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Figli di Enea, il Primato dell’Italia. Un fondamentale libro di formazione

Roma, 8 giu – La centralità di un testo sacro come l’Eneide, per chi si ricollega all’eredità italico-romana, è un fattore che non è passato inosservato neanche tra i nemici giurati di quella tradizione, tanto che negli ultimi anni abbiamo visto un tentativo feroce, seppur maldestro, di fare del testo virgiliano un simbolo dell’esatto contrario di ciò che Roma ha rappresentato. Figli di Enea, il testo di Pietro Cappellari recentemente edito da Ritter, si pone proprio l’obiettivo di riportare il mito dell’eroe troiano al suo posto naturale. Non tanto cercando di confutare le bislacche tesi di chi vuole Enea un profugo turco che fugge dalla guerra in cerca di un porto sicuro – a questo l’Autore dedica poche pagine, anche perché le suddette tesi si reggono su basi fragilissime che una lettura anche superficiale del testo virgiliano basta a smontare del tutto – ma proprio dedicando all’Eneide e a tutto il mito della stirpe divina da cui nacque Roma un’analisi dettagliata che serve a riportare il focus sul suo significato più profondo.

Figli di Enea, ritorno all’Origine

Il sottotitolo dell’opera, La stirpe di origine divina, la Missione di Roma, il Primato dell’Italia, serve ad inquadrare subito l’oggetto del libro. Cappellari lo divide in tre parti. La prima è un’analisi dettagliata del racconto virgiliano, con la descrizione delle tappe di Enea prima dell’approdo sulle coste laziali e della guerra che lo contrappone a Turno. L’Autore si sofferma sulla missione divina dell’eroe, sul suo viaggio per nulla casuale ma scandito dal volere degli Dei e soprattutto su un tema che è cardinale nell’opera Virgiliana: il ritorno alla Terra dei Padri, ma soprattutto il ritorno all’Origine.

Ascendenza sacra

La seconda parte del libro vede un approfondimento sull’ascendenza sacra di Enea. Da parte di madre, ovvero la dea Venere figlia del Sommo Giove, ma anche da parte di padre attraverso cui ci si ricollega al mitico Dardano progenitore dei Troiani e quindi al Palladio e ancora a Giove. Una ascendenza fondamentale per comprendere il Primato Italico, poiché viene spiegato il viaggio che dall’Italia, da Corito – che Cappellari identifica con Tarquinia più che con Cortona, anche se va detto che una sua identificazione precisa è poco importante ai fini del mito – porta Dardano fino alle terre su cui sorgerà Troia passando per Creta e per Samotracia, indicando i riti misterici e le fondamenta della cultura ellenica come un prodotto italico e quindi l’Italia come vera culla della civiltà. Un mito che avrebbe poi influenzato molti autori del XIX e XX secolo e che avrebbe fecondato il Risorgimento della nostra nazione.

Il ruolo di Roma

La terza e ultima parte si sofferma sulla discendenza sacra di Enea, da cui sarebbe disceso il fondatore dell’Urbe Romolo ma anche la Gens Iulia che avrebbe poi fondato l’Impero. Ma non solo: in quest’ultima parte Cappellari allarga il punto di vista sul mito dell’Eneide non solo dal punto di vista romano ma anche da un punto di vista più ampio che comprende l’intera spiritualità ed eredità indoeuropea. È qui che viene chiarito il ruolo di Roma come perno e fulcro su cui si fonda e si deve fondare la rinascita italica e quindi quella europea. Ed è sempre qui che Cappellari contrappone l’universalità imperiale di Roma e la sua missione civilizzatrice al globalismo che ne è l’esatta inversione.

Perché Figli di Enea è un testo fondamentale

Una menzione a parte va fatta per la prefazione di Stefano Bianchi, già collaboratore del Primato Nazionale, in cui con puntualità accademica e citazione di fonti, di testi e di reperti viene chiarito come il mito di Enea e il suo rapporto con la fondazione di Roma non sia stata affatto un’invenzione virgiliana né tantomeno una rielaborazione della tarda Repubblica. Bianchi infatti dimostra come il mito di Enea che sbarca nel Lazio portando i Penati troiani fosse conosciuto già nell’VIII secolo a.C., ovvero proprio quello in cui Roma venne fondata, e come il rapporto di discendenza tra Romani ed Enea fosse già dato per scontato nei primi secoli dell’Urbe. Nel complesso l’opera di Cappellari non può che essere considerato un testo fondamentale di formazione proprio per essere al contempo estremamente semplice ed estremamente approfondito. Un must per chiunque creda nella Missione di Roma per rinnovare i fasti italici ed europei.

Carlomanno Adinolfi

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