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Il caffè con il lettore | La Voce News

Per questa volta la Meloni va difesa, costi quel che costi. In copertina a colloquio con Joe Biden

Gianvito Pugliese

Mi ripeterò, ma ho incontrato la prima volta, una quindicina di anni fa, Giorgia Meloni ad una serata alla Sala Murat in Piazza del Ferrarese a Bari, della serie “Capitane Coraggiose”, un ciclo di incontri promossi da Francesco Paolo Sisto all’epoca onorevole, oggi sottosegretario alla Giustizia. Due le protagoniste, una della quali la Meloni. Li coordinava Irma Melini, in quel periodo assistente parlamentare dell’avvocato Sisto, poi consigliera comunale a Bari di centro-destra. Ora non so, francamento.

Mi fu presentata da Sisto; se ben ricordo, le feci due complimenti di circostanza, confesso, non mi era piaciuto il suo intervento-relazione. Tutto mi sarei aspettato, quindi, salvo di dover prendere le sue difese, delle quali peraltro non ha certo bisogno: non so se si sappia davvero difendere bene da sola, anzi ne dubito parecchio, visto come si è recentemente esposta per difendere suoi indifendibili collaboratori (ministri) che l’avevano abbondantemente scavalcata, costringendola a difendere posizioni piuttosto estreme ed estremiste. Ma uno degli sport preferiti dai miei connazionali (gli italiani), non so se prima, dopo o al pari del calcio, è “saltare sul carro del vincitore”: ergo, difensori d’ufficio oggi ne trova quanti ne vuole.

Tutto nasce da uno sfogo di due donne, madri della stessa bimba, che in difficoltà ad avere il passaporto anche per la piccola, per mere difficoltà burocratiche, che sostengono essere state create ad arte dal Salvini, ai tempi in cui era ministro dell’Interno, non possono recarsi all’estero con quella figlia che l’autorità giudiziaria ha sancito essere loro. L’appello viene raccolto da Colleghi di una testata che stimo e raramente prende cantonate. Il tutto diviene in breve seriale, la rete e certo giornalismo di parte si scatenano. Permettetemi di dire la mia a tal proposito. Il giornalismo di parte è la negazione del giornalismo stesso che è o dovrebbe essere raccontare i fatti con obiettività. Il giornalismo, cane da guardia della democrazia, è purtroppo infestato da tanti cani e cagnolini da salotto, pronti a tutto per un bocconcino da pezzenti.

La violenza e la partigianeria che si sono scatenate sui social, che si cibano di fake news, può riguardare relativamente noi giornalisti, ma non si può né si deve negare che quelle discussioni accese, spesso violente e volgari all’estremo, sono innescate da false notizie apparse su giornali o in certi talk show televisivi, che ben sanno che la maggioranza guarda e giudica dalla foto, poi grasso che cola se legge il titolo e pochissimi leggono l’articolo fino in fondo. Ergo una bella foto ed un titolo provocatorio ed il gioco è fatto. Poi nel testo smentisco e correggo riparandomi da conseguenze penali. Tanto lo squallido obiettivo è raggiunto.

Tornando al caso Meloni, sposo in toto, e non è certo la prima volta, la tesi espressa dal prof. Gianfranco Pasquino stamane al TgRai24. L’attacco alla Meloni per aver postato con se la figlia a Bali è sessista, squallidamente maschilista, strumentale e, soprattutto, politicamente idiota. Una madre che per gli impegni istituzionali è costretta a non dare alla sua bimba tutto il tempo che la stessa merita, ed ha occasione di portarsela con se, che male ha fatto? Lo avrebbe fatto se si fosse comportata diversamente.

La triste verità e che i leader sono scomparsi e nella politica, non solo nazionale, ma a livello mondiale, la mediocrità dilaga. La politica dei politicanti non è più confronto e scontro di idee, ma solo attacchi sistematici a ciò che fa l’altro, molto più comodo e facile che presentare proposte costruttive e fare un’opposizione altrettanto costruttiva.

Nulla di diverso da quel commerciante che diffonde menzogne e calunnie sul collega concorrente e sui prodotti che vende. Costa meno fatica e soldi che migliorare la qualità del proprio prodotto. Ciò che è più triste é che questa politica infima è in buona parte frutto di una società altrettanto infima.

Alla prossima, care lettrici e lettori. Scusate la durezza, ma Voi sapete bene che non sono capace di mentire a Voi e non dirVi fino in fondo ciò che ritengo davvero.

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