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Messa in mare sul materassino, ora il prete è nei guai: la Digos indaga per offesa alla religione

Crotone, 27 lug — La «messa sul materassino» , «celebrata» (se così si può dire) nelle acque del Crotonese dal viceparroco di San Luigi Gonzaga a Milano don Mattia Bernasconi, è diventata oggetto di indagine. Sì perché all’indomani delle tante (e fondate) polemiche intorno alla discutibile cerimonia officiata il 24 luglio scorso, è stato aperto un fascicolo in cui il «prete balneare» risulta iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Crotone per «offesa a confessione religiosa». Ironia della sorte: ricordiamo infatti che Bernasconi si trovava nel crotonese — accompagnato da 21 ragazzi della parrocchia — per partecipare a un campo della legalità organizzato dall’associazione antimafia Libera. Da cultore della legalità a indagato per eccesso di sciatteria e mancanza di riverenza liturgica è stato un attimo.  

Messa sul materassino, il don è indagato

Le immagini di Bernasconi, ritratto a torso nudo e immerso fino alla cintola mentre armeggiava con le sacre specie (incurante delle onde e del pericolo di rovesciare tutto in mare), hanno fatto il giro del web. Qualcuno ha parlato di «avanguardia», la Curia crotonese  aveva bacchettato il sacerdote richiamandolo a una maggiore sobrietà e al «rispetto dei simboli e del decoro eucaristici»: ora al battage si aggiunge anche l’autorità giudiziaria nella figura del procuratore della Repubblica di Crotone Giuseppe Capoccia, il quale ha annunciato di aver «iscritto un fascicolo ed avviato indagini per “offesa a una confessione religiosa” in ordine all’episodio di una presunta celebrazione religiosa svolta nel mare antistante la spiaggia cittadina e le cui immagini sono state diffuse sui mass-media. Gli accertamenti sono stati delegati alla Digos di Crotone».

Ma è del mestiere questo?

Intervistato dal Corriere, don Bernasconi aveva involontariamente chiarito a tutti di non averci capito nulla, dichiarandosi «dispiaciuto per avere involontariamente urtato la sensibilità altrui»: qui non sussiste un problema di «sensibilità» ma di rispetto della liturgia, ed è abbastanza grave che sia un sacerdote a mostrare di non averlo capito. «Volevamo trascorrere l’ultimo giorno in spiaggia: era domenica, si poneva il problema» sic, il problema «della messa, che celebriamo sempre. All’inizio avevo pensato a una pineta, ma era già occupata. Erano le dieci e mezza di mattina, il sole era cocente: allora abbiamo deciso di virare verso l’unico posto confortevole: in acqua». Sul materassino. «Qualcuno ha scattato delle foto che hanno iniziato a circolare sul web: la cosa è stata fraintesa, forse anche giustamente». E poi chiosa con la solita banalità: «Ogni luogo va bene per diffondere il verbo del Signore».

Scuse tardive

Vista la mala parata il sacerdote ha rinnovato le proprie scuse sul sito internet della parrocchia: «Non era assolutamente mia intenzione banalizzare l’Eucarestia né utilizzarla per altri messaggi di qualunque tipo, si trattava semplicemente della messa a conclusione di una settimana di lavoro con i ragazzi che hanno partecipato al Campo e il contesto del gruppo (ragazzi che per una settimana hanno celebrato e lavorato con me) mi è sembrato sufficientemente preparato per custodire la sacralità del Sacramento anche nella semplicità e nella povertà dei mezzi». Bernasconi conclude chiedendo «umilmente scusa dal profondo del cuore anche per la confusione generata dalla diffusione mediatica della notizia e delle immagini». Scuse che non hanno evidentemente convinto la Procura di Crotone.

Cristina Gauri

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