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Draghi al Consiglio europeo

La redazione

Mario Draghi in conferenza stampa a Bruxelles: “L’accordo è stato un successo, immaginare di essere uniti su un embargo del 90% del petrolio russo qualche giorno fa non sarebbe stato credibile, l’Italia non esce penalizzata anche per noi obbligo scatterà alla fine dell’anno quindi siamo più o meno come gli altri”.

A domanda sulle iniziative di Matteo Salvini, risponde che l’esecutivo è “allineato con i partner del G7 e dell’Ue. Quando si e formato il governo sono stato chiarissimo: è un governo fermamente collocato nell’Ue e nel nostro rapporto storico transatlantico. In questo binario si il governo si è sempre mosso e continua a muoversi. Allineato con i partner del G7 e dell’Ue e continua a farlo. Non si fa spostare da queste cose. Ho solo raccomandato al riguardo in audizione al Copasir: non voglio entrare nei rapporti che queste persone di governo possono avere, l’importante è che siano trasparenti”.

Le Nazioni unite hanno un ruolo di leadership in questo processo (ndr. per la crisi alimentare) hanno iniziato a lavorarci prima degli altri, si muovono soprattutto sulla strada di cercare di aprire i porti. Vincere la battaglia della sicurezza alimentare per l’Africa è strategico, molti di questi Paesi non sono dalla parte dell’Occidente” ( ndr, perché ritengono le sanzioni la causa) “ciò che l’alleanza vorrebbe fare e portarli dalla parte nostra ma se si perde la guerra sulla sicurezza alimentare non c’è speranza perché si sentiranno traditi, poi di chi sia la colpa è qualcosa di meno rilevante”.


Draghi ha poi affermato: “Il governo sarà vicino alle famiglie più povere e anche alle imprese. Le risorse europee a disposizione sono i fondi rimasti del Next generation Europe, circa 200 miliardi tra prestiti e contributo a fondo perduto. Poi c’è la possibilità di usare i fondi per la coesione non utilizzati. Poi c’è il fondo ‘market stability fund’. Non ci sono nuovi stanziamenti, ci sono però stanziamenti già decisi in passato e sono rilevanti. Secondo me per il prossimo consiglio europeo si arriverà ad una discussione anche su questo aspetto. Bisognerà però essere precisi su come usare questi fondi. Ci sono molte domande su quei fondi e vari Paesi che pensano di usarli, oltre a noi”.

Per la difesa noi spendiamo più di tre volte di quanto spende la Russia”, l’Europa importa armi “dal resto del mondo per il 60%, bisognerebbe capire se c’è necessità di importare certe cose. L’impressione come sempre in questo settore è che l’indirizzo di scelta sulle armi è veramente nazionale ed è prerogativa gelosamente custodita dai generali, quindi serve sforzo perché i generali si parlino di più. Non illudiamoci, queste sanzioni dureranno molto, molto, molto a lungo, quindi per forza di cose le linee commerciali verranno cambiate probabilmente per moltissimi anni, se non per sempre. Tutto questo sforzo di riaggiustamento, di reindirizzamentonon può non essere fatto anche a livello comune, a livello europeo”.

Devo dire che l’Eni, a differenza di tantissime società europee che avevano già aperto i conti in rubli, è stata molto trasparente. L’Eni ha spiegato molto bene perché può pagare e non viola le sanzioni. Credo di capire, forse mi sbaglio, ma credo di capire che i russi hanno fatto condizioni di pagamento molto diverse. In alcuni casi hanno chiesto pagamento in rubli punto e basta. Nel nostro caso la fornitura si intende pagata quando è stato fatto il pagamento in euro, che poi viene convertito in rubli da un agente Gazprom sul mercato. La richiesta di scostamenti è iniziata all’inizio di quest’anno, un po’ forse per l’abitudine dopo gli scostamenti dell’anno scorso, che avevano anche un fondamento logico perché si scopriva la grandezza dei bisogni di aiuto. Più che chiedere lo scostamento occorrerebbe guardare alle cose che bisogna fare e poi trovare i soldi: finora siamo stati abbastanza bravi a trovarli nel bilancio e spero di restare altrettanto bravo. Ma non ho obiezioni ideologiche di fondo”.
E’ importante aprire i porti, questo comporta che da parte russa ci sia il permesso per queste navi di arrivare, la Russia chiede la sicurezza che le navi contengano cibo e non armi e quindi bisognerà immaginare una procedura, e poi bisognerà sminare i porti che sono pieni di mine e su chi le ha messe uno dice che è stato l’altro”.

Imbarazza il fatto che comprando il gas dalla Russia si finanzia la guerra ma non è possibile fare altrimenti. La consapevolezza di dare risorse alla Russia con gli acquisti di gas c’è ed è evidente da quando è iniziata la guerra, ricordo di aver sollevato questo fatto in una delle primissime riunioni. All’epoca era circa un miliardo al giorno quello che davamo a Putin” acquistando gas”.
Sostengo l’Ucraina perché diventi un membro dell’Unione europea, l’ho fatto fin dall’inizio. Lo status di candidato trova l’obiezione di quasi tutti i grandi Stati dell’Unione europea, esclusa l’Italia. I concetti che si sono prodotti nel corso di questi mesi per sostituire quello status, addolcendo la pillola sono quelli di appartenenza alla comune famiglia europea, appartenenza alla comunità, gruppo di Paesi che stanno aspettando. Io credo che tutti questi concetti non siano accettabili dagli ucraini ma siano anche guardati con sospetto dagli altri Paesi che stanno in fila da molti anni. Procedere con lo status di candidato lo possiamo anche fare ma non è al momento una cosa prevedibile per l’opposizione di questi Paesi, immaginare un percorso rapido che oggi non esiste verso questo status, però si può fare e la commissione presenterà un rapporto a fine mese. Tra l’altro la commissione è favorevole a questo tipo di prospettiva”.

Draghi conclude: “Il Consiglio europeo ha ribadito come Putin non possa e non debba vincere questa guerra. L’Ucraina sarà quella che sceglierà la pace che vuole perché una pace forzata non sarebbe sostenibile”.

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