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Così la Bidenomics fa breccia nell’Ue. L’analisi di Cdp

L’onda lunga di Joe Biden. La spinta all’economia dei piani pandemici messi in piedi dall’amministrazione democratica, ora all’esame del Congresso (i Repubblicani in cambio del loro voto vogliono lo stop alla stretta fiscale sulle grandi aziende) e che messi insieme valgono quasi 5 mila miliardi, non potrà non impattare anche sull’economia Ue. Ne sono più che convinti gli economisti di Cassa Depositi e Prestiti riuniti in Cdp Think Tank e coordinati da Andrea Montanino, autori del report La Bideneconomics e le ripercussioni sull’Europa. L’America, prima economia mondiale, è d’altronde il motore della crescita per le economie occidentali.

“La politica fiscale americana è orientata a una espansione senza precedenti con Build Back Better, l’agenda di rilancio composta da tre programmi”, è la premessa dello studio. L’American Rescue Plan, ad oggi l’unico programma approvato (sussidi per i poveri) avrà un “impatto sulla politica economica economica americana imponente ma temporaneo e la strada per l’approvazione degli altri due piani, più strutturali, non sarà facile data la forte opposizione repubblicana sui metodi di finanziamento (aumento delle imposte sulle persone fisiche e sulle imprese)”.

Non si può dire lo stesso per l’Europa, visto che “per quanto riguarda l’economia Ue, l’orientamento espansivo della politica fiscale Usa potrebbe avere effetti sia diretti, tramite un maggior volume di scambi commerciali e un aumento del tasso di inflazione, sia indiretti, orientando il dibattito sulla riforma del Patto di stabilità e crescita, le cui regole sono state sospese fino alla fine del 2022. La revisione della fiscal stance europea potrebbe prevedere, infatti, deroghe alle limitazioni all’indebitamento sia per investimenti pubblici che per incentivi agli investimenti privati”. Qui il messaggio che arriva da via Goito non è certo banale: l’esempio americano, ovvero l’immane sforzo pubblico per la crescita, senza troppi indugi in materia di conti pubblici, è un modello potenzialmente esportabile nell’Europa del post-rigore. Il Patto è sospeso per tutto il 2022, ma forse quanto fatto dalla Casa Bianca può definitivamente mandare in soffitta certe regole di bilancio non più al passo dei tempi.

Ma c’è di più. Se la Bidenomics contribuirà a mettere definitivamente le vecchie regole dell’Ue pre-pandemia, non si può non parlare dell’inflazione. Che negli Usa è già un problema, come dimostra la svolta (per ora solo annunciata) della Fed. “Il successo della campagna di vaccinazione e la spinta economica esercitata dal primo tassello del piano Biden hanno alimentato i timori di una ripresa dell’inflazione per gli Stati Uniti. Infatti, le dimensioni e la natura degli interventi inclusi nel programma dovrebbero conferire una spinta significativa alla domanda aggregata di breve periodo.

Tuttavia, “la natura temporanea dell’impulso fiscale dell’American Rescue Plan, con la crescita del Pil reale destinata a rallentare in modo significativo nel 2023-25, ridurrebbe nello stesso anno l’output gap positivo e le pressioni inflazionistiche. L’impulso fiscale americano si aggiunge, però, ad altri fattori che, a livello mondiale, spingono verso l’alto l’inflazione. Innanzitutto, il cosiddetto effetto-base per via del calo dei prezzi del 2020: la fiammata dell’inflazione che si registrerà in questi mesi riflette l’aumento dei prezzi dovuto non solo alla ripresa economica nel 2021 ma anche al loro crollo nello stesso periodo nel 2020″.

A soffiare sull’inflazione  anche “i colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento che contribuiscono a spingere in alto i prezzi alla produzione. L’offerta delle materie prime, come rame e acciaio, e dei componenti, come i microchip, non riesce a tenere il passo con la domanda elevata, ora che la ripresa economica si è ormai avviata in Cina e altri Paesi”.

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