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Mondiali, l'Inghilterra penosa si inginocchia davanti al Senegal (che resta in piedi)




Roma, 5 dic — C’è un termine inglese in voga da qualche anno, un insulto usato per bollare quella tendenza, tutta sinistroide, di mostrare perpetua debolezza e resa incondizionata ai dogmi del politicamente corretto, in particolare al verbo antirazzista e femminista: il termine è cuck, letteralmente il cornuto che trae piacere feticista nel vedere la moglie posseduta da terze persone. E cuck è l’unica parola che affiora sulle nostre labbra nel vedere le immagini del fischio d’inizio di Inghilterra – Senegal.

Inghilterra si umilia davanti al Senegal

Dove la squadra inglese si inginocchia all’unisono, a molla, in ossequio al Black lives matter — quel Blm che in Usa è ormai una barzelletta, sepolto da una coltre di scandali sui fondi rubati dai vertici per acquistare ville in quartieri bianchi — mentre il team africano non si presta alla manfrina e rimane orgogliosamente in piedi. Se persino la nazionale Usa, terra d’origine della ridicola consuetudine nata con la morte di George Floyd, si è stancata di inginocchiarsi e prima dell’ultima partita giocata contro l’Inghilterra era rimasta bellamente in piedi prima del fischio d’inizio, il team calcistico di Sua Maestà è rimasto l’ultimo cretino del villaggio a insistere e coprirsi di ridicolo persino di fronte ai colleghi africani.

Chi esce dal campo a testa alta?

Nessuno lo richiede più, la tutela delle minoranze è semi archiviata, un cappotto di moda due stagioni fa. Adesso vanno per la maggiore gli arcobaleni, il gender, gli unicorni, gli uomini che mestruano e le donne barbute. Per farla breve, prima di annoiarvi del tutto: la partita è finita 3 a 0 per l’Inghilterra, il Senegal se ne torna a casa, gli inglesi esultano beati nel loro cuckismo. Ma che onore c’è nel vincere dopo essersi prostrati? Quale delle due squadre sarà tornata negli spogliatoi realmente a testa alta dopo il fischio di fine partita?

Cristina Gauri

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