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Inferno carceri, la denuncia della garante: “La droga in cella è il malessere silente che distrugge” – Il Riformista

“C’è chi inizia a drogarsi quando entra in carcere”

Rossella Grasso — 12 Novembre 2022

Inferno carceri, la denuncia della garante: “La droga in cella è il malessere silente che distrugge”

La droga in carcere è un problema enorme, un malessere silente. Chiedo alle istituzioni aiuto e cooperazione per avviare una catena di interventi che sia efficace e risolutiva”. È questo l’appello di Emanuela Belcuore, Garante dei detenuti della Provincia di Caserta. La garante racconta al Riformista che stanno aumentando le segnalazioni di droga che circola in carcere. Un problema che è sintomo di un malessere diffuso e che peggiora l’inferno delle carceri.

“Ho denunciato alle autorità competenti la presenza di droga in carcere, un vero dramma – spiega la Garante – Succede che ex tossicodipendenti, che magari erano riusciti a non fare più uso di sostanze dopo tanto tempo, una volta in carcere riprendano a drogarsi. E c’è anche chi inizia proprio quando entra. Così ci troviamo madri con figli carcerati che diventano anche tossicodipendenti, difficoltà all’interno delle celle tra chi vorrebbe fare bene il suo percorso e chi non è lucido e persino liti per debiti per comprare la droga. Ci sono madri, mogli e sorelle che lavorano e si ammazzano di fatica per guadagnare soldi che poi i loro figli, mariti e fratelli detenuti chiedono per pagare la dose. A volte scattano anche liti familiari per questo motivo che le mura del carcere e la condizione emotiva che questo comporta rendono impossibili da gestire. Una situazione che sta diventando sempre più insostenibile”.

All’origine del problema secondo la garante c’è sia un problema di sotto organico degli agenti che non riescono a fare bene il loro lavoro e i controlli, ma anche la carenza di attività dell’area trattamentale e di lavoro. “C’è chi sente il bisogno di fuggire almeno mentalmente dalla dura realtà del carcere, di trovare sollievo in qualche modo, e per farlo ricorre allo ‘sballo’ della droga, dell’alcol o addirittura respirando il gas dei fornellini. Qualcuno prepara anche dei beveroni con frutta lasciata a fermentare e alcol per ubriacarsi più facilmente”. La garante racconta di denunce fatte dai familiari per fermare questo vortice di malessere in carcere che può essere causa e sintomo allo stesso tempo di come e quanto le carceri siano un luogo invivibile. “Se pure il carcere fosse davvero un luogo rieducativo, cosa ce ne facciamo di detenuti storditi, impossibili da rieducare?”, si chiede la garante.

“Ci sarebbe bisogno di maggiori controlli – continua Belcuore – magari anche con l’aiuto di cani antidroga. Per esempio, a Santa Maria Capua Vetere potrebbe essere una proposta che venga fatta una ristrutturazione degli ambienti. Lo so che lo spostamento dei detenuti è complesso, ma questo renderebbe più semplice fare i controlli evitando il rischio di mattonelle o muri malmessi che possono essere perfetti nascondigli”.

Ci battiamo per i diritti dei detenuti come una buona sanità in carcere, il lavoro e il loro reinserimento nella società – continua la garante – Combattere la droga in carcere significa continuare a battersi per la tutela dei diritti dei detenuti, di chi è in condizione di fragilità e cede alla droga che può solo farlo stare peggio, di chi vuole fare un percorso positivo in carcere e nel rispetto della legalità: il carcere non può essere una piazza di spaccio”.

La garante aggiunge che in carcere sta prendendo piede anche un altro problema, quello del gioco d’azzardo. “Se i detenuti non sono stimolati diversamente, spinti a fare qualcosa di costruttivo, si finisce che anche un mazzo di carte possa diventare un problema. E anche in questo caso partono le liti, l’isolamento e chi chiama il divieto di incontro con gli altri detenuti. Oltre ovviamente al problema dei debiti che spesso ricadono sulle famiglie”. Belcuore non è disposta a cedere su queste battaglie che sono il diritto a stare bene in carcere. Il 30 novembre nel palazzo della Provincia di Caserta ha organizzato un convegno proprio sul tema della tossicodipendenza in carcere, del gancio che ci deve essere tra interno ed esterno, sulle comunità a doppia diagnosi e sulle comunità dove far andare i detenuti tossicodipendenti. Al confronto prenderanno parte esperti del settore tra cui psicologi, sanitari, personale dei sert per ragionare insieme su come affrontare al meglio questo dramma che rischia di catapultare le persone in un buco nero senza ritorno. E il dramma dei 77 suicidi in carcere dall’inizio dell’anno ne è la testimonianza.

Giornalista professionista e videomaker, ha iniziato nel 2006 a scrivere su varie testate nazionali e locali occupandosi di cronaca, cultura e tecnologia. Ha frequentato la Scuola di Giornalismo di Napoli del Suor Orsola Benincasa. Tra le varie testate con cui ha collaborato il Roma, l’agenzia di stampa AdnKronos, Repubblica.it, l’agenzia di stampa OmniNapoli, Canale 21 e Il Mattino di Napoli. Orgogliosamente napoletana, si occupa per lo più video e videoreportage. E’ autrice del documentario “Lo Sfizzicariello – storie di riscatto dal disagio mentale”, menzione speciale al Napoli Film Festival.

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