Il presidente di Cassa depositi entrerà nel cda di Tim: possibile passo avanti nella creazione della società unica della rete in fibra

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Qualcosa si muove in casa Telecom Italia. Il presidente di Cassa Depositi e Prestiti, Giovanni Gorno Tempini, entrerà a far parte del consiglio dell’ex monopolista di cui Cdp possiede circa il 10 per cento. In questo modo, con il rinnovo del cda previsto con il bilancio 2020, il braccio finanziario dello Stato sarà finalmente rappresentato all’interno del board della compagnia telefonica come richiesto nei giorni scorsi dal presidente della Commissione di vigilanza su Cassa depositi e prestiti, Sestino Giacomoni (Fi) e dal deputato Stefano Fassina (Leu).

Sul mercato, alcuni investitori hanno letto la notizia come un passo in avanti importante nella creazione della società unica della rete che dovrebbe nascere dalla fusione fra la controllata di Telecom, FiberCop, e Open Fiber, partecipata da Cdp e dall’Enel. A questo punto, il gruppo guidato da Fabrizio Palermo dovrà decidere se esercitare il diritto di opzione sulla quota (50%) di Open Fiber messa in vendita dall’Enel e per la quale l’azienda guidata da Francesco Starace ha già ricevuto una proposta di acquisto dal fondo australiano Macquarie. Finora Cdp ha preso tempo, ma la prelazione sulla quota dell’Enel scade giovedì 25 febbraio. E non è escluso che la trattativa possa riguardare anche solo una parte della partecipazione non superiore al 10 per cento.

Di certo i soci Telecom, inclusi i francesi di Vivendi, hanno tutta l’intenzione di spingere al massimo affinché le nozze fra FiberCop e Open Fiber vadano in porto il prima possibile. E la conferma viene anche dal fatto che, all’unanimità, il consiglio ha presentato una lista di dieci nomi per il rinnovo del board. Fra questi, oltre all’ad Luigi Gubitosi e al presidente Salvatore Rossi, anche i francesi Franck Cadoret e Arnaud de Puyfontaine, espressione del socio Vivendi, che è azionista anche di Mediaset. L’interesse di tutti è del resto rafforzare Telecom evitando duplicazioni degli investimenti nella costruzione della rete di nuova generazione, essenziale al rilancio del Paese. Il problema però è che Telecom vorrebbe il 51% della società della rete che ingloberà sia FiberCop che Open Fiber. Con il rischio di creare nuovamente una posizione dominante sul mercato a danno degli altri operatori.

In attesa che il progetto della rete unica decolli, il consiglio di Telecom ha approvato il nuovo piano strategico 2021-2023. Sono state confermate le linee guida del progetto 2020-2022 e migliorati gli obiettivi finanziari. Inoltre il consiglio ha confermato la politica di distribuzione dei dividendi pari ad un cent per le ordinarie e 2,75 euro per le azioni di risparmio. Tuttavia, nel periodo in questione, il board ha preso atto del fatto che i ricavi sono previsti sostanzialmente stabili o in lieve crescita nonostante l’impegno dell’ex monopolista nell’acquisire nuovi clienti con lo sviluppo della banda larga. “FiberCop raggiungerà il 76% delle unità immobiliari delle aree grigie e nere entro il 2025 (56% delle unità immobiliari tecniche a livello nazionale). Al tempo stesso le reti FTTC (fiber to the cabinet, fibra fino all’armadietto di strada) raggiungeranno il 93% delle famiglie con linea telefonica attiva entro il 2023 (91% già oggi) a cui si aggiungono le coperture con tecnologia mobile, FWA e satellitare – spiega una nota del gruppo – .Le prime tre regioni per le quali sarà “chiuso” il digital divide sono, dopo la Puglia (completata nel 2020), il Friuli-Venezia Giulia entro il primo trimestre 2021 e la Lombardia successivamente”. Nel segmento mobile, Telecom ha annunciato l’obiettivo di copertura nazionale 5G entro il 2025.

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