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La virtù dell’innocenza: e il nostro viaggio identitario inizia dalla fine… | CulturaIdentità

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Il corto di Samuel di Marzo e Luigi Storti è un omaggio a Ettore Scola e alla capacità di perdersi per ritrovarsi

La virtù dell’innocenza, scritto a quattro mani da Samuel di Marzo e Luigi Storti, prodotto da Irpiniart con la regia di Samuel di Marzo, è il viaggio che noi affrontiamo insieme al protagonista, un regista affermato interpretato da Federico Rosati, che dopo 30 anni torna nel posto dove tutto iniziò: il suo paese natale, Trevico, ora dominato  dalle pale eoliche, idoli eco-tecnologici che riempiono lo scenario di una volta, fatto di cielo e terra. Occasione della rentrè sono i funerali del suo Maestro, il regista Ettore Scola: infatti il corto di di Marzo e Storti, oltre a tributare il paesaggio naturalistico irpino, rende omaggio a uno dei più grandi registi della storia del cinema italiano. Nella finzione filmica, il protagonista torna a se stesso: mette in discussione tutto ciò che ha fatto nel corso della sua fortunata carriera, non lesinando  riflessioni sul mondo del cosiddetto show business e sulle finte relazione amicali, in realtà  opportunistiche.

C’è forse qualcosa della Grande Bellezza per questo fare i conti con la realtà da parte di un personaggio ormai disilluso e nello stesso tempo “risvegliatosi”: inoltre la trama si sviluppa come in un sogno, quando con scorci fotografici alla Tina Modotti Federico si rivede in quel bambino che alla fine del corto riprende la scena con una piccola cinepresa. Ed è come se sognasse e ritrovasse se stesso nel sogno. A lui non importa soddisfare le legittime domande  sulla carriera, né quelle sotto forma di intervista televisiva né quelle più private dell’amico d’infanzia. Proprio quest’ultimo gli chiede se la ragazza con cui lo ha visto arrivare (interpretata da Eloise Flamini) sia un’attrice, ma per tutta risposta Federico gli fa: «Ma l’oratorio c’è ancora?». Perché, come dice nel monologo finale, «Il futuro è passato e non ce ne siamo nemmeno accorti». La virtù dell’innocenza  ci mostra cosa conta davvero nella vita, soprattutto in un contesto, quello dello spettacolo, dove per dirla alla De Sade la virtù conosce soprattutto sventure. Ma soprattutto ci insegna che, per ritrovarsi, bisogna per forza perdersi:  l’unico modo per ritrovare la strada è tornare indietro sui nostri passi, quando si è iniziato a camminare. La virtù dell’innocenza sarà proiettato in anteprima assoluta il 20 novembre al Riff Awards 2022 – Rome Independent Film Festival, 17-25 novembre, XXI edizione.

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