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Grano venduto sotto i costi di produzione, l'allarme degli agricoltori baresi: “Mercato in cortocircuito”

Redazione 06 settembre 2022 10:10

Le ultime vendite effettuate a prezzi al di sotto dei costi di produzione, hanno portato gli imprenditori agricoli ad una drastica decisione: la borsa merci di Bari, per il comparto dedicato al grano, è andata deserta. La stessa situazione si è verificata anche a Foggia. Lo scenario di crisi per le aziende del settore è ormai un dato di fatto: le speculazioni sul mercato internazionale, acuite dalla guerra in Ucraina, ed il crollo della produzione causato dalla siccità, hanno portato le spese di produzione alle stelle.

Gli agricoltori baresi sono, costretti a vendere il loro grano sottocosto, hanno deciso di disertare la virtuale piazza di contrattazioni economiche, in Camera di Commercio, dedicata al mercato dei cereali. “Da rilevare il picco storico della forbice dei prezzi tra grano duro e semole – precisa in una nota Coldiretti Puglia – mai così ampia, con una differenza di 300 euro dal campo alla prima trasformazione. La volontà degli industriali di far scendere il prezzo del grano italiano è emersa anche durante la seduta della Commissione Unica Nazionale a Roma, dove l’ultima proposta di riduzione è stata di euro 7-10 euro alla tonnellata, ridotta dopo un’ampia trattativa a -4 euro alla tonnellata”.

Le condizioni climatiche, avverse alla coltivazione del grano, hanno penalizzato la recente produzione dei cerali nella regione, scesa del 35-40% a causa della persistente siccità, soprattutto in alcune aree del Barese e del Foggiano. “La Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 360.000 ettari coltivati e 10milioni di quintali prodotti in media all’anno -sottolinea Coldiretti – La domanda di grano ‘100% made in Italy’ si scontra con anni di disattenzione e di concorrenza sleale delle importazioni dall’estero, soprattutto da aree del pianeta che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale in vigore in Puglia ed in Italia, che nell’ultimo decennio hanno portato alla scomparsa di un campo su 5, con la perdita di quasi mezzo milione di ettari coltivati ed effetti dirompenti sull’economia, sull’occupazione e sull’ambiente”.

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