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Non è facendo votare i sedicenni che la politica si occuperà dei giovani




Roma, 31 ago – In piena campagna elettorale per le elezioni politiche del 25 settembre, torna nel dibattito pubblico la proposta politica, abbracciata praticamente da tutti i partiti in corsa, di abbassare l’età del diritto di voto a 16 anni. La politica così mostra la sua volontà di schierarsi dalla parte dei giovani, sostenendo che è arrivato il momento di “sostenere le generazioni future affinché abbiano un peso maggiore sulle decisioni del presente” e riescano ad incidere sempre di più. Peccato che la politica italiana tutto ha fatto negli ultimi trent’anni tranne che prendere le parti dei giovani, tutto tranne che pensare al futuro della nostra nazione.

La delega democratica due anni prima non favorirà i giovani

La questione politica da affrontare non è quella che dibatte sull’abbassamento o meno dell’età per recarsi ai seggi ed delegare a qualcuno la propria azione sulla sfera pubblica ma fare in modo che lo spirito della gioventù venga incarnato alla politica e che si attuino visioni improntate sulla crescita e sviluppo. Le nuove generazioni stanno subendo attacchi da più fronti sia dal punto di vista culturale, dove il politicamente corretto, l’ideologia gender e il consumismo sfrenato puntano a plasmare le menti dei più giovani per avere masse omologate e conformi, sia dal punto di vista sociale, con un sistema scolastico ormai distrutto, condizioni di vita sempre peggiori e la continua ansia per il futuro che insabbia l’individuo nella depressione e nella paura. Contrastare queste visioni egualitariste e riduzioniste significa essere dalla parte dei giovani.

Gioventù come volontà

Siamo il paese che manda i propri figli a morire in alternanza scuola-lavoro, che li rende precari e disoccupati, e questo sicuramente non si cambia solamente andando a votare a 16 anni. La volontà della gioventù è l’unico fuoco che può incarnare lo spirito di cambiamento, la rivolta contro una società che non ascolta e si disinteressa della propria prosecuzione.

Andrea Grieco

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