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Non date retta alla Littizzetto, il 12 giugno ai referendum votate SI

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Altro che “troppo tecnici”, bisogna andare a votare: ecco perché

Altro che andare al mare, bisogna riformare la Giustizia per salvare il Paese. Ecco perché andare a votare SìAltro che “troppo tecnici”, bisogna andare a votare: ecco perché

Appollaiata sulla scrivania di Fabio Fazio di fronte alle telecamere di Che Tempo Che Fa, Luciana Littizzetto non potendo far ridere sceglie di essere ridicola dicendo che i referendum sulla giustizia sono “troppo tecnici” per voi che non siete Perry Mason, il noto avvocato detective. Tradotto senza giri di parole: non capite un accidente, quindi è inutile che andiate a votare il prossimo 12 giugno. Basterebbe solo questo per dire che a votare invece ci dovete andare. Ma avendo, al contrario della Littizzetto, molte più idee (e soprattutto molto più chiare) vi spieghiamo anche il perché. Con il referendum le leggi possono essere abrogate in tutto o in parte. Lo sappiamo. Ma già questo è sufficiente a cambiare le carte in tavola e non poco. 

Vi daranno una scheda rossa e serve votare “sì” abrogando la cosiddetta Legge Severino. Là dentro c’è un principio che viola la Costituzione. Questa stabilisce che si è  colpevoli solo in giudicato. Ed in Italia i gradi di giudizio sono tre. Ma la Severino prevede invece la sospensione per 18 mesi già dopo soltanto la sentenza di primo grado. Sospensioni che segnano la fine di carriere di molti bravi sindaci e assessori spesso assolti in secondo e terzo grado. L’interdizione dai pubblici uffici potrà sempre essere dichiarata dal giudice che condanna. Ma deve essere lui a farlo. Non deve esserci l’automatismo di oggi. 

Vi daranno anche una scheda arancione ed anche qui serve votare sì. Noi di CulturaIdentità non siamo pregiudizialmente contrari alle misure cautelari. Vogliamo solo che non se ne abusi come spesso accade. Mille detenzioni non legittime all’anno: tre al giorno sono gli italiani che finiscono in carcere senza un motivo giustificato. Più del 40% dei detenuti non ha avuto una sentenza in terzo grado. Addirittura più del 20% neppure una di primo grado. È un abuso che costa 28 milioni all’anno per risarcimenti di ingiusta detenzione. Qualcuno finisce in carcere per omonimia. Le misure cautelari si potranno sempre adottare per rischio di inquinamento delle prove o di fuga. Rispetto al rischio di reiterazione del reato la misura viene limitata ai reati più gravi. Bisogna evitare la prassi della carcerazione per estorcere una confessione. 

Vi daranno anche una scheda gialla. Se passa il sì, il magistrato che inizia la sua carriera come pubblico ministero -o come giudice- tale la finisce. Non è più previsto il passaggio da una funzione all’altra. Il procuratore che per decenni ha fatto il magistrato requirente difficilmente -se si troverà a giudicare- potrà dare garanzie di terzietà. Il fatto che giudici e procuratori lavorino poi gomito a gomito con consuetudini di vicinanza fa spesso sì poi che accusa e difesa non siano messe sullo stesso piano. Con le porte girevoli -come oggi- il rischio aumenta. 

Vi daranno poi una scheda grigia. Le decisioni del CSM (promozioni, azioni disciplinari di magistrati etc.) derivano da decisioni dei consigli giudiziari presso le Corti d’appello dove siedono giudici ed avvocati. Il Consiglio giudiziario decide tutta l’organizzazione dell’ufficio del tribunale ma, nel caso di valutazioni sulla professionalità dei magistrati, gli avvocati non votano. Il giudizio di qualità sul magistrato lo danno i magistrati. E il voto massimo raggiunge il 99,8% dei casi. Se vince il sì votano pure gli avvocati ed avremmo una valutazione più realistica. Oggi invece si fa giudicare il vino all’oste.

Infine, vi daranno una scheda verde. Il CSM è la testa di una giustizia che non funziona. Lo dicono i numeri in termini di durata dei processi.  Se passa il sì i 2/3 di quelle 24 persone (quelle scelte dai magistrati e non dal Parlamento) saranno selezionate non in base all’appartenenza a correnti cui poi saranno costretti ad obbedire. Qualunque magistrato potrà candidarsi senza presentare da 25 a 50 firme. Cosa che lascia presupporre che si appartenga ad una corrente. Poi saranno i magistrati elettori a decidere. Che un magistrato indipendente possa avere la possibilità di andare al vertice. La platea dell’elettorato passivo diventa molto più ampia.

Votare serve. Non date retta alla Littizzetto.

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