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“Cristo gay” e cortei Lgbt blasfemi, la condanna del centrodestra

Roma, 27 giu – Ddl Zan, “Cristo gay” e cortei arcobaleno blasfemi: la condanna del centrodestra. Ieri hanno sfilato per le strade di tutta Italia i cortei Lgbt a sostegno del disegno di legge contro l’omontransfobia (che sta spaccando la maggioranza). Da Milano a Roma, fino ad arrivare a Martina Franca (in provincia Taranto), tante le immagini delle sfilate. Con ignobili provocazioni nei confronti della Chiesa, “rea” di aver chiesto una rimodulazione del disegno di legge per garantire libertà di pensiero e organizzazione. Fra queste, la più vergognosa è di sicuro quella del “Cristo gay” impersonato da un giovane agghindato ad arte, con tanto di stimmate colorate. Una foto che ha fatto il giro dei social, scatenando la condanna di credenti e religiosi. E non solo.

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Cortei Lgbt blasfemi, la condanna della Meloni

La prima a condannare gli indecenti spettacoli nelle strade del Paese è stata la leader di Fratelli d’Italia. Postando sui propri account social l’immagine del “Cristo gay” Giorgia Meloni ha commentato: “Per quanto mi interroghi, non riesco a trovare una risposta a questa domanda: che bisogno c’è di mancare di rispetto a milioni di fedeli per sostenere le proprie tesi? Aggiungo: come si concilia la lotta alle discriminazioni, alla violenza e all’odio con i cori di insulti e minacce contro chi non è d’accordo con il ddl Zan? Se sei convinto delle tue idee e delle tue posizioni, non hai bisogno di insultare nessuno. Io la penso così. Qualcun altro evidentemente no”. La Meloni poi ha anche pubblicato una foto di una strada tappezzata da immagini dei politici di centrodestra, calpestati dalle orde Lgbt. “Questa non è violenza?”, tuona la leader di FdI.

La condanna degli attacchi alla Chiesa

Gli attacchi del popolo arcobaleno ai simboli religiosi e alla Chiesa sono stati condannati anche dalla politica. Durante le manifestazioni di ieri purtroppo si è visto di tutto, non solo il “Cristo gay”, ma anche un papa Francesco mascherato e striscioni ed insulti rivolti contro il Vaticano. “Per la laicità dello Stato aboliamo il Concordato”, o “Vaticano vaff…”, tra gli altri. “Nel 2021 è chiaro a tutti quanto la comunicazione conti. E che nessuno si permetta di fare lo splendido con la figura di Maometto perché lì si tratta di ‘rispetto’, o paura. Allora mi chiedo il senso di sputare in faccia ai cristiani. Accorcia le distanze?“, ha sbottato la senatrice di FdI Daniela Santanchè.

Ad unirsi agli indignati, anche  Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia: “Ieri il Gay Pride di Roma è stato aperto da uno striscione antivaticano con un tizio che irrideva la figura di Gesù, nudo con corona di spine, stimmate e drappo arcobaleno”, ha commentato. “Ho invidiato i musulmani che riescono a far rispettare Maometto, inculcando in quei 4 cialtroni la paura“. Parole pesantissime che hanno scatenato la polemica sui social.

L’ira di Salvini contro il pride di Milano

Nel mirino anche il pride di Milano, dove non sono mancati gli slogan contro la Chiesa. A postare le immagini del corteo, dove è apparsa un’altra altrettanto vergognosa versione del Cristo gay, è stato Matteo Salvini. “Ieri in piazza a Milano…” ha scritto il leader della Lega su Facebook. “Secondo me raffigurare Gesù Cristo con minigonna e tacchi a spillo non è una simpatica provocazione, è una schifezza, un’offesa e una sgradevole mancanza di rispetto”.

In effetti, a vederli sfilare, questi Lgbt – così volgari, offensivi, aggressivi, senza alcuna forma di rispetto, finanche violenti negli slogan e negli attacchi a simboli religiosi e valori tradizionali – proprio non viene in mente che sia necessaria una legge per difenderli.

Adolfo Spezzaferro

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