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Di Maio-Zelensky, il vertice a Kiev (con un occhio alla Nato)

La missione è delicata, il tempismo non casuale. Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio è pronto a partire per l’Ucraina. Questo giovedì il titolare della Farnesina sarà a Kiev.

Una visita in programma da un anno, rimandata a causa della pandemia. L’agenda è fittissima e dimostra la grande attesa del governo ucraino. Al suo arrivo Di Maio sarà ricevuto dal presidente Volodomyr Zelensky, e dal Primo ministro Denys Shmygal. Con loro il ministro degli Affari Esteri Dmytro Kuleba e il ministro dell’Interno e co-presidente della Commissione mista bilaterale Arsen Avakov.

La scaletta prevede la deposizione di una corona di fiori di fronte alla Chiesa di San Michele in memoria dei caduti nella guerra del Donbas. Poi l’inaugurazione del Business Forum Italia-Ucraina, kermesse che ogni anno riunisce decine di aziende dei due Paesi.

Qui, insieme a Kuleba, Di Maio assisterà alla firma di un accordo del campione dell’acciaio italiano Danieli per un nuovo impianto di laminazione sul Mar Nero a Mariupol. L’investimento, riporta Il Messaggero, avrebbe un valore complessivo di 500 milioni di euro, di cui 210 milioni in tecnologia italiana.

Ma sul tavolo non c’è solo il partenariato economico. Un comunicato del ministero degli Affari esteri ucraino chiarisce la posta in gioco. Si parlerà anche della “situazione nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina” e della “interferenza politica e diplomatica nel conflitto russo-ucraino”.

Il governo Zelensky si aspetta un segnale politico netto dall’Italia di Mario Draghi, Paese fondatore dell’Ue e prima linea dell’Alleanza atlantica: una condanna delle manovre militari russe al confine dell’Ucraina orientale e dell’occupazione della Crimea. Sarebbe un colpo non da poco, a meno di una settimana dal vertice fra Joe Biden e Vladimir Putin a Ginevra.

A Kiev la tensione in vista del summit si taglia con il coltello. Zelensky ha chiesto last-minute un faccia a faccia al presidente americano prima che incontri l’omologo russo, senza successo. “Sarà felice di riceverlo alla Casa Bianca, al suo ritorno dal viaggio in Europa”, ha chiosato il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan.

Di qui il ruolo strategico dell’asse con Roma. Sono ormai lontani i tempi del governo gialloverde, quando Di Maio, nel settembre del 2018, parlava delle sanzioni europee alla Russia e spiegava che l’Italia non sarebbe stata “supina alla volontà di altri governi”.

Oggi l’ex capo del Movimento Cinque Stelle si presenta come uno dei più convinti atlantisti del governo Draghi. E quando si parla di Russia non usa tanti giri di parole. Sono passati solo due mesi da quando ha definito “un atto ostile” l’acquisto di segreti della Nato dall’ufficiale della Marina italiana Walter Biot da parte di due spie dei Servizi segreti russi, disponendone l’immediata espulsione.

Di qui le alte aspettative della parte ucraina. Che infatti al programma ha aggiunto due punti salienti: la “promozione della cooperazione con le organizzazioni internazionali” e la “nostra integrazione europea ed euro-atlantica”. Tradotto: l’Ucraina conta sull’Italia per entrare nella Nato.

Zelensky chiederà a Di Maio un aiuto dell’Italia al vertice Nato di lunedì prossimo a Bruxelles, in presenza di Biden. Obiettivo: attivare per l’Ucraina il “Membership Action Plan”, il programma di “application” per gli Stati aspiranti membri dell’Alleanza che prevede un progressivo avvicinamento e il rispetto di stringenti clausole (attualmente del piano fa parte la Bosnia-Erzegovina).

La strada resta in salita: a Mosca l’apertura delle porte della Nato all’Ucraina suona come un atto di guerra. Ne è consapevole lo stesso Biden. Non a caso il presidente Usa si è sottratto a un endorsement delle richieste ucraine in questi mesi.

Sul punto martedì è sorto perfino un piccolo incidente diplomatico con Washington DC. Un comunicato del governo ucraino sulla telefonata fra Biden e Zelensky riferiva di un aperto supporto americano al “Membership Action Plan” della Nato per l’Ucraina. La mattina seguente, dopo una secca smentita della Casa Bianca, la frase in questione è scomparsa dal testo.

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