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“L'Ungheria non è più una democrazia”. Ci mancava l'ultima baggianata Ue




Roma, 15 set – Altro che compattezza, unità d’intenti e discussioni serie su come affrontare la crisi energetica. Il Parlamento europeo perde tempo a sparare baggianate, prendendo di mira uno Stato membro dell’Ue. Prova ne sia la relazione approvata a maggioranza dagli europarlamentari, secondo cui l’Ungheria “non può più essere considerata una democrazia”. Questo perché, a loro avviso, la situazione nel Paese guidato da Viktor Orban – regolarmente rieletto lo scorso aprile – si è degradata a tal punto da aver dato vita a una “autocrazia elettorale”.

“L’Ungheria non è più una democrazia”. Ci mancava l’ultima baggianata Ue

Nuove, esilaranti, locuzioni partorite dalla fantasia Ue. Il Parlamento europeo ha approvato la relazione “contro” l’Ungheria, con 433 voti favorevoli, 123 contrari e 28 astensioni. Nella stessa relazione viene rimarca al contempo “l’inazione” dell’Ue, che ha “peggiorato le cose” e si chiede che l’erogazione dei fondi per la ripresa a Budapest sia sospesa “finché il Paese non si allineerà alle raccomandazioni dell’Ue e alle decisioni della giustizia comunitaria”. Per l’Aula “ogni ritardo nella procedura legata all’articolo 7 equivarrebbe ad una violazione dello Stato di diritto da parte del Consiglio”. In sostanza, la nazione magiara deve sorbirsi i diktat di Bruxelles senza battere ciglio, pena la condanna dei probi europarlamentari.

Il Parlamento europeo, con questa relazione, relativamente alla situazione ungherese, sostiene di essere preoccupato per l’indipendenza della magistratura, la corruzione, i conflitti di interesse, la libertà di espressione e il pluralismo dei media. E ancora: la libertà accademica, quella religiosa, la libertà di associazione, l’uguaglianza di trattamento, inclusi i diritti delle persone Lgbt, i diritti dei minori, dei migranti e dei richiedenti asilo, del funzionamento del sistema elettorale e costituzionale. In pratica, a loro avviso, l’Ungheria sarebbe un inferno in terra.

Neanche a dirlo, la relazione è un parto della sinistra. Una delle relatrici è Gwendoline Delbos-Corfield, francese dei Verdi, che rincara così la dose: “Le conclusioni della relazione sono chiare e inequivocabili: l’Ungheria non è più una democrazia. Era fondamentale che il Parlamento prendesse posizione, tenendo conto dell’urgenza e della gravità degli attacchi contro lo Stato di diritto in Ungheria. Oltre a riconoscere la strategia autocratica di Fidesz (il partito di Orban, ndr), una grande maggioranza dei deputati sostiene questa posizione, che è una prima assoluta per il Parlamento. Dovrebbe essere un campanello d’allarme per Commissione e Consiglio”.

Alessandro Della Guglia

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