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E’ solo calcio? Forse, ma ora carica: l’Italia dia uno schiaffo a Erdogan

Roma, 11 giu – Italia-Turchia non è solo una partita di calcio. Lo sappiamo bene tutti, ma non è questa l’occasione per parlare di geopolitica. Per novanta minuti a nessuno interesserà davvero lo scontro in atto in Libia e nel Mediterraneo. Neppure a Erdogan, che non a caso ha spronato così la nazionale turca: “Gunes, figli miei, vi amiamo e siamo tutti al vostro fianco”. A nome suo, con fare altisonante come un sultano d’altri tempi, ha parlato ai “suoi” calciatori. Come se fossero di sua proprietà, penserà qualcuno. Più meramente Erdogan sa che stasera quei “figli” rappresenteranno una nazione, piaccia o non piaccia. “Sono molto emozionato. Lo so, siamo tutti emozionati… figli miei, qualunque sarà il risultato, sappiate che vi amiamo tutti molto. Siamo sempre al vostro fianco. Che Allah vi benedica e vi aiuti”, ha poi tuonato il presidente turco.

Italia vs Turchia di Erdogan. Chi se ne frega se è solo calcio

Già, Italia-Turchia è solo calcio e non serve a farci rialzare la testa in politica estera, dirà qualcuno. Gli italiani vanno in crisi mistica soltanto quando vince la nazionale, farà notare qualcun altro. E poi suvvia, parliamo di un pallone preso a calci da giocatori strapagati e viziati. Siamo al solito panem et circenses di romana memoria, distrazione di massa per farci scordare per qualche giorno i veri problemi.

La sagra della banalità va in scena ogniqualvolta ci giochiamo un Europeo o un Mondiale. E in fondo va pure rispettata, perché banale non fa rima con irreale. C’è del vero, per quanto possano apparirci stucchevoli, pure in certi commenti. Non è questione di mero relativismo o di fare le pulci, semplicemente non tutti lo amano, il calcio. C’è anche chi ha iniziato a odiarlo, dopo averlo vissuto con passione e trasporto, questo calcio che non è più come quello di una volta. E allora sentiremo altrettanto banali eppur veritieri commenti sulla pay tv, sui tornelli, sul politicamente corretto, su leghe e superleghe.

Ora battiamo i turchi 

Ciò premesso, di tutto questo, francamente ce ne freghiamo. Perché quello che realmente conta è che questo gioco, un “giuoco” che non è sport, genera un’irrefrenabile voglia di lottare ed esultare. Soprattutto in una notte che tingiamo di azzurro e definiamo magica, oltre ogni logica, oltre la tediosa razionalità. E la nazionale di calcio unisce tutte le generazioni italiane in qualcosa che va oltre qualsivoglia analisi sociologica. Di più, la straccia la sociologia. Se ne sbatte della sociologia. Stasera gioca l’Italia, contro la Turchia. Ora conta vincere la battaglia all’Olimpico. Carichiamo. E diamo uno schiaffo al sultano.

Eugenio Palazzini

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