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Marco Mancini, dopo 37 anni l’agente segreto va in pensione a luglio. Pesano le domande sul suo incontro con Renzi all’Autogrill

Dopo 37 anni di carriera nei servizi segreti italiani, Marco Mancini, 61 anni, si avvia a godersi la vecchiaia. A luglio, con il raggiungimento dei requisiti minimi, il caporeparto del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis, l’agenzia che coordina Aisi e Aise, le agenzie d’intelligence per l’interno e per l’estero) chiederà di andare in pensione, pur potendo – in teoria – continuare a lavorare ancora per cinque anni. Mancini avrebbe sperato di chiudere il proprio cursus honorum con la vicedirezione di una delle due agenzie, ruolo che è stato a un passo dal ricoprire. Ma il chiasso mediatico legato al suo incontro con Matteo Renzi il 22 dicembre 2020 in un autogrill di Fiano Romano – documentato da Report grazie a un filmato amatoriale – lo ha convinto, in accordo con l’amministrazione, a farsi da parte. Troppi i punti ancora oscuri: il perché dell’incontro, della mancata relazione di servizio e il come sia stato possibile che una qualsiasi passante abbia registrato tutto. Punti su cui nemmeno Gennaro Vecchione, allora direttore del Dis, è stato in grado di dare una spiegazione plausibile durante l’audizione al Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. E proprio quella sua audizione è stata tra le cause del suo avvicendamento con Elisabetta Belloni, deciso di recente dal premier Mario Draghi.

Sulla scelta pesa, probabilmente, anche il passato da dirigente del Sismi (Servizio per le informazioni e la sicurezza militare) di Mancini all’epoca di Niccolò Pollari, ritenuto troppo ingombrante, a cominciare dalle circostanze mai del tutto chiarite della morte del collega Nicola Calipari nell’operazione che portò alla liberazione, in Iraq, della giornalista Giuliana Sgrena. Per proseguire con i misteri del caso dell’imam Abu Omar, per cui Mancini fu arrestato (e rilasciato) due volte e su cui quattro governi diversi – Prodi, Berlusconi, Monti e Letta – hanno opposto il segreto di Stato. Dopo la notizia dell’incontro con Renzi, poi, anche il leader leghista Matteo Salvini ha ammesso a Report di avere incontrato più volte Mancini mentre era ministro: altra circostanza che ha creato qualche imbarazzo, portando all’emanazione da parte di Franco Gabrielli – Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica – di una circolare volta a disciplinare gli incontri tra politici e agenti segreti.

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