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La mattanza in carcere, l'ultimo suicida migrante e l'assenza di mediatori e psicologi – Il Riformista

La mattanza di Stato

Andrea Aversa — 28 Agosto 2022

La mattanza in carcere, l’ultimo suicida migrante e l’assenza di mediatori e psicologi

Non ha fine la mattanza di Stato. Un altro suicidio avvenuto tra le mura di un penitenziario. Questa volta è successo nel carcere di Terni. Lo ha annunciato il segretario generale del Sindacato Polizia Penitenziaria (SPP) Aldo Di Giacomo. L’ultima vittima della strage è un giovane di origini marocchine. «Un’altra terribile faccia della medaglia dei suicidi – ha spiegato Di Giacomo – Per i detenuti extracomunitari, circa 12mila, l’assenza di mediatori culturali e psicologi è ancora più pesante».

Dei 55 suicidi, questo ha rappresentato il 22esimo che ha avuto per vittima una persona extracomunitaria. «Lo sciopero della fame che ho iniziato la scorsa settimana insieme al tour tra le carceri italiane, tra cui quelle in Umbria dove ci sono alcune centinaia di detenuti extracomunitari (tunisini e marocchini in maggioranza) è ormai l’ultima possibilità per riaccendere l’attenzione sul fenomeno dei suicidi, la spia estrema del profondo malessere che vive la popolazione carceraria. Si pensi solo che l’età media è notevolmente abbassata con un numero maggiore di giovani», ha affermato Di Giacomo che ha poi continuato: «Purtroppo, l’emozione provocata nell’opinione pubblica, grazie alla grande attenzione di giornali e media e della sensibilità dei giornalisti che ringraziamo, non basta. Come non basta una circolare del Dap o una task force istituita dal Ministero ad intercettare il grave disagio, soprattutto psicologico, diffuso in particolare tra detenuti tossicodipendenti e con problemi psichici trasferendo ogni responsabilità ai Provveditori e ai direttori di istituto».

Di Giacomo ha inoltre dichiarato: «Ringrazio quanti da giorni mi fanno pervenire messaggi di solidarietà e sostegno. Purtroppo è troppo facile il classico ‘scarica barile’ delle responsabilità pur sapendo che né provveditori né direttori dispongono di risorse umane (psichiatri, psicologi) e finanziarie, strumenti e strutture per intervenire. Così come è troppo facile, come fa il capo del Dap, invitare i provveditori a garantire una particolare attenzione alla formazione specifica del personale, attraverso cicli di incontri a livello centrale e locale, destinati a tutti gli attori del processo di presa in carico dei detenuti». Ha concluso il Segretario: «L’estate si conferma dunque stagione problematica da gestire nelle carceri, mentre l’unica Regione che ha attivato, sia pure solo di recente, un piano di prevenzione suicidi è la Regione Lombardia che ha provveduto in questi giorni ad un aggiornamento. Come sostengono gli esperti, la pandemia se in generale ha accentuato situazioni di disagio mentale, apprensione ed ansia, ha avuto e continua ad avere ripercussioni ancora più gravi nelle carceri dove il personale di sostegno psicologico come quello sanitario in generale ha numeri ridotti e non riesce a far fronte all’assistenza ancor più necessaria negli ultimi due anni di Covid».

La comunità penitenziaria è allo stremo. Il sovraffollamento continua ad essere una piaga per detenuti ed agenti. L’assenza di personale sanitario e di risorse per i tribunali di sorveglianza, rende il contesto ancora più complesso e difficile. È difficile accedere alle pene alternative e al lavoro. Ci sono ritardi per i pronti interventi clinici e per consentire ai reclusi di poter fare delle visite mediche. La burocrazia su questo è nemica del Diritto. Pratiche ferme per mesi, mentre la salute delle persone peggiora giorno dopo giorno. La mancanza di educatori preclude ai detenuti la possibilità di poter svolgere le attività trattamentali e rieducative. Le istituzioni sono lontane anni luce dalla Costituzione e continuano a mortificare lo Stato di Diritto. E la politica è indifferente: a quale dei partiti in campo interessa davvero riformare il carcere? Quasi a nessuno, basta assistere a questa vergognosa campagna elettorale.

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