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Ecco come liberiamo la Cultura in Italia | CulturaIdentità

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Il Rinascimento culturale arriva da destra, ma non vuole più colori politici

“Vogliamo dare a tutti i giovani l’opportunità di recarsi nella Capitale con un viaggio sponsorizzato dal Governo con tanto di due notti all’ostello”: quando ho letto questo punto del programma elettorale del partito di Calenda ho subito sorriso divertito. Non tanto per i viaggi gratis, più che altro per l’ostello. Che ragazzacci questi di Azione, mi sono detto, fanno finta di essere al centro ma da veri radical chic di sinistra, dal loro attico ai Parioli mandano gli under 25 a dormire su una branda o in un sacco a pelo. Battute a parte, il tema Cultura in questa campagna elettorale comincia ad affacciarsi con più frequenza nell’agenda dei partiti grazie ad un’area politica, quella di centrodestra, che nei decenni l’ha lasciato colpevolmente in mano alla sinistra e che ora finalmente sembra volersene interessare. Il lavoro che da anni facciamo con CulturaIdentità nello spronare la nostra classe dirigente ad occuparsi di patrimonio artistico e culturale sembra stia dando i suoi frutti. Tra i tre partiti della coalizione, Fratelli d’Italia ha redatto una programma molto interessante, che tocca più comparti della filiera culturale italiana puntando su un nuovo immaginario simbolico e su proposte concrete per le centinaia di migliaia di lavoratori del settore che si sentono troppo spesso abbandonati dalle nostre istituzioni pubbliche. La detrazione delle spese per l’acquisto dei beni e dei servizi culturali e l’abbassamento dell’Iva al 4% sui prodotti legati alla Cultura, con lo scopo di innescare un circolo virtuoso di domanda e offerta, è sicuramente un incentivo per riportare il pubblico nelle sale o in libreria. La sussidiarietà è un altro cavallo di battaglia del partito della Meloni, con l’estensione dell’Art Bonus al settore privato e l’allargamento del Tax Credit anche allo Spettacolo dal Vivo. Si parla poi di Arte e Innovazione, con il sostegno a creativi e gallerie e agli editors delle nuove piattaforme digitali. C’è una sostanziale apertura alla digitalizzazione dei beni culturali anche attraverso la tecnologia NFT, con la creazione di un mercato digitale su cui lo Stato italiano manterrà sempre una percentuale dei diritti legati a quella riproduzione. Altro tema dirimente è la nascita di Parchi dell’industria creativa, che possano coniugare la rigenerazione urbana delle periferie alla necessità logistica delle start up culturali. Si parla anche della riforma del FUS (Fondo Unico dello Spettacolo), che va ampliato e liberato dai folli algoritmi e distribuito con più meritocrazia, puntando a finanziare più il lavoro degli artisti e meno la burocrazia degli uffici: Teatro, Musica, Danza riceveranno quindi maggiori finanziamenti pubblici. Basilare è la reintroduzione del 2 per mille per le associazioni culturali e la rimodulazione del PNRR per aiutare l’editoria e le edicole messe in ginocchio dalla pandemia. E poi c’è il capitolo sull’immaginario italiano da rilanciare attraverso l’industria dell’audiovisivo: bisogna competere sul mercato internazionale dando spazio ad un racconto identitario italiano. L’Italia ha una storia piena di eroi e grandi personaggi, che Cinema e Tv non hanno ancora raccontato. E in questo la Rai deve avere un ruolo importante, insieme alle realtà indipendenti, 100% italiane. Non può mancare in quest’ottica il racconto dei nostri splendidi borghi e dei nostri Comuni più piccoli, che sono l’ossatura dello Stivale: il progetto delle Città Identitarie, con un nuovo circuito fatto di Festival e grandi eventi che sappiano valorizzare le radici storiche e culturali e l’arte delle nostre 7904 città, nasce proprio dalle pagine di CulturaIdentità, che anche attraverso la promozione dei marchi del Made in Italy dei nostri territori fa dell’intrattenimento culturale il necessario volano per la nostra economia, oltre che per l’immagine del nostro Paese all’estero. Non vanno infine dimenticate la tutela e la valorizzazione dei nostri siti archeologici e delle nostre dimore storiche. Insomma tanti spunti, idee che diventino azioni concrete per liberare un settore che ha bisogno di nuove energie e di una nuova narrazione. Con la Cultura ancora in mano alla sinistra, tra 50 anni staremmo drammaticamente ancora a parlare di fascisti e antifascisti, mentre gli artisti ed i creativi italiani hanno voglia di invertire la marcia e diventare finalmente protagonisti di un nuovo Rinascimento culturale.

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