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Sì è vero, il bonus Cultura per i 18enni istituito da Renzi nel 2016 poteva essere una buona idea, se veramente i ragazzi l’avessero utilizzato per il consumo culturale tra cinema, teatri, musei ed editoria. Si è invece trasformato presto in una legge che è servita più a fare propaganda politica e in modo molto marginale ad indirizzare i nostri giovani verso la Cultura. Negli anni le denunce delle truffe sull’utilizzo di questi 500 euro destinati ad ogni 18enne sono state molteplici e tra una fuga ed un’altra di Franceschini, rincorso dalla Iena di turno, non si è voluto toccare nulla. Fa sempre scena per un politico fare un tweet ad effetto: “diamo i soldi ai ragazzi per andare a teatro”, poi la realtà è un’altra. Così la maggioranza ha promosso un emendamento relativo all’articolo 108 alla legge di Bilancio, che vuole abolire la app18 con la quale appunto viene distribuito questo bonus. Ci sarà al suo posto una Carta Cultura e i 230 milioni di euro saranno redistribuiti in un settore, quello dello Spettacolo e della Cultura, messo in ginocchio prima da 10 anni di lottizzazioni della sinistra e poi da due anni di Covid, che hanno fatto delle sale cinematografiche e teatrali, secondo chi ci governava, il luogo più pericoloso per contagiarsi. E’ normale, l’opposizione fa il suo lavoro ed ora grida allo scandalo, ma questi soldi, ora, andranno ad aiutare tutti quelli che purtroppo spesso non riescono ad avere una continuità lavorativa. Andranno al Fondo Unico dello Spettacolo, che si chiamerà Fondo per lo Spettacolo dal Vivo, a festival, a cinema e audiovisivo, a librerie e biblioteche, insomma a quella filiera di professionalità in campo artistico e culturale che troppo spesso è considerata di serie B. A nulla serviranno le petizioni dei vippettini, rimasti in assoluto silenzio in questi anni mentre cinema e teatri chiudevano, per indirizzare l’opinione pubblica contro un Governo che, forse per la prima volta (si spera), non stipendierà più la loro militanza politica. Educare i nostri giovani alla Cultura è basilare: lo si faccia presto con altri mezzi e con una strategia vera che faccia conoscere ed amare ai nostri figli la bellezza del nostro Paese. Ricominciare dalle scuole, inserendo le materie artistiche nell’insegnamento fin dalla primaria sarebbe un primo passo per creare dei veri fruitori della Cultura, consapevoli di quel grande dono che è nascere in Italia circondati da simboli di arte che il mondo ci invidia. Per tutto il resto ci sono quei redditi che assomigliano più che altro a mance elettorali e che hanno al massimo la solidità di un tweet. Rincorrono tra app e piattaforme il modello globalista del nuovo consumatore della Netflix all’italiana come sognava l’ex Ministro alla Cultura quando si contorceva l’animo con quel : It’s Art …or not It’s Art. Tra poco non sarà più un dilemma.

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