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Gli avvocati in fuga dalle Aule: un terzo pronto a cambiare lavoro

A Napoli il prossimo concorsone annunciato dal Comune di Napoli con la prospettiva di inserire negli organici di Palazzo San Giacomo, nei prossimi tre anni, circa settemila figure professionali comporterà un’ulteriore fuga dalla professione per molti avvocati, giovani e meno giovani. Un primo esodo c’era stato già in occasione del concorso per l’ufficio del processo, per il prossimo autunno si prevede una nuova emorragia di professionisti, allettati più dal cosiddetto classico “posto fisso” che dalla libera professione all’interno dei Palazzi di Giustizia. Da tempo si lamenta una crisi, crisi che investe per la verità tutte le libere professioni, quindi non soltanto quella legale. La pandemia con la conseguenze crisi economica ha avuto un grande peso sulla scelta di molti di rinunciare alle incertezze della toga, a ciò si aggiungano le difficoltà di lavorare in realtà giudiziarie, come quella di Napoli, dove il ritmo delle udienze, dopo lo stop di due anni fa, è ripreso molto lentamente e non è ancora del tutto a pieno regime.

Un recente studio del Censis ha cristallizzato in numeri e percentuali la crisi della professione forense. Si prevede un’ulteriore fuga di circa un terzo degli avvocati. Lo studio, rapporto 2022 sull’Avvocatura, ha evidenziato che la popolazione forense, dopo un lungo periodo di forte espansione numerica, ha subìto un arresto di recente, determinando addirittura un’inversione di tendenza nell’ultimo anno. Il dato 2021 degli iscritti a Cassa Forense è, a livello nazionale, di 241.830; di questi il 94,3% risulta attivo, mentre il restante 5,7% è rappresentato da pensionati contribuenti. Rispetto al 2020, si osserva una riduzione degli iscritti pari a 3.200 unità e una variazione negativa sull’anno dell’1,3%. Se rapportato alla popolazione italiana, il dato degli iscritti attivi è di 4,1 avvocati ogni mille abitanti. La distribuzione per genere vede una leggera prevalenza maschile con il 52,3% sul totale. In termini assoluti sono 126mila gli avvocati uomini e 115mila le donne. Sul piano geografico, si evidenzia il peso della componente meridionale sul totale degli iscritti: circa un terzo degli avvocati risiede al Nord, contro il 43,8% degli avvocati presenti nel Mezzogiorno e il 22,5% nelle regioni centrali. Dato, quest’ultimo, che porta a parlare di una sorta di “meridionalizzazione” della professione, praticamente 5,3 avvocati ogni mille abitanti. Quanto all’età, poco meno di sei avvocati su dieci ha un’età inferiore ai cinquant’anni, mentre gli over 60 coprono una quota di poco superiore al 15%. Il dato porta l’età media degli iscritti a 48,7 anni e quella degli iscritti attivi a 47,2 anni. L’età media dei pensionati contribuenti è di 73,7 anni.

Fuga dalla professione, dicevamo. Nel 2021 si sono registrate 8.707 cancellazioni dall’albo, il 68,8% delle quali (circa 6.000) relative a donne avvocato. Circa il 30% degli avvocati fa una valutazione negativa del futuro della professione, il 46,7% non prevede grossi cambiamenti e solo il 23,3% appare più ottimista. Per questo, il 32,8%, si dice pronto ad appendere la toga al chiodo. A spingere lontano dalle aule di Tribunale sono diversi fattori. La motivazione è prevalentemente legata ai costi eccessivi che l’attività comporta a fronte di un ridotto riscontro economico. Più nel dettaglio, per il 52,9% l’eccessivo numero di avvocati rende l’offerta di servizi legali di gran lunga superiore alla domanda; per il 35,8% la causa della fuga della professione è legata alla instabilità normativa ed eccessiva durata dei processi; per il 33,1% a un’eccessiva burocratizzazione; per il 25,2% all’apertura del mercato dei servizi legali a non avvocati; per il 9,8% al ritardo dei pagamenti della pubblica amministrazione; per il 7,9% all’invecchiamento dei professionisti e a un insufficiente ricambio generazionale ; per il 6,9% alla scarsa preparazione di chi esce dai corsi di Giurisprudenza; per il 5% a limitazioni delle competenze; circa il 6,6% ha dato motivazioni varie dalla scelta di dedicarsi alla famiglia a questioni più strettamente personali. Insomma, quale che sia la motivazione, un dato sembra essere certo: la professione di avvocato sta perdendo appeal…e iscritti.

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