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I punti programmatici del Pd? Moralismo e demonizzazione dell’avversario

Roma, 30 lug – Calenda si allea col Pd, Calenda non si allea, Renzi corre da solo, Letta non si candida, Zingaretti è disponibile. Ogni giorno ce n’è una nuova. La sinistra è nel panico, su questo non ci sono dubbi. Conscia di non essere più in grado di captare i reali bisogni delle persone – come ha riconosciuto recentemente anche Massimo Cacciari -, mentre è capacissima di perdersi in chiacchiere su questioni di cui alla gente non importa praticamente nulla. L’unica strategia – non nuova, per carità – che rimane ai signori della sinistra, è tratteggiare agli occhi degli italiani lo spettro del fascismo e del disastro economico nell’eventualità in cui il partito di Giorgia Meloni diventasse il primo partito in Parlamento. E siccome il centrodestra corre, come sempre, unito, per il principio di transitività la tesi diventa che questi due effetti – fascismo e disastro economico – colpiranno l’Italia non solo se la Meloni vincerà ma se vincerà il centrodestra.

Solita strategia Pd: a suon di demonizzazione dell’avversario

Strategia non nuova, quella di demonizzare l’avversario. La sinistra – si utilizza il sostantivo “sinistra” per convenzione, non certo perché esso riassume i valori che guidano il Pd, Iv o qualche altro partito di quell’ala – l’ha sempre utilizzata, anche perché non ha alcuna strategia migliore. Da quando è iniziata la Seconda Repubblica è riuscita ad andare al potere solo in quei momenti in cui, di fatto, dall’altra parte non c’erano candidati validi. Oppure alleandosi coi Cinque Stelle, i loro nemici giurati, o ancora entrando nei più disparati assembramenti. Tutto ciò, ovviamente, in nome di concetti quali salvaguardia dello Stato, senso di responsabilità, bisogno di salvare l’Italia dal sovranismo e chi più ne ha più ne metta.

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Insomma, si diceva, niente di nuovo: la flessibilità senza limiti – per non usare un altro concetto – è caratteristica della sinistra. Una flessibilità, però, unita a un altro ingrediente che rende evidente la grande levatura morale di tutta la ciurma di sinistra: la costante delegittimazione dell’avversario. Per colpire Berlusconi, si andava a guardare cosa faceva in casa – anzi, cosa si presumeva che facesse – con le sue amiche. E allora, anziché parlare di cose serie, lo scopo della sinistra divenne dimostrare che sul piano morale Berlusconi non poteva governare, perché – dicevano e dicono loro – andava a donne. Vi ricordate quegli anni? Il discorso politico sembrava divento uno show, una telenovela: Berlusconi è andato con questa, il suo amico con l’altra, c’è stata una festa in villa l’altro giorno, hanno visto entrare questo con quest’altra e via così per mesi e mesi.

Un improbabile moralismo

Il moralismo, insomma, è la piaga della sinistra. Proprio – e qui sta il paradosso – di quella sinistra che parla di libertà sessuale e di pensiero: siamo alle comiche. Poi l’argomento “sesso” non è stato più adeguato: dimenticatisi improvvisamente delle festicciole di Berlusconi, hanno tirato fuori il tema fascismo. Il fascismo sta tornando in Italia e i cavallo d’Achille di Mussolini risorto sono due personaggi pericolosi quali Matteo Salvini e Giorgia Meloni (e i rispettivi partiti e chiunque li voti, ovviamente: teniamo a mente il principio della transitività). E allora la macchina del fango si è riattivata: foto di gente che fa – forse – il saluto fascista a un qualche comizio sbandierata su tutti i canali per dimostrare che FdI è un partito di fascisti; discorsi sui pericoli che corre la democrazia; discorsi sui migranti, che riceverebbero trattamenti disumani nel caso questi due pericolosi personaggi andassero al potere e così via. Senza dimenticare, sia chiaro, le varie occasioni che si sono presentate per gettare fango. Vi ricordate il dibattito pro-no vax? Salvini è no vax; Meloni pure. Gli anziani, con loro al potere, rischiano… Fino a quando è arrivato Draghi, il salvatore della Patria, il super-Mario? Vi ricordate la retorica incensante dei primi giorni del governo Draghi? Interviste ai compagni di scuola, ai vicini di casa, domande alla signora che lo vedeva a messa (e che forse lo scambiava per il Messia, visto come ne parlava), esposizioni pubbliche della sua grande preparazione (allievo di Caffè, che era allievo di Keynes – peccato che “essere allievo di X” non corrisponde a “essere come X”, come si è visto).

Tuttavia il Pd e tutta la compagnia festante – ora poco festante – non è riuscito a tessere le trame per tenere Draghi dov’era e per restare al potere dopo la fine della legislatura. Quale strategia è rimasta? Attaccare di nuovo. E non solo si è mosso il Pd, Iv e i vari partiti o movimenti politici. Si è mossa persino la stampa e diversi personaggi pubblici. Cantanti che, dall’alto della loro cultura politica, parlano dei programmi elettorali del centrodestra, sputano su Meloni, gridano al rischio fascismo. E poi imprenditori che dicono che negli Usa sono molto preoccupati per un’eventuale vittoria della destra, e avanti così. Frasi che ovviamente non significano niente e che hanno solo uno scopo di propaganda. Non sanno più cosa inventarsi. Fra poco, forse, leggeremo che qualcuno del Pd ha ricevuto la visita dell’arcangelo Gabriele, il quale ha espresso il suo timore per un’eventuale vittoria della Meloni. Qualcun altro, sempre del Pd, potrebbe ingaggiare una medium o una visionaria o qualcuno che svolga attività simili, magari una cartomante, che legge nelle carte la fine dell’Italia in mano al duo Salvini-Meloni.

Edoardo Santelli

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