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Detrazioni addio: non ci saranno sotto una certa soglia

5‘ di lettura

Detrazioni addio, per il triennio 2023 – 2025 sarà definito «un riordino delle spese fiscali». Un taglio deciso, che sarà stabilito nei dettagli nei prossimi provvedimenti normativi. (scopri le ultime notizie sul fisco e sulle tasse e poi leggi su Telegram tutte le news sui pagamenti dell’Inps. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp e nel gruppo Facebook. Seguici anche su su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Servono soldi per adottare i prossimi provvedimenti (dal forfetario a 85mila euro, a Quota 4, sostegno energetico a famiglie e imprese). Fondi che saranno presi da “aggiustamenti” al welfare (restrizioni al Reddito di Cittadinanza), riduzione dei bonus e sforbiciate per le detrazioni al 19%.

Su questo argomento potrebbe interessarti un focus sul premio di risultato fino a 3.000 euro senza tasse;  c’è anche un post che spiega quali multe e tasse sarebbero cancellate dalle cartelle esattoriali; c’è anche un articolo che spiega come pagare meno tasse sulla seconda casa.

Detrazioni addio, il programma elettorale

I tagli alle detrazioni fiscali non sono una novità. Il governo di centrodestra li aveva annunciati già in campagna elettorale. Bisogna aggiungere che su questo fronte il lavoro era già partito con il governo Draghi che aveva deciso di limitare le detrazioni al 19% per i redditi più alti.

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Il vecchio esecutivo aveva anche stabilito di non inserire nella riduzione delle agevolazioni le spese sanitarie e quelle sostenute per l’acquisto della prima casa. Lo scenario ora però sembra diverso.

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Detrazioni addio, quali saranno tagliate

Alcune detrazioni sono già state tagliate dunque dal governo Draghi nell’ultima legge di Bilancio.

In particolare:

  • le spese per le assicurazioni sulla vita;
  • le spese per l’istruzione e lo sport dei figli;
  • le spese funebri;
  • le spese per l’assistenza personale;
  • le spese per la locazione fuori sede;
  • le spese per l’intermediazione immobiliare.

Il taglio deciso o l’azzeramento era stato però limitato solo ai redditi superiori a 120mila euro. Quindi quelli decisamente alti. Fino ad arrivare alla soglia dei 240mila euro, oltre la quale non c’è alcuna agevolazione fiscale.

Detrazioni addio, scende la soglia

Il governo Meloni oltre a confermare quei tagli ha scelto di andare oltre. E dimezzare anche le soglie di reddito. La riduzione delle detrazioni inizierà infatti a partire dai 60mila euro, fino ad azzerarsi del tutto per chi ha un reddito superiore a 120mila euro.

Quindi in pratica dovrebbe essere così:

  • detrazione piena: fino a 60mila euro;
  • detrazione ridotta gradualmente: tra 60mila e 120mila euro;
  • detrazione azzerata: oltre 120mila euro

Detrazioni addio, penalizzata la classe media

Abbassando il limite a 60mila euro il governo concentra dunque i tagli anche sulla classe media e non più sui redditi decisamente più alti. Ma perché è stata scelta questa strada?

Come accennato l’esecutivo ha bisogno di risorse dopo che sono stati spesi decine di miliardi per finanziare le misure adottate per fronteggiare il caro bollette per famiglie e imprese.

Ma non è tutto: servono soldi anche la flat tax agli autonomi (fino a 85mila euro) e la flat tax incrementale per i dipendenti (pagheranno solo il 15% di tasse sui guadagni superiori rispetto alla media dei tre anni precedenti).

Detrazioni addio, quoziente familiare

C’è da finanziare anche un’altra riforma, quella del quoziente familiare. In pratica il reddito non verrà calcolato su una singola persona ma su tutto il nucleo familiare. E quindi: più figli ci sono meno tasse si pagano (un provvedimento analogo in Francia ha portato a un incremento delle nascite).

Senza dimenticare gli interventi per ridurre l’Iva sui beni di prima necessità (che ha un costo di svariati miliardi).

Detrazioni addio, la legge di Bilancio

La manovra di Bilancio per il 2023 sarà di circa 23 miliardi, tutti dirottati al contrasto del caro energia.

Le previsioni di crescita del prodotto interno lordo (Pil) per il 2022 sono al rialzo (dal 3,3% al 3,7%). Va meno bene per il 2023: non dovrebbe superare lo 0,3% (era prevista allo 0,6%).

Per i due anni successivi la previsione di crescita del Pil è questa:

  • 2024: 1,8%
  • 2025: 1,5%.
Detrazioni addio: non ci saranno sotto una certa soglia

Detrazioni fiscali, taglio cuneo fiscale

Tra le misure che dovranno essere finanziate c’è anche il graduale taglio del cuneo fiscale, che dovrebbe garantire ai dipendenti un netto più alto in busta paga. Il vantaggio di questa riduzione sarà per due terzi sui lavoratori e per un terzo sulle imprese.

Questa misura potrebbe aiutare le fasce di reddito più basse  – così sostiene Confindustria -: «sono quelle che hanno subito in modo più significativo gli effetti dell’inflazione».

Al momento il governo Draghi ha tagliato il cuneo fiscale del 2%. L’esecutivo Meloni punta ad arrivare al 5%.

Una sforbiciata di quel tipo sul costo del lavoro, potrebbe avere questi effetti sugli stipendi netti dei lavoratori:

  • chi guadagna 1.000 euro al mese riceverebbe in busta paga 38,90 euro in più;
  • chi guadagna 1.500 euro al mese riceverebbe in busta paga 49,5 euro in più;
  • chi guadagna 2.000 euro al mese riceverebbe in busta paga 66 euro in più.
  • chi guadagna 2.692 euro al mese riceverebbe in busta paga 89 euro in più.

Molto probabilmente il taglio del cuneo fiscale riguarderà solo i lavoratori che hanno un reddito da lavoro non superiore a 35mila euro (e quindi, appunto, con uno stipendio massimo di 2.692 euro).

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