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La Fontana Cavallina di Genzano di Lucania (PZ) | La Voce News

Una fontana bellissima, riconosciuta tra le 33 fontane più belle d’Italia

Rocco michele Renna

Realizzata tra il 1865 e il 1893 sulla base di un progetto redatto dall’architetto Giuseppe Antonio Locuratolo, nato a Melfi nel 1796 e trasferitosi a Genzano di Lucania a seguito della repressione dei moti carbonari verificatisi in Basilicata nel 1820-21.

La “Fontana Cavallina” è stata costruita tra il 1865 e il 1893 in completo stile neoclassico e a renderla ancora unica è la presenza della statua della Dea Cerere, divinità materna della terra e della fertilità, chiamata dai genzanesi “Sand’Abbunnanza”.

Fontana Cavallina vista dall’alto

Nella religione romana Cerere (in latino Ceres, Cereris) era la divinità materna della terra e della fertilità, nume tutelare dei raccolti, dea della nascita: fiori e frutta erano ritenuti suoi doni (II-III secolo avanti Cristo).

Rinvenuta a metà del 1800 in località Pila Grande. Genzano di Lucania è un comune che sorge su un promontorio collinare e si divide in due nuclei ben distinti: il paese vecchio e il paese nuovo.

Un centro che può mettere in mostra tante bellezze. Passeggiando per le vie di questo borgo lucano troviamo il monumento ai caduti, il parco della rimembranza, palazzo De Marinis, oggi la sede del Municipio.

Nella realtà rurale di un tempo, si racconta di quando assumevano dei contadini a giornata, in cambio gli veniva dato un chilo e un quarto di pane per paga. Nelle favole di un tempo si diceva che il pane caduto a terra non veniva raccolto per un intera notte perché serviva a sfamare le anime del purgatorio.

Un pane messo nella culla del bambino, si diceva, serviva al neonato a farlo crescere. Non sono da meno alcune delizie gastronomiche del luogo. Ma torniamo alla Mitica fontana…

La Fontana Cavallina di Genzano di Lucania, nel suo monumentale complesso architettonico, ha la forma di un anfiteatro con struttura a mattoni pieni, cotti, naturali, senza intonaco e con cordonatura superiore in pietra viva. Ha il pavimento fatto di selciato che si estende alle due rampe di accesso. Il muro interno delle rampe inizia e termina con un pilastro, su cui poggia un basamento quadrangolare portante una pigna in pietra.

Detto muro è intervallato inoltre da sette altri pilastri, equidistanti tra di loro, che si prolungano tramite un basamento quadrangolare, sottostante a una colonnina, alta circa mezzo metro. Le tre colonnine della parte centrale portano una ringhiera di protezione in ferro battuto.

È alimentata da una polla inesauribile di acque sorgive, provenienti da tre direzioni: da Nord-Ovest, zona detta «Giardino»; da Sud-Ovest «San Giorgio»; da Nord-Est «Sotto il Municipio».

La prima diramazione alimenta la Fontana, la seconda alimenta una vasca secondaria, la terza alimenta il pubblico abbeveratoio. Quest’ultima mediante un cunicolo sotterraneo, costruito ad altezza d’uomo, attraversa la via Cavour, rasenta il Municipio, si estende per via De Marinis e incanala le acque di una profonda cisterna, situata all’incrocio tra Corso Vittorio Emanuele e via De Marinis. Le acque in eccesso, compreso quella piovana, si scaricano, tramite cunicoli, nel vicino vallone dei Greci.

Sull’arco di stile romano si staglia la statua della dea Cerere, come ho scritto in precedenza, È un pregevolissimo reperto archeologico del I sec. a.C. – I sec. d.C., rinvenuto, nella seconda metà del 1800, presso la Pila Grande a circa 2 Km. dal centro abitato, là dove un tempo sorgeva Féstula, un’antica città pagana.

La statua, artisticamente scolpita su pietra viva, è alta circa un metro e cinquanta centimetri. Nella sua originaria interezza, con una mano teneva sospeso il lembo del peplo e con l’altra stringeva un manipolo di spighe di grano.

Anticamente, a piedi o a cavallo, con barili, anfore, secchi, orcioli, ci si recava alla fontana ad attingere alle sue acque per le più svariate necessità.

Sovente bisognava fare la «vècet‘» ossia fare la fila e attendere il turno per riempire i propri recipienti. Per un nonnulla, le donne, scosse nei nervi per la lunga attesa, spesso si accapigliavano tra di loro e… I barili ne pagavano le conseguenze: «I ciôcc’ s’ sciàrren’ e i huarrécchi’ vànn ch’ sott» oppure, specie le malelingue, ne approfittavano per dare sfogo a chiacchiere, dicerie e panzane: «Vu sènt panzàn’ va a Inzàn’». (R. Scazzariello, Canti popolari e altri testi di tradizione orale raccolti a Genzano di Lucania, Appia 2 Editrice Venosa, 1982). In quella fontana ci andavano a lavare i “Panni” e si continuava con le chiacchiere tra le lavandaie, una sorta di Agorà al femminile insomma.

Mia madre, originaria di Genzano di Lucania diceva che: “chi beveva all’acqua della cavallina diventava pazzo”, una diceria per far allontanare i ragazzi che rischiavano di scivolare dentro la vasca principale o farsi male

Il 25 ottobre 1978 la Fontana Cavallina è stata riprodotta su un francobollo ordinario di £.120 nelle serie “Fontane d’Italia”, che raccoglie 21 fontane di tutta Italia.

La Fontana Cavallina è stata oggetto di un intervento di restauro nei primi anni novanta. Tale intervento, paziente, minuzioso ed assolutamente rispettoso del monumento e del suo assetto, è stato però esteso alla sistemazione dell’area circostante ed alla realizzazione di nuovi manufatti che a parere mio sono un pugno in un occhio data la difformità di stile, ma la mia opinione può essere del tutto opinabile e discutibile.

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