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Meloni e la grana ministri, la premier in pectore spinge sui tecnici con Salvini-Berlusconi in rivolta: ai due alleati poche caselle da occupare – Il Riformista

La complicata nascita dell’esecutuvo

Carmine Di Niro — 3 Ottobre 2022

Meloni e la grana ministri, la premier in pectore spinge sui tecnici con Salvini-Berlusconi in rivolta: ai due alleati poche caselle da occupare

Trionfatrice nelle urne di domenica 25 settembre, ma ancora alle prese col difficile rebus delle poltrone di governo. Giorgia Meloni da giorni affronta riunioni, vertici e telefonate per decidere non solo i nomi, ma soprattutto gli spazi da lasciare agli alleati di Lega e Forza Italia.

I problemi sono molteplici quando mancano venti giorni al giuramento: nel Carroccio Matteo Salvini vuole tornare al suo ‘adorato’ Ministero dell’Interno che aveva già guidato nel primo governo Conte ma che lo ha portato a processo per la questione della nave di Open Arms, quando da titolare del Viminale nell’agosto 2019 bloccò per giorni la nave dell’Ong spagnola al largo della Sicilia con 147 persone a bordo in condizione di pericolo. Un comportamento che gli è costato l’accusa di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.

Ma Salvini deve puntare anche altre caselle importanti per i suoi uomini di partito: uscito con una leadership precaria dalle elezioni, con la Lega portata sotto il nove per cento, se non porterà qualche peso massimo del Carroccio nell’esecutivo a guida Meloni si troverà sempre più isolato e indifendibile di fronte alla fronda dell’asse nordista del partito.

Domani Salvini ha convocato una nuova riunione di partito in cui potrebbe indicare i ministeri in ‘quota’ Lega, forse anche alcuni nomi proposti dal Carroccio: secondo Repubblica sarebbero almeno sei. Tra i nomi spendibili per il ‘Capitano’ quelli di Edoardo Rixi, Gian Marco Centinaio, Giulia Bongiorno.

Quindi Forza Italia, con Silvio Berlusconi che forse anche per una semplice questione anagrafica si trova probabilmente di fronte all’ultima occasione di governo. Dunque la volontà è quella di piazzare quanti più ‘uomini’ possibile nel governo, in particolare i fedelissimi come Antonio Tajani e Licia Ronzulli.

Eppure le rimostranze degli alleati non stanno smuovendo Meloni, che secondo quanto riferisce un retroscena di Repubblica ha spiegato chiaramente al duo Salvini-Berlusconi che non avranno oltre i tre ministeri per ciascuno, ma nessuno di questi sarà un dicastero chiave.

Quelli andranno a tecnici d’area, che dovrebbero occupare un totale di dodici poltrone su venti. Una sorta di ‘vero’ governo Draghi, con figure tecniche d’area ma senza tessere di partito, inattaccabili sul piano professionale: la premier in pectore vuole al suo fianco personaggi autorevoli per fare fronte ad una situazione economico-sociale che quest’autunno rischia di fars esplosiva tra carovita, rincari delle bollette e l’onda lunga della guerra in Ucraina.

Una strategia che non trova la sponda degli alleati: a spiegarlo è stato chiaramente Antonio Tajani, il coordinatore di Forza Italia, che a SkyTg24 aveva sottolineato che “siamo per un governo politico, poi se c’è qualche personaggio che ha raccolto un’esperienza tale da essere al governo senza essere parlamentare può accadere, ma devono essere dei casi non la regola”.

Tra Forza Italia e la Meloni i rapporti si sono raffreddati, raccontano le ‘voci di palazzo’, in particolare sulla questione Licia Ronzulli. Fedelissima di Berlusconi e factotum del partito, il Cavaliere la vorrebbe alla guida di un ministero importante, spingendo in particolare sul dicastero della Salute visto il passato da infermiera e poi da dirigente responsabile del coordinamento delle professioni sanitarie all’IRCCS Galeazzi di Milano, mente la premier in pectore Giorgia Meloni ha forti dubbi sul suo profilo. Anche per questo sul tavolo ci sarebbe l’opzione di premiare gli azzurri con Interni o Esteri, da affidare a Tajani.

Ovviamente Meloni si aspetta trattative meno turbolente all’interno del suo partito: i nomi sembrano assestarsi con Raffaele Fitto agli Affari europei, Adolfo Urso alla Difesa, Fabio Rampelli alle Infrastrutture. Come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio potrebbe andare Guido Crosetto, co-fondatore del partito e ‘spin doctor’ della Meloni, anche se la poltrona potrebbe essere destinata ad un secondo fedelissimo della leader di FdI, Giovanbattista Fazzolari.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia

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