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Si chiamavano «Neri x caso», non per abilità canore quanto per il colore della pelle. Chi c’era quattro anni fa, al torneo estivo di calcetto a Ruoti, vide l’alfa e l’omega delle qualità calcistiche racchiuse in una squadra. Quell’alfa, però, oggi fa parlare il mondo. Perché è sul campetto del centro Alfredo Tramutoli che Musa Juwara, 18enne gambiano reduce dal primo gol in Serie A, a San Siro con l’Inter, ha fatto capire di essere un predestinato.

Finte, slalom, gol. E l’intuizione di due ragazzi, Diego Nardiello e Alex Ricci, di presentare Musa a Tonino Summa, allenatore delle giovanili della Virtus Avigliano (nella foto del Calcio giovanile Basilicata) che sarebbe diventato il papà adottivo.
«Notammo questo gruppo di ragazzi africani in piazza San Vito – racconta Diego, tra i migliori amici di Juwara – in un classico pomeriggio d’estate in paese.

La curiosità fu più forte della paura. Tra loro c’era Musa. Dopo averlo visto giocare, l’abbiamo fatto conoscere a mister Summa. Da lì inizia la storia che tutti conoscono: Virtus Avigliano, con una doppietta all’esordio con il Lavello, poi Chievo Verona, Torino e Bologna». Un attimo dopo il sinistro vincente che ha piegato i guanti di Handanovic, Diego ha scritto a Musa. La risposta: «Grazie amico mio». Oggi, del resto, quel 14enne timido e sempre attaccato alle cuffie, per cui il traduttore era prezioso quanto l’acqua, «parla italiano meglio di tutti noi», scherza – ma non troppo – Nardiello.

Tra gli amici c’è anche Gigi Donnaianna, oggi portiere della formazione Berretti dell’Az Picerno: «All’inizio comunicavamo col traduttore – il suo ricordo – e tra le prime cose che espresse ci fu il desiderio di correre e giocare a calcio. Lasciò tutti a bocca aperta. Quando ha segnato all’Inter mi sono commosso. E’ un ragazzo umile e ha la fame di chi non ha avuto niente e ha conquistato un obiettivo con la sua bravura e i suoi sacrifici».

Un altro portiere, Giuseppe Pinto, ricorda sia il gol che Juwara gli segnò a Picerno, dopo uno slalom ubriacante, sia un aneddoto legato al Torneo delle Regioni, con la rappresentativa Allievi. «Alla viglia della partita con la Puglia – racconta il ventenne di Venosa – avevamo la riunione in albergo alle otto di sera. Nessuno sapeva dove fosse finito Musa che dopo venti minuti si presentò, con la sua espressione serena, e con assoluta innocenza disse: scusa mister, ero in bagno. Ovviamente giocò comunque titolare e ci fece vincere la partita. Musa è sempre stato un predestinato e al contempo un ragazzo genuino, ora è un professionista. E vedere un amico arrivare in Serie A mi riempie d’orgoglio».


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La Gazzetta del Mezzogiorno by

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