Al giorno d’oggi, concedersi il tempo per amare ed essere amati sembra un’utopia, un lusso concesso solo a chi ha il coraggio di sfidare le gravose aspettative che la società impone.

È quindi necessario fare un passo indietro, per provare a spiegare i motivi per i quali l’uomo dopo secoli di rapidi ed inarrestabili mutamenti non riesce a disimparare l’abitudine di legare la sua vita a quella di un altro individuo. L’amore sboccia quando chi ne è colpito avverte un desiderio incontrollabile ed imprevisto verso un’altra persona. Innamorarsi significa abbandonarsi completamente al corso degli eventi, lasciandosi investire da un uragano di dubbi e passioni. Ma soprattutto vuol dire riconoscere di essere impotenti di fronte al bisogno di condividere gioie e dolori al fianco dell’altro. Per questo è importante chiarire il significato della parola “desiderio”, troppo spesso ridotto alla sola volontà di godere del piacere che genera la passione in quanto atto sessuale, al contrario il desiderio d’amore è mancanza della metà che completerebbe il nostro essere. Una metà diversa, sconosciuta a tutti quelli che sono i principi della nostra morale in grado di capovolgere le leggi insite nell’anima. Capire l’altro diventa un pellegrinaggio di devozione e umiltà verso” La Mecca”, che in questo caso è la comprensione di un altro essere.  La nobiltà di questo sentimento è talmente prodigiosa che addirittura   un” ateo” addentrandosi in una cattedrale inizierebbe a credere. Credere al miracolo della comunione tra corpi ed anime.

 Eppure l’era che ogni ” desiderio” esaudisce, grazie al dono quasi” divino” della tecnologia, impavida guerriera che non conosce né distanze né barriere sembra essere incapace di nutrire i cuori dei giovani. Il motivo risiede nella vita frenetica della quale siamo schiavi, una realtà che costringe alla finzione. L’uomo del ventunesimo secolo è un prode paladino molto affezionato alla sua armatura senza la quale si sentirebbe invisibile. L’armatura, le maschere danno corpo all’essere che senza queste ultime non riuscirebbe a manifestarsi alla platea di giudici che le scrutano crudelmente. Però, si sa, l’apparenza è nemica della genuinità dell’Amore, della purezza e dell’incontrollabilità della candida indole umana. La tecnologia porta i suoi consumatori ad un bivio, ovvero: Continuare a cercare la comodità che comprime l’unicità di ogni singola esistenza, oppure scavare fino a trovare quel tanto atteso tesoro che chiamiamo verità? L’omologazione è un prodotto usa e getta, è una moda. È una peste che si diffonde in modo irrefrenabile e pericoloso, perché piega la ragion propria e dà vita ad una catena di imitazioni che man mano precipitano, proprio come le tessere di un domino.

L’epoca del progresso, è l’epoca dell’incomunicabilità dell’io al mondo esterno. Un tempo di mera sopravvivenza, dove ogni essere umano si sente straniero di una terra nemica, alla quale deve adattarsi annientando le sue tradizioni, le sue idee e volontà. Vivere nel ventunesimo secolo, tempo di effimero cosmopolitismo, presenta un unico difetto cioè: una società che scompone l’identità, derubandola della sua essenza e plasmandone come un fragile vaso di creta, la forma. Purtroppo però dietro la modellazione di questi vasi, non c’è la creatività di un artigiano che regala sfumature differenti ad ogni creazione, al contrario c’è una catena di montaggio che cura nei minimi dettagli l’uniformità di un oggetto all’altro, perdendone l’identità. Per questo motivo, amare terrorizza le nuove generazioni, poiché vuol dire spogliarsi di un’armatura fatta di sicurezze e apparenze che garantisce successo e reverenza. Tuttavia, naufragare nelle isole dove abita l’amore è ancora possibile, richiede uno sforzo enorme per tutti, intimoriti dalla lontana possibilità di vivere la felicità. Una felicità che non richiede sterili coperture, ma visi sinceri, che soffrono per i loro fallimenti, per il mondo alienante in cui vivono ma che hanno il coraggio di imbracciare le armi della spontaneità e della purezza, contro le tenebre di falsi miti che celano crepe profondissime. Due amanti oggi, sono come astronauti che senza esitazione decidono di lasciare il loro pianeta del quale conoscono ogni tratto per valicare i confini di un Nuovo Mondo, i quali indossano una tuta che non copre loro il viso, che permette di guardarsi negli occhi e rinascere a nuova vita.

Maria Lisa Fiore classe 4AL, Liceo Linguistico “G. Bianchi Dottula”, Bari

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