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Da President Warfield a Exodus 47, la storia delle deportazioni in nave – Il Riformista

Respingimenti e disumanità

David Romoli — 11 Novembre 2022

Da President Warfield a Exodus 47, la storia delle deportazioni in nave

Le navi che solcano il Mediterraneo cariche di profughi, sballottate da un porto all’altro di Paesi che si rimpallano la responsabilità dell’accoglienza, dovrebbero chiamarsi tutte “St. Louis”, come la nave tedesca che il 13 maggio 1939 salpò da Amburgo diretta a L’Avana, Cuba. A bordo viaggiavano 937 passeggeri ebrei che fuggivano dalle leggi razziali, dalla persecuzione inaspritasi dopo la Notte dei Cristalli tra il 9 e il 10 novembre 1938, dai rischi apocalittici che vedevano profilarsi all’orizzonte. Erano tutti forniti di regolari visti turistici pagati 150 dollari. In mezzo alla sala da pranzo campeggiava il busto dell’uomo dalle cui grinfie cercavano di fuggire, Adolf Hitler, ma il capitano, Gustav Schroder, lo aveva fatto coprire con una tovaglia.

La nave arrivò al porto dell’Avana il 27 maggio ma le autorità cubane negarono il permesso di sbarcare. Poche settimane prima le leggi sull’immigrazione erano cambiate, senza che i passeggeri del St. Louis ne fossero al corrente. Salvo che per i cittadini degli Usa, il visto costava ora 500 dollari ma solo previa autorizzazione del governo cubano che permise lo sbarco solo di 28 passeggeri, nonostante le pressioni di Washington perché li accogliesse tutti. Ma quando, dopo cinque giorni, il capitano Schroeder fece rotta verso la Florida, la Casa Bianca di Roosevelt negò l’accoglienza. Schroder pensò allora di risalire lungo la costa facendo sbarcare i passeggeri di nascosto ma la guardia costiera tallonò il St. Louis per impedirlo. La nave si rivolse al Canada, chiedendo di poter sbarcare ad Halifax: il direttore dell’immigrazione Blair, un nemico giurato dell’immigrazione ebraica, si oppose e il governo negò il permesso mentre le condizioni di vita sulla nave diventavano sempre più difficili, soprattutto per la mancanza d’acqua.

Schroder si rassegnò a fare marcia indietro ma rifiutò di riportare i profughi nella Germania dalla quale erano fuggiti. Il 17 giugno la nave raggiunse Anversa mentre erano in corso le trattative tra i diversi Stati europei per i ricollocamenti. Il Regno Unito accolse 288 profughi, la Francia 224, in Belgio rimasero 214 ebrei e 181 finirono in Olanda. L’anno seguente tutti i Paesi continentali in cui si trovavano i reduci dal “viaggio dei dannati” furono invasi dalla Germania. Tra i passeggeri del St. Louis 254 finirono nei campi di sterminio. Nel complesso dei 620 ebrei riportati in Europa se ne salvarono 365. Otto anni dopo un’altra nave carica di profughi ebrei avrebbe occupato le prime pagine dei giornali di tutto il mondo per settimane e mesi. Stavolta non cercavano di sfuggire alla persecuzione e allo sterminio, erano sopravvissuti ai lager ed erano ammassati da due anni nei campi profughi che ospitavano circa 200mila profughi ebrei che avevano perso tutto nella Shoah e cercavano di raggiungere clandestinamente la Palestina sfidando i limiti ferrei all’immigrazione ebraica posti dall’Inghilterra, in virtù del suo mandato sul Medio Oriente.

La Mossad Le’ Aliya Bet, la branca dell’Haganah, principale organizzazione sionista, che si occupava dell’immigrazione clandestina aveva già organizzato oltre 50 viaggi, ogni volta portando a destinazione gruppi più o meno numerosi di profughi. Nel luglio 1947, mentre si avvicinava la decisione dell’Onu sulla spartizione della Palestina e la nascita dello Stato di Israele, l’Haganah decise di organizzare un trasporto molto più numeroso, quasi certamente con lo scopo di creare un caso internazionale. La “President Warfield” era una nave americana costruita nel 1927. Requisita dall’esercito nel 1944 aveva partecipato allo sbarco in Normandia. Poteva contenere comodamente 400 passeggeri arrivando anche a 700. La Haganah, dopo aver acquistato la nave nel 1946 decise di imbarcare 4.575 profughi. Al comando c’era un ufficiale dell’Haganah, Ike Aronowitz, che la aveva già guidata negli anni di guerra. Un altro ufficiale del Mossad, Yossi Hamburger, detto Harel, assunse il comando militare.

La nave, con bandiera dell’Honduras, passò per Marsiglia e di lì raggiunse Portovenere, vicino La Spezia, dove fu modificata in modo da poter trasportare migliaia di persone ma anche fornita di sistemi di difesa in caso di attacco inglese. Intanto 160 camion si occupavano di trasferire i profughi nel porto francese di Sète, dove si imbarcarono l’11 luglio. Dopo sei giorni, la President Warfield, in viaggio verso Haifa, fu ribattezzata Exodus 47 e issò la bandiera con la stella di David. Poche ore più tardi, il 18 luglio, le navi inglesi intimarono alla Exodus di invertire la rotta e dopo il rifiuto attaccarono la nave dei profughi speronandola per sette volte e andando all’arrembaggio. I profughi si difesero per due ore, in una battaglia che costò la vita a due passeggeri e a un soldato inglese, poi la Exodus si arrese e i profughi furono trasferiti a Cipro. Solo i due comandanti rimasero nascosti nella nave sequestrata dalla quale, grazie all’aiuto dei portuali, raggiunsero poi il comando dell’Haganah.

I clandestini furono rimpatriati su tre navi che avrebbero dovuto sbarcarli nella Francia dalla quale erano partiti. Il governo francese però si rifiutò di collaborare. Il portavoce dell’esecutivo Francois Mitterrand lesse una dichiarazione: «La Francia non intende chiudere le porte agli emigranti ma non li costringerà neppure a scendere a terra». Le navi restarono di fronte al molo di Port-de-Bouc dal 29 luglio al 23 agosto. Solo 138 profughi scelsero di accettare l’ospitalità francese. Gli altri rimasero a bordo, dichiararono lo sciopero della fame, concentrarono su di sé l’attenzione di tutto il mondo, con un crescente discredito per l’Inghilterra. L’immagine del Regno Unito subì un nuovo colpo quando, il 21 agosto, annunciò che i profughi sarebbero stati portati, o deportati, proprio in Germania. Solo alle donne incinte o con figli sotto i 14 anni sarebbe stato consentito di raggiungere la Palestina: erano 57 e nessuna di loro accettò l’offerta.

Le navi attraccarono ad Amburgo l’8 settembre. I passeggeri delle prime due accettarono di lasciare le navi senza resistere, quelli della terza si asserragliarono nelle stive e furono trascinati fuori solo dopo una battaglia che provocò decine di feriti. Tutti furono trasferiti in due campi profughi intorno a Lubecca. I sopravvissuti di Auschwitz non riuscirono a raggiungere la Palestina. Tornarono negli accampamenti di fortuna in cui erano confinati da due anni. Però la battaglia dell’Exodus, durata quasi due mesi, si risolse in una sconfitta campale per il Regno Unito e incise sulla decisione dell’Onu che, pochi mesi dopo, si espresse a favore della nascita di Israele. Chi dichiara guerra alle navi cariche di disperati in cerca di salvezza dovrebbe ricordarsi di quell’esperienza.

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