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Delitto di Nada Cella, Dna femminile sulla camicia della segretaria uccisa: si stringe il cerchio sull’omicidio – Il Riformista

Il cold case

Fabio Calcagni — 8 Settembre 2022

Delitto di Nada Cella, Dna femminile sulla camicia della segretaria uccisa: si stringe il cerchio sull’omicidio

Dna femminile sui reperti rimasti sulla scena di quel delitto avvenuto nel lontano 6 maggio del 1996. È questa la scoperta fatta dal genetista Emiliano Giardina, incaricato dal pm di Genova Gabriella Dotto di indagare sull’omicidio di Nada Cella, la segreteria dello studio commercialista di Marco Soracco uccisa 26 anni fa a Chiavari, aggredita e colpita 15 volte con un oggetto contundente mai più ritrovato.

A scriverne oggi è Repubblica, che ha anticipato i risultati della perizia che verrà depositata ufficialmente il prossimo 28 settembre. Il genetista incaricato dalla Procura di Genova ha estratto il Dna da due macchioline di sangue rilevate sulla camicia della vittima e su una sedia vicina alla scrivania della stanza in cui è stata trovata morta. Una terza traccia è stata invece rinvenuta sull’ascensore dello stabile di via Marsala doveva aveva sede lo studio di Soracco.

Tutti reperti non riconducibili a Nada Cella: ma se in un primo momento erano stati attribuiti a due soggetti, uno di sesso maschile e l’altro femminile, il genetista Giardina sarebbe invece arrivato alla conclusione che almeno uno sia di un’altra donna di carnagione chiara, ma il test per ora non permette ancora di attribuire il profilo a una persona specifica.

Potrebbe essere questa per la Procura la novità capace di dare una svolta all’inchiesta, guidata dal procuratore capo Francesco Pinto e dal pm Gabriella Dotto. Per ora infatti le indagini che si erano concentrate sulla figura di Annalucia Cecere, all’epoca dei fatti 28enne e oggi insegnante in pensione, accusata di omicidio: la presunta motivazione dietro l’omicidio sarebbe stata la gelosia. Cecere si sarebbe invaghita del commercialista dopo averlo conosciuto a un corso di ballo e incrociato in discoteca: avrebbe voluto prendere il posto di lavoro di Cella nello studio di Chiavari.

Il cold case vecchio di oltre vent’anni è stato riaperto per via delle indagini (per un master in criminologia) della criminologa Antonella Delfino Pesce che ha raccolto elementi poi consegnati alla Procura di Genova.

Già all’epoca della tragedia venne sospettata e indagata ma per soli pochi giorni. La svolta più recente era arrivata grazie alla pubblicazione da parte della Procura di una telefonata in cui donna anonima il 9 agosto 1996, quindi tre mesi dopo l’efferato delitto, parla di una donna sporca di sangue e di un motorino posteggiato nei pressi dello studio: “Venivo giù in macchina da Carasco, l’ho vista che era sporca e ha infilato tutto nel motorino. L’ho salutata e non mi ha guardato, quindici giorni dopo l’ho incontrata nel caruggio. Non mi ha guardato ed è scivolata via”. Motorino sequestrato alla stessa Cecere, ma le ricerche di tracce di sangue della vittima avevano poi dato esito negativo dopo le analisi della polizia scientifica.

Restano indagati anche il commercialista Marco Soracco e la madre Marisa Bucchioni, per false informazioni al pubblico ministero. Come sottolinea Repubblica, alla luce dei nuovi elementi non è chiaro cosa farà la Procura: potrebbe chiedere il rinvio a giudizio della Cecere, unica indiziata per il delitto, con un processo di fatto indiziario. Alla Cecere è stato infatti già prelevato il Dna, che ha due punti di “contatto” con quello analizzato sui reperti, ovvero appartenere ad una donna di carnagione chiara. Ma d’altra parte questi punti potrebbero essere attribuiti anche alle persone di sesso femminile e pelle chiara che il giorno dell’omicidio sono intervenute nello studio del commercialista.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.

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