Riunione a Palazzo Chigi con i vertici dell’Acn e alcuni ministri. Il sottosegretario Gabrielli nei giorni scorsi aveva avvertito: “La minaccia ibrida ha ormai da tempo preso il sopravvento sulla guerra fisica”

Stamattina il presidente del Consiglio Mario Draghi ha riunito a Palazzo Chigi, prima del Consiglio dei ministri, il Comitato interministeriale per la cybersicurezza con il sottosegretario con la delega alla cybersicurezza Franco Gabrielli, il direttore dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale Roberto Baldoni e la sua vice, Nunzia Ciardi. Presenti anche i ministri Luigi Di Maio (Esteri), Luciana Lamorgese (Interno), Marta Cartabia (Giustizia), Lorenzo Guerini (Difesa), Roberto Cingolani (Transizione ecologica), Maria Cristina Messa (Università), Vittorio Colao (Innovazione tecnologica e transizione digitale) ed Enrico Giovannini (Infrastrutture e trasporti).

In cima all’agenda dei lavori c’erano le minacce alla nostra democrazia di cui ha parlato il sottosegretario Gabrielli martedì sera a Rai Tre. Il prefetto aveva definito “assolutamente” utile che i partiti respingano i tentativi di ingerenza straniera. Inoltre, aveva spiegato come “la demoralizzazione, la destabilizzazione, cioè la messa in crisi delle istituzioni e di chi le rappresenta è uno degli elementi per consentire un’ingerenza”, oltre a essere una delle cifre delle attività condotte dalla Russia. È “più preoccupante” ciò che accade nel mondo cibernetico di quanto accade nella dimensione fisica, aveva aggiunto commentando il caso della spia russa a Napoli. “Viviamo il tempo del digitale, del cibernetico”, in cui “la minaccia ibrida ha ormai da tempo preso il sopravvento sulla guerra fisica”.

Il nostro Paese è oggi, a pochi giorni dalle elezioni politiche del 25 settembre, al centro dell’attenzione di diversi Paesi, in particolare le autocrazie Russia e Cina. Lo dimostrano, per esempio, la diffusione in Italia dell’hashtag #Dugina su Twitter e i recenti attacchi all’Italia da parte dell’ex presidente russo Dmitry Medvedev, come quello in cui ha esortato gli elettori a “punire” il governo Draghi per essersi “opposto a Mosca”. In questo contesto si potrebbero aggiungere anche attacchi informatici come quelli di Killnet a maggio o, se collegati a Mosca, quelli contro Gse ed Eni. Proprio da questi ultimi due episodi è nata la riunione odierna come occasione per fare il punto sulle minacce alla sicurezza nazionale nel cosiddetto quinto dominio. Riflettori puntati anche sulla Svizzera. Come recentemente rivelato dal Blick di Zurigo, l’intelligence svizzera si dice “convinta” che la Russia sia pronto a dividere l’Occidente utilizzando “dei server svizzeri per questo scopo”, una sorta di piattaforma di lancio per attacchi ad altri Paesi.

Recentemente, il governo ha inserito una norma nel decreto Aiuti bis per consentire all’intelligence di adottare misure di contrasto in ambito cibernetico davanti a “minacce che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale e non siano fronteggiabili solo con azioni di resilienza”. Cioè, di rispondere a un attacco contro una controffensiva.