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Il Conte alla rovescia. L’ex premier stravince il duello online con Grillo

Il duello rusticano delle dichiarazioni tra Beppe Grillo, con il suo “Conte s’è montato la testa”, e l’ex presidente del Consiglio che ieri nella diretta pomeridiana aveva lanciato l’ultimatum al fondatore del M5S, “spetta a lui decidere se essere un genitore generoso che vuole far crescere la sua creatura o il padre padrone”, non sembra avere un vincitore netto, al più ci svela una verità che in molti sapevano ma che in pochi avevano evidenziato, ovvero che il MoVimento è null’altro che una variante di quella forma organizzativa della politica liquida che Mauro Calise ha brillantemente definito giusto vent’anni fa un partito personale.

All’opposto il duello della rete e delle interazioni ci restituisce un vincitore certo tra i due rivali, in quanto è Giuseppe Conte a mettere tra sé e il rivale una distanza consistente, al momento incolmabile per corposità e densità, anche se qualche piccola crepa nel fidanzamento ufficiale tra gli utenti e Conte, nella versione leader politico, è visibile.

Grazie a Live Insighits di BlogMeter è stata effettuata una triplice indagine del mood per provare a dare una più ampia consistenza alla possibile leadership digitale di Giuseppe Conte, con tre diverse scansioni temporali: sulla singola giornata del 28 giugno, giorno del D-Day per Conte, negli ultimi sette e ventotto giorni. Per la stessa ragione si è preferito allargare la comparazione da due, solo con i nomi di “Giuseppe Conte” e “Beppe Grillo”, a quattro, aggiungendo anche come chiavi di ricerca quelle di Luigi Di Maio e “Movimento 5Stelle”.

Il risultato che il nostro percorso a ritroso ci restituisce è tutto a vantaggio di Conte che, a dispetto della violenta delegittimazione sferrata alla sua credibilità da Grillo, riesce a conservare, negli ultimi 7 giorni, un mood positivo di poco inferiore al 50%, e precisamente al 44% con due estremi, il 54% maturato grazie alla diretta Facebook del 28 giugno pomeriggio e il 46% che ottiene appunto dall’inizio del mese di giugno.

 

Un primo dato significativo da evidenziare in questa scansione sui tre binari temporali è la distanza che Conte mette tra sé e il fondatore del Movimento, un distacco che cresce in modo inversamente proporzionale al mood pro Conte a causa della spinta polarizzante dello scontro. Infatti, più andiamo indietro nella ricerca e più gli utenti premiamo l’avvocato del popolo rispetto a Grillo: a ventotto giorni, il divario tra i due mood è del 21% (Conte al 46% e Grillo al 25%), mentre al termine della diretta del 28 giugno si è cristallizzato al 16% (Grillo risalito al 38% e Conte al 54%).

Una seconda sottolineatura, utile a comprendere di riflesso il peso dei singoli all’interno delle gerarchie di influenza che popolano il MoVimento, è anche il mood che registra l’attuale titolare della Farnesina, Luigi Di Maio, perché se da un lato è comunque sempre a rimorchio di Conte, dall’altro riesce a staccare e distinguersi sia da Grillo, a ventotto giorni il mood di quest’ultimo è al 25% e quello di Di Maio è invece al 40%, che dal mood ottenuto che riesce a coagularsi intorno al simbolo dei pentastellati.

L’attrattiva di Giuseppe Conte sulla rete è confermata anche dall’engagement che questi raccoglie rispetto ai suoi competitor interni, il picco in questo caso si raggiunge nella giornata del 28 giugno, con il 66%, e nel periodo più lungo, ovvero a ventotto giorni, egli supera addirittura il 60%, seguito, si fa per dire, da Grillo invece ottiene appena il 19,5%

Quest’ultimo risultato, in verità è determinato per lo più da un contenuto nient’affatto politico, per nulla legato alle discussioni sulla riorganizzazione del MoVimento, ma a due post che Conte ha pubblicato sulle prime due partite della nazionale italiana agli Europei di calcio. Un segnale da non sottovalutare, perché potrebbe anche in qualche misura segnalare un’attitudine degli utenti a riconoscergli una dimensione prima pop e poi politica.

Una tendenza che trova un secondo indizio nella considerazione che leadership di Giuseppe Conte in rete è una social leadership, la cui flotta trova in Facebook la sua nave ammiraglia. Infatti, nelle tre diverse scansioni temporali, la piattaforma di Mark Zuckerberg riesce a catalizzare una quota di parlato che supera sempre il 70% di tutte le discussioni che lo riguardano.

Questa tendenza all’inclusività di Conte, rispetto ad altri social leader politici, è confermata ulteriormente dall’engagement registrato dal suo canale Twitter .

Se guardiamo la lista dei tweet contiani dell’ultimo mese, ad esempio, i due contenuti che hanno ottenuto il maggior numero di interazioni sono quelli del 26 giugno, in occasione della vittoria agli ottavi di finale dell’Italia contro l’Austria e quello del 20 giugno, con il selfie di Conte e della compagna sugli spalti dell’Olimpico per l’ultima sfida della fase a gironi contro il Galles.

Ovviamente i due post non sono ancora una prova, di indizi come sempre ne servono almeno tre affinché possano sostenere un giudizio, però potrebbero dare forza alla reputazione “pop” che lo stesso Grillo ha sanzionato il giorno dopo la diretta di Conte accusandolo di “non aver una visione politica”.

Oggi, certamente, la comunicazione politica ha molto spesso forme e contenuti leggeri, o come canterebbero Colapesce e Dimartino, “leggerissimi”, però per quanto Conte sia ancora distante da questo rischio per essere credibile nel lungo periodo non può derogare, Mario Draghi docet, a un bilanciamento di linguaggi, tempi e forme che siano propriamente politici.

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