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Da El Alamein alla bare di Nassiriya la storia dei La Russa | CulturaIdentità

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Ignazio La Russa, classe 1947 è nato a Paternò, nel catanese, da Maria Concetta Oliveri ed Antonino La Russa, di professione avvocato penalista di cui diverrà nel dopoguerra uno dei più autorevoli del Foro di Catania. Ha ereditato dal padre la passione per la politica. Antonino La Russa si avvicinò alla politica da studente come membro dei Gruppi Universitari Fascisti(GUF). Nel 1938 fu nominato segretario politico del Partito Nazionale Fascista a Paternò. Dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale partì come volontario e, con il grado di tenente, fu assegnato alla 17a Divisione fanteria Pavia, impegnata sul fronte nordafricano. Nel corso della battaglia del 1942 tra le forze dell’Asse e quelle britanniche per la riconquista della fortezza di Tobruch, in Libia, da parte degli italo-tedeschi, La Russa rischiò di perdere la vita a causa di una bomba lanciata dall’esercito nemico. Al termine della seconda battaglia di El Alamein, persa dalle forze dell’Asse, fu catturato dai britannici e rimase in Egitto come prigioniero di guerra non cooperante fino al 1946. Rientrato in Italia aderì al Movimento Sociale Italiano e nel 1972 venne eletto senatore della Repubblica.

Vita forense, politica, e passione militare, sono tre elementi dominanti nella vita di Ignazio La Russa. Avvocato penalista come il padre, a Milano la sua figura è legata soprattutto alla storia di Sergio Ramelli, della sua morte tragica, del processo che ne è seguito e lui in quel processo ha rappresentato la famiglia del giovane. L’omicidio di Sergio Ramelli fu un crimine commesso a Milano nel 1975 durante gli anni di piombo. Studente milanese di 19 anni, militante del Fronte della Gioventù, fu aggredito il 13 marzo da un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare legati ad Avanguardia operaia. Pestato con una chiave inglese, morì dopo un mese e mezzo di agonia. Durante quel processo l’avvocato La Russa fu fondamentale. Se qualcuno pensa oggi che le parole di conciliazione dette in Senato, quando ha ricordato gli anni settanta a Milano, sintetizzandoli nel delitto Calabresi, oltre alla tragedia del diciottenne Ramelli e alla scomparsa di due simboli della sinistra, Fausto e Iaio (forse vittime di spacciatori più che di fascisti) siano state di comodo, non conosce la persona. Poi c’è la politica. Parlamentare dal 1992, prima alla Camera dei deputati e dal 2018 al Senato della Repubblica. Ha militato dapprima nel Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (per il quale era stato a lungo dirigente della sezione giovanile il Fronte della Gioventù) e poi in Alleanza Nazionale, avendone anche ricoperto il ruolo di presidente reggente dal 2008. Nel 2009, con lo scioglimento di Alleanza Nazionale, è confluito nel Popolo della Libertà con il ruolo di coordinatore nazionale, per poi fondare Fratelli d’Italia insieme a Giorgia Meloni e Guido Crosetto a dicembre 2012.

Dall’8 maggio 2008 al 16 novembre 2011 è stato Ministro della Difesa nel governo Berlusconi IV. È stato inoltre vicepresidente della Camera nella XII legislatura (dal 25 maggio 1994 al 9 maggio 1996) e vicepresidente del Senato nella XVIII (dal 28 marzo 2018 al 12 ottobre 2022).

L’essere stato Ministro della Difesa ha rappresentato un periodo della sua vita politica che rivendica con orgoglio e commozione. Lo ha segnato in modo indelebile. Infatti durante il primo discorso di insediamento come presidente del Senato ha pronunciato queste parole: “Un pensiero alle donne e agli uomini in divisa, che porto nel cuore per la mia storia politica e istituzionale e che sono la bandiera dell’Italia nel nostro Paese e nel mondo, ideali di pace e di sicurezza. Lasciatemi dire che nella mia lunga vita politica i momenti più toccanti, che ricordo con più tristezza, ma anche con più dedizione, sono quelli in cui sulle mie spalle ho portato le bare dei soldati caduti in Afghanistan, che mi toccava ricevere. A loro, a tutti i militari e a tutti i caduti di ogni guerra, va il mio deferente omaggio. Purtroppo la guerra non è solo un ricordo, ma un’attualità drammatica e dolorosa, che vorremmo finisse ora, in questo minuto. Vorremmo che il clamore delle armi fosse sostituito dalla voce di trattative che possono arrivare però solo con giustizia, perché non può esservi mai pace senza giustizia. Visto quindi che parliamo drammaticamente e tristemente di guerra per quello che i patrioti ucraini stanno subendo in questo periodo, a loro va il mio pensiero, così come va ai profughi e ai rifugiati ucraini e di ogni parte del mondo che scappano dalla guerra e che devono essere accolti con onore.” Alle Forze dell’Ordine il Presidente del Senato rivolge sempre parole come onore, rispetto e gratitudine. La destra è riconoscente verso chi, con spirito di abnegazione si sacrifica per la Patria, chi combatte sul campo e chi ogni giorno mette a rischio la propria sicurezza per garantirci la nostra. C’è poi chi, a sinistra, tipo Michela Murgia, dice che teme le divise. Mi chiedo come possa essere possibile anche solo pensarlo. Ma poi penso che oggi governa la destra, che il Presidente del Consiglio è Giorgia Meloni, che il Presidente del Senato è La Russa e mi rassereno. Perché a me, a differenza della Murgia, le divise infondono serenità, e chi le difende e le rispetta merita incondizionatamente la mia stima

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