D’altronde, il via libera dell’esecutivo e, in particolare, del ministero delle finanze guidato da Anton Siluanov è un passaggio fondamentale, anche se proprio nei giorni scorsi il vice ministro Alexei Moiseev ha lanciato un appello chiaro alla finanza internazionale, spiegando che “finché la situazione non migliorerà, non daremo l’autorizzazione alla vendita delle controllate di banche estere e dei loro asset in Russia”. E, mai dimenticarlo, c’è sempre sul tavolo l’opzione B, quella nazionalizzazione forzosa che fa paura alle banche d’occidente, che non solo si ritrovano nelle condizioni di non poter lasciare il Paese, ma addirittura debbono convivere con lo spettro di un esproprio che sa di Rivoluzione d’Ottobre.

Oltre al danno, non manca la beffa. Sì, perché impossibilitate a lasciare il mercato russo le banche straniere hanno paradossalmente iniziato a cercare di riempire le posizioni vacanti che si sono aperte quando il personale se n’è andato improvvisamente, all’inizio della guerra. La decisione sarebbe stata presa proprio dopo che gli istituti di credito occidentali hanno compreso che non sarebbero stati in grado di uscire facilmente dal Paese.

Da aprile a giugno, le banche estere avevano poche posizioni aperte in Russia, ma a luglio la situazione è cambiata, ha riferito a Reuters Headhunter, una delle principali società di reclutamento. Raiffeisen Bank ha pubblicato 276 offerte di lavoro in Russia a luglio, mentre Citi era alla ricerca di candidati per coprire gli 84 posti vacanti di Mosca.

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