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Napoli, consiglieri di sinistra si scannano sul termine “bivacco”: “Non va usato, è fas***ta”




Napoli, 16 nov — Raramente gli esponenti della sinistra si scannano tra di loro per cause interne, ma quando lo fanno si può stare sicuri che avviene per un motivo completamente futile e di cui non frega nulla a nessuno: accade, ad esempio, in Consiglio comunale a Napoli, dove le forze di centrosinistra si sono azzuffate sulla parola «bivacco» utilizzata nel nuovo testo del Regolamento di sicurezza urbana proposto dall’assessore alla Legalità Antonio De Iesu.

La sinistra si scanna sul bivacco

Motivo? «Bivacco è una parola che non si può usare in un regolamento, è una parola fascista» e hanno scatenato la cagnara, riferendosi al famoso discorso di Sua Eccellenza: «Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli». Il pericoloso termine compare nell’articolo 10 della normativa messa in atto per contrastare il degrado della movida selvaggia, che recita: «È vietato il bivacco, ovvero lo stazionamento, anche occasionale, consumando cibi e o bevande, ove presenti sui sagrati dei luoghi di culto, dei monumenti e in prossimità di palazzi ed edifici di interesse artistico-monumentale».

Cancellate il termine!

Nessun riferimento fascista, dunque, compare nel regolamento. Tanto più che normalmente con «bivacco» s’intende accampamento notturno all’aperto. Nelle Alpi con tale termine ci si riferisce anche a una struttura incustodita a uso degli alpinisti per rifugio e pernottamento.  «Si tratta di una forzatura lessicale che evoca in qualche modo il discorso di Mussolini del 1925 dopo l’assassinio di Matteotti, bisogna trovare un altro vocabolo e mettere mano anche ad altri aspetti del Regolamento». Evidentemente, secondo Sergio D’Angelo e Rosario Andreozzi di Napoli solidale — i primi due ad insorgere contro l’uso del fascistissimo termine — andrebbe rivista anche tutta la nomenclatura del Club alpino italiano.

Cristina Gauri

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