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Countdown per Artemis. Così un pezzo d’Italia arriva sulla Luna

Si avvicina la data per il lancio della prima missione Artemis, il programma spaziale guidato dalla Nasa che porterà il prossimo uomo e la prima donna sulla Luna, un volo senza equipaggio che aprirà la strada al ritorno dell’umanità sul nostro satellite. Come annunciato dall’ente spaziale americano, le date possibili per la partenza dal Kennedy Space Center in Florida dello Space launch system (Sls), il sistema di lancio, con a bordo il veicolo spaziale Orion sono tre: il 29 agosto, il 2 settembre e il 5 settembre. A bordo dell’ambizioso programma ci sarà anche l’Italia, sia attraverso la collaborazione con l’Agenzia spaziale europea (Esa) che tramite le intese bilaterali strette con la Nasa dal nostro Paese, tra i primi a firmare gli Artemis Accords, con il contributo dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Dal punto di vista industriale, un ruolo di primaria importanza è giocato da Leonardo e dalle sue joint venture speculari con Thales: Telespazio e Thales Alenia Space.

Il lancio

Nel dettaglio, il 29 agosto la finestra di lancio disponibile dal Kennedy Space Center in Florida si aprirebbe intorno alle 14:33 (ora italiana), per una durata totale di due ore. Se la missione partisse in questa prima data, terminerebbe 42 giorni dopo con relativo ritorno sul nostro Pianeta e ammaraggio il 10 ottobre. Mentre il 2 settembre la finestra di lancio di due ore inizierebbe alle 18:48 (ora italiana), per poi concludersi 39 giorni dopo, l’11 ottobre. Per ultimo, il 5 settembre la finestra di lancio di un’ora e mezza si aprirà alle 23:12 (ora italiana), così che la missione si concluda 42 giorni dopo, il 17 ottobre.

Il programma Artemis

In totale, il programma Artemis, che prende il nome dalla dea della mitologia greca gemella di Apollo che a sua volta aveva ispirato il nome delle missioni che hanno portato l’umanità sulla Luna, sono tre. Quella in partenza, Artemis 1, servirà a testare il sistema di lancio Sls ed effettuerà un volo di prova del veicolo Orion, senza equipaggio, intorno alla Luna per poi tornare sulla Terra e ammarare a largo della costa californiana. Già da Artemis 2 ci saranno astronauti a bordo, ma anche questa volta si limiteranno a volare attorno al satellite e a testare procedure e mezzi. Lo sbarco vero e proprio avverrà con Artemis 3, con l’allunaggio della prima donna e del prossimo uomo.

Il contributo di Leonardo

Leonardo contribuisce al programma sia sul veicolo spaziale Orion che trasporterà gli astronauti che sulla “casa orbitante” degli esploratori lunari Lunar Gateway, la stazione spaziale che orbiterà intorno al satellite fungendo da punto di contatto in orbita tra la superficie lunare e la Terra. Presso lo stabilimento di Nerviano, in Lombardia, realizza infatti i pannelli fotovoltaici di sette metri Pva, che compongono le quattro “ali” dell’European service module (Esm), il modulo dell’Esa che fornisce elettricità, propulsione, controllo termico, aria e acqua a Orion, in grado di erogare circa 11kW di energia elettrica. Sempre in Lombardia vengono prodotte le unità elettroniche (Pcdu) per il controllo e distribuzione dell’energia. Thales Alenia Space realizza la struttura del modulo Esm e dei sottosistemi critici, compreso il sistema per la protezione dai micrometeoriti e il controllo termico. La joint venture realizza poi a Torino diversi moduli pressurizzati di Lunar Gateway: il modulo abitativo I-Hab, il modulo per le comunicazioni e il rifornimento Esprit e la struttura primaria del modulo abitativo e logistico Halo. Per Giovanni Fuggetta, vice presidente senior Divisional space business di Leonardo, il primo lancio di Artemis “sarà un giorno che segnerà la storia dell’esplorazione spaziale. In quel momento vedremo riconosciuto lo sforzo dei circa cinquanta ingegneri e tecnici di Leonardo”.

Guardando oltre

L’obiettivo di Artemis, però, non è solo tornare sulla Luna, ma restarci. Infatti, stanno studiando una serie di tecnologie innovative, che vedono la collaborazione delle agenzie spaziali coinvolte, che consentiranno di impiantare una base lunare permanente, un avamposto terrestre sul satellite che fornirà infrastrutture e servizi agli abitanti lunari. Al di là della fantascienza, sarà un passaggio importante non solo per lo sfruttamento delle risorse lunari, ma anche per studiare le tecnologie necessarie a sostenere le missioni di lungo periodo, come quelle verso Marte. La Luna, infatti, non è il punto di arrivo, ma di partenza.

Il Made in Italy per la colonizzazione lunare

Anche questa seconda fase vedrà la partecipazione di Leonardo e dell’industria italiana. “Siamo orgogliosi di poter supportare la visione e l’opera d’ingegno dell’umanità per creare comunità stabili sulla Luna” ha detto ancora Fuggetta, “oggi con equipaggiamenti high tech, domani con robotica, orologi atomici e sensori, tecnologie che in Leonardo sviluppiamo per lo spazio da oltre sessant’anni”. Thales Alenia Space, per esempio, sta studiando insieme all’Asi soluzioni per gli avamposti terrestri sulla Luna, con i “lunar shelter”, casette lunari, formate da moduli pressurizzati multifunzione (Mmp), e i veicoli di trasferimento cilsunare Cltv ed European lunar lander (El3), entrambi progetti Esa. Per quanto riguarda la robotica, inoltre, Leonardo ha già sviluppato trivelle per missioni di esplorazione di una cometa, di Marte e della Luna stessa, e avendo progettato un complesso braccio robotico per il programma Mars sample return.

Luna chiama Terra

Per effettuare tutte queste attività, sarà inoltre indispensabile creare una rete di servizi di telecomunicazioni e navigazione che garantisca il costante contatto tra gli astronauti sulla Luna e i sistemi robotici, tra di loro o con i centri di controllo a Terra. Inoltre, sarà indispensabile fornire un preciso posizionamento sulla superficie lunare. In questo ambito Telespazio è alla guida di un consorzio internazionale, selezionato dall’Esa per lo studio di un’infrastruttura per le telecomunicazioni e navigazione lunare. Il progetto rientra nell’iniziativa Lunar communications and navigation services (LCNS) del programma Moonlight e, tra i requisiti c’è la possibilità di rendere il sistema interoperabile con LunaNet, l’infrastruttura sviluppata dalla Nasa per il programma Artemis.

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